21 novembre 2016 ore: 12:27
Disabilità

Insegnante con figlia disabile assunta lontano da casa: il giudice dice "no"

Il Tribunale del Lavoro di Civitavecchia ha disposto il trasferimento dell’insegnante, mamma di una bambina con disabilità, a cui era stato asseganta una cattedra a centinaia di chilometri da dove vive. Con provvedimento d’urgenza, il giudice riconosce il diritto ad assegnazione definitiva nella sede più vicina
Scuola: lavagna

ROMA – Un’insegnante che abbia un figlio con disabilità ha diritto alla sede di lavoro più vicina al domicilio: sembra scontato, ma evidentemente non lo è, se ha dovuto ribadirlo con un provvedimento d’urgenza il Tribunale del Lavoro di Civitavecchia. Il caso è quello di una docente, mamma di una ragazza disabile, immessa in ruolo a seguito del piano straordinario avviato dalla legge 107/2015, ma assunta a centinaia di chilometri di distanza da casa. Alla docente era poi stata negata la possibilità di trasferirsi nella provincia di residenza. Ora il giudice, rilevando la gravità e l’urgenza della situazione, che “pregiudicherebbe in modo irreparabile l’assistenza e la cura della bambina”, ha sancito il pieno diritto della docente  a ottenere l’assegnazione della sede di servizio definitiva “alla sede più vicina al domicilio della figlia minore da assistere tra quelle risultanti disponibili nella fase B della mobilità per l'anno scolastico 2016/2017”. 

Con preciso ordine, rivolto al ministero dell’Istruzione, il tribunale ha così disposto il trasferimento della docente. “All’amministrazione – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – è stato contestato il fatto che le clausole del Contratto collettivo nazionale sulla mobilità del personale docente educativo ed Ata in corso risultino in netto contrasto con il disposto normativo che tutela le persone disabili: tali clausole sono, dunque, da disapplicare. È con questo tipo di azioni legali che ci sentiamo orgogliosi dell'attività di tutela dei diritti dei lavoratori della scuola che il nostro sindacato svolge ogni giorno. Nella fattispecie – continua Pacifico - una mamma potrà assistere, come è doveroso che sia, la propria figlia e, contemporaneamente, svolgere l'attività di docente con serenità: non possiamo che esserne soddisfatti. È chiaro che i diritti dei lavoratori e delle persone con disabilità, che gli stessi assistono, non possono essere violati con una generica norma transitoria, soprattutto laddove siano tutelati da una normativa precisa in materia”. 

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