Inps: 866.747 lavoratori domestici nel 2016 (-3,1%), 75% sono stranieri
Roma - Nell'anno 2016 i lavoratori domestici1 contribuenti all'Inps sono stati 866.747, con un decremento del -3,1% (-27.366 in valore assoluto) rispetto al dato del 2015; una piu' ampia diminuzione si e' registrata nel 2014 rispetto ai dati 2013 (-5,0%) e nel 2013 rispetto al 2012 (-5,3%) anno in cui si e' registrato, invece, un forte aumento del numero di lavoratori per effetto della sanatoria riguardante i lavoratori extracomunitari irregolari. Cosi' una nota dell'Inps.
Dalla serie storica degli ultimi sei anni dei lavoratori domestici per sesso, emerge che sia il numero di lavoratori maschi che di femmine hanno un andamento simile a quello del totale complessivo. La composizione per sesso evidenzia una netta prevalenza di femmine, che ha raggiunto nel 2016 il valore massimo degli ultimi sei anni, pari all'88,1%. Si osserva che il fenomeno della regolarizzazione interessa maggiormente i lavoratori di sesso maschile.
La distribuzione territoriale dei lavoratori domestici in base al luogo di lavoro nell'anno 2016 evidenzia che il Nord-ovest e' l'area geografica che, con il 29,9%, presenta il maggior numero di lavoratori, seguita dal Centro con il 28,6%, dal Nord-est con il 19,8%, dal Sud con il 12,6% e dalle Isole con l'9,1%.
La regione che registra in Italia, sia per i maschi che per le femmine, il maggior numero di lavoratori domestici e' la Lombardia, con 157.465 lavoratori pari al 18,2%, seguita dal Lazio (15,0%), dall'Emilia Romagna (8,9%) e dalla Toscana (8,6%). In queste quattro regioni si concentra piu' della meta' dei lavoratori domestici in Italia.
La composizione dei lavoratori in base alla nazionalita' evidenzia una forte prevalenza di lavoratori stranieri, che nel 2016 risultano essere il 75,0% del totale. Con riferimento alla distribuzione regionale per nazionalita', in Lombardia si concentra la maggior parte dei lavoratori domestici stranieri nell'anno 2016, con 131.198 lavoratori (20,2%), seguita dal Lazio (17,1%) e dall'Emilia Romagna (10,1%); per i lavoratori italiani, invece, al primo posto abbiamo la Sardegna con il 16,2% e a seguire Lombardia (12,1%) e Lazio (8,9%).
A fronte dell'andamento decrescente del numero di lavoratori domestici in Italia nel triennio 2014-16, per quanto riguarda i lavoratori italiani, si registra invece un andamento crescente, pari al 1,0% nell'anno 2016, rispetto all'anno precedente. A livello regionale, nel 2016 rispetto il 2015, si registra una diminuzione massima in Calabria (-8,1%) e un aumento massimo (+5,1%) in Friuli Venezia Giulia.
I lavoratori stranieri, invece, seguono un andamento decrescente nel suddetto triennio, con un decremento del -4,3%, maggiore di quello nazionale, del numero di lavoratori nell'anno 2016 rispetto al 2015, e fanno registrare un lieve incremento in Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (+0,4%) e un decremento massimo in Calabria (-10,1%).
Nel 2016 l'Europa dell'Est e' la zona geografica da cui proviene quasi la meta' dei lavoratori stranieri, con 391.800 lavoratori, pari al 45,2%.
Analizzando i dati dei lavoratori domestici per tipologia di rapporto e zona geografica di provenienza, e' evidente una prevalenza di "colf" che costituiscono circa il 56% del totale dei lavoratori. Tale distribuzione riguarda sia i lavoratori italiani e quasi tutti i lavoratori stranieri ad eccezione di quelli provenienti dall'Europa dell'Est e dall'Asia Medio Orientale, in cui prevale la tipologia di "badante".
Nel 2016 il numero di badanti, rispetto all'anno precedente, registra un lieve decremento (-0,1%), ma con un sostanziale incremento dei badanti di nazionalita' italiana (+4,4%). Il numero di colf, invece, evidenzia un decremento pari al -5,3%, influenzato maggiormente dalla diminuzione dei lavoratori provenienti dall'Europa dell'Est e dall'Asia Orientale; in questo caso i lavoratori italiani fanno registrare la minima diminuzione (-0,7%).
La classe di importo della retribuzione annua "1000,00-1999,99 euro" e' quella con la maggior frequenza nel 2016 tra i lavoratori domestici, con 85.961 unita', pari al 9,9%. La stessa situazione si verifica sia per le femmine (9,7%) che per i maschi (11,5%), anche se le femmine in media hanno una retribuzione piu' alta rispetto ai maschi, infatti il 31,0% dei maschi ha una retribuzione inferiore ai 3000 euro annui, contro il 25,6% delle femmine.
I lavoratori con tipologia rapporto di colf presentano una distribuzione per classi di importo della retribuzione annua non dissimile tra maschi e femmine, in cui la classe modale e' in entrambi i casi "1.000-1.999,99 euro". Per i lavoratori con tipologia rapporto di badante, invece, la classe con la maggior frequenza e' per le femmine "13.000,00 e oltre", mentre per i maschi e' la classe "1.000,00-1.999,99 euro", infatti quasi il 32,0% delle femmine ha una retribuzione uguale o superiore ai 10.000 euro annui, contro il 24,4% dei maschi. (DIRE)