Insegnanti L-2: “Esercito di volontari in un sistema senza regole”
Immigrazione: straniero scrive in Italiano alla lavagna
boxROMA – Sono ex insegnanti in pensione, studenti laureati e laureandi, semplici cittadini impegnati nel sociale, ma anche ragazzi che hanno ottenuto la certificazione Ditals e vorrebbero farlo per professione. Quello degli insegnati di italiano per stranieri (corsi L-2) è un esercito di volontari che svolge, però, un ruolo fondamentale: permettere agli immigrati che arrivano nel nostro paese di ottenere un titolo di soggiorno (carta o permesso), per il rilascio del quale è obbligatorio appunto la conoscenza della lingua italiana. Nella sola Roma sono oltre 700 gli insegnanti L-2, che fanno parte della Rete Scuolemigranti, un network di associazioni di volontariato e del privato sociale. Nell’ultimo anno (dal 1 giugno 2012 al 31 maggio 2013) hanno offerto lezioni gratuite di italiano a 11.637 immigrati nella Capitale. Ma resta ancora una professione nell'ombra, di cui le istituzioni stentano a occuparsi. Uno spazio di attenzione al tema è stato offerto ieri alla Mostra del cinema di Venezia, con la proiezione del film di Daniele Gaglianone, “La mia classe”, il cui protagonista è un insegnante L-2 e che è stato accolto con favore dalla critica.
Fuori dalle luci dei riflettori, però, questa realtà invisibile chiede da anni un riconoscimento istituzionale e un sostegno almeno per poter avere sedi a disposizione dove strutturare i corsi. Ma le uniche risorse per ora arrivano dai fondi messi a disposizione dalla Comunità europea. “Tutto il settore dell’integrazione linguistica non è controllato, monitorato, governato –spiega Augusto Venanzetti, coordinatore della Rete Scuolemigranti -. È addirittura difficile individuare quale è il soggetto preposto al monitoraggio. Non è il ministero dell’Istruzione, non è il ministero dell’Interno, non è l’ufficio scolastico regionale. Leggendo i decreti, che stabiliscono l’obbligatorietà della conoscenza della lingua per il titolo di soggiorno, sembrerebbe che il compito di programmazione sia appannaggio dei Consigli territoriali dell’immigrazione, che però dal canto loro non hanno risorse, né strumenti e soprattutto spesso hanno altre priorità”. Nei fatti quindi nel settore vige una situazione quasi paradossale di autoregolamentazione. “Sono stati emanati due decreti, nel 2010 e nel 2011 –continua Venanzetti – in cui è stato previsto l’ obbligo della conoscenza dell’italiano per i titoli di soggiorno, sia la carta di lungo periodo che il permesso. Ma per l’intergrazione linguistica non è stato previsto nulla, neanche per i Ctp che hanno tra i loro compiti lo svolgimento di corsi gratuiti di italiano per stranieri. Così fanno lo stesso che facevano prima, non hanno risorse aggiuntive, anzi vivono in più la situazione di declino della scuola”.
Nel Lazio il volontariato copre circa il 70 per cento di questo tipo di offerta formativa: a Roma sono circa 20mila le persone ogni anno che si iscrivono ai corsi L-2, 12mila si rivolgono alle associazioni mentre ottomila circa sono quelli seguiti nei Ctp. “Il ruolo dei volontari non è marginale ma strutturale –continua il coordinatore della Rete Scuolemigranti - Se questi smettessero di insegnare sarebbe un disastro. Le persone che si offrono sono tante, rappresentano le diverse espressioni della società civile, come gli gli ex insegnanti di scuola, ma ci sono anche gli abilitati Ditals, cioè persone che hanno fatto un percorso formativo per l’insegnamento agli stranieri. C’è poi una terza fascia di volontari che non hanno titolo per insegnare ma lo acquisiscono sul campo, attraverso i corsi fatti ciclicamente nelle associazioni”.
La situazione nostrana degli insegnanti L-2 è molto diversa da quella di altri paesi . “Nel momento in cui si stabilisce un obbligo bisogna mettere in campo anche degli strumenti di supporto –aggiunge Venanzetti -. Prima gli stranieri si iscrivevano ai corsi per poter parlare meglio la lingua, avere una maggiore socialità. Oggi questo tipo di conoscenza è obbligatorio ma i due decreti che lo hanno stabilito sono stati fatti a costo zero. In altri paesi europei come Germania, Inghilterra e Francia, invece, ci sono risorse a disposizione per fare corsi gratuiti agli stranieri. Mentre noi siamo in una situazione senza governance”. Nel Lazio la Retescuolemigranti, raccoglie una rete di 111associazioni, checomprende oltre settecento insegnanti. “La carenza di risorse è fondamentale –aggiunge – I nostri insegnanti sono tutti volontari, l’unica sovvenzione in questo settore è quella dei bandi europei per l’integrazione. Lo stato italiano non ci mette quasi più nulla”. (ec)