15 luglio 2013 ore: 10:17
Immigrazione

Insulti a Kyenge, in 27 mila chiedono le dimissioni di Calderoli

Non solo i vertici istituzionali, ma anche associazioni e sindacati prendono posizione sulle frasi pronunciate dal leghista. E sul web grande adesione per la petizione che chiede la dimissioni di Calderoli, mentre su Facebook c'è chi ne chiede addirittura l'arresto
Augusto Casasoli/Contrasto Ministro Kyenge sul tavolo di lavoro

ROMA – La vicenda degli insulti alla ministra dell’Integrazione Cecile Kyenge continua a far discutere e ad agitare le acque non solo del mondo politico, ma anche della società civile.
Dopo le prese di posizione a caldo, sono numerosi gli interventi succedutisi nel corso delle ore a sostegno della Kyenge e contro le frasi pronunciate dal vicepresidente del Senato leghista Roberto Calderoli nel corso di un comizio a Bergamo. Nello specifico, Calderoli aveva affermato: "Quando la vedo non posso non pensare a un orango". 
Sull’esponente leghista si è abbattuta l’ira del capo dello stato, Giorgio Napolitano, che si è detto “colpito e indignato” per un episodio che dimostra “tendenze all’imbarbarimento della vita civile”.

Reazioni si sono avute anche dai presidenti di Camera e Senaro, Laura Boldrini e Pietro Grasso. Per la Boldrini, quelle dell’esponente leghista sono “parole indegne”, mentre per il presidente del Senato “non ci sono giustificazioni possibili alle offese che Calderoli ha rivolto alla Kyenge”.
Giustificazioni che lo stesso Calderoli ha dettato ai giornali nazionali, ma che in alcuni casi suonano anche peggio dell’affermazione iniziale. Titola infatti il Corriere della Sera, citando Calderoli: “Amo gli animali. E poi il mio era un giudizio estetico e non politico”!.

Petizioni e appelli on-line. Una petizione online è stata avviata dal sito www.change.org per chiedere le dimissioni di Calderoli. La petizione ha raccolte in poche ore quasi 27 mila adesioni. “Le battute di Calderoli contro la ministra Kyenge sono la spia di una sub cultura razzista per troppo tempo accettata o derubricata a ‘eccessi verbali’ – si afferma -. Nelle sue parole, come sempre, traspare l’odio per la ministra Kyenge, che ha il doppio torto di essere donna e di non avere la pelle bianca. Questa spirale va ora stroncata. Ci auguriamo che già alla prossima seduta del Senato sia posta la richiesta di far dimettere questo signore, quantomeno dalla carica di vicepresidente del Senato e che siano disertate le sedute da lui eventualmente presiedute”.

Sempre sul web, il sito www.stranieriinitalia.it ha lanciato una campagna su Facebook con cui si chiede addirittura di arrestare Calderoli. “Chiediamo a un magistrato di aprire un serio fascicolo contro per il pesante insulto razzista lanciato dal leghista Roberto Calderoli nei confronti del ministro dell'integrazione Cecile Kyenge”, si legge..

Le altre reazioni. Tante, tantissime le prese di posizione anche da parte di associazioni del terzo settore, sindacati e associazioni di stranieri in Italia.
La Cgil Lombardia, per voce del segretario generale Nino Baseotto, afferma: “"Gli insulti al Ministro Cecile Kyenge da parte del senatore Calderoli sono un atto inqualificabile di razzismo ed inciviltà politica e personale, che rende incompatibile la permanenza di un simile signore nella posizione di vice Presidente del Senato della Repubblica”. E nell’esprimere solidarietà alla ministra Kyenge, esortandola a “proseguire serenamente nel proprio lavoro”, la Cgil precisa: “In questa vicenda vergognosa, ritengo però ci sia qualcuno che non può più far finta di nulla, né può voltare la testa altrove.Mi riferisco al Presidente di Regione Lombardia, on. Roberto Maroni. Dica il Segretario della LegaNord se e cosa pensa e intende fare nei confronti di un proprio dirigente; ma dica soprattutto il Presidente della Regione da che parte sta: con la barbarie degli insulti razzisti del sen. Calderoli o con la civiltà democratica e con la tradizione di tolleranza ed inclusione della grande maggioranza dei cittadini lombardi? Non è più tempo di fare il pesce in barile: noi lombardi abbiamo il diritto di sapere se siamo governati da un presidente fazioso e settario oppure da un uomo delle Istituzioni che sa interpretare e rappresentare i sentimenti dell'insieme dei cittadini della Regione che presiede".

Anche l’Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) ha condannato le nuove offese alla Kyenge, considerate “gravi e disumane”. E il presidente dell’Amsi, Foad Aodi, afferma: “Chiediamo risposte concrete con un ddl e non solo proclami ed annunci sui giornali riguardo la cittadinanza ai figli degli immigrati e lo ius soli temperato. Così si risponde con grande fermezza e condanna ai nuovi attacchi e alle offese al Ministro Kyenge”.
”Non possiamo continuare ad assistere ad offese razziste da una parte e ad annunci sui giornali riguardo lo ius soli dall'altra parte – continua - senza una iniziativa concreta da parte del Parlamento”.

Chiusura d’obbligo con la stessa ministra Kyenge, che sembra non subire il colpo, richiama Calderoli alle proprie responsabilità e ricorda le quotidiane minacce o insulti a cui è sottoposta. Legando questi fatti alla paura della diversità. “Qualcuno fatica ad accettare che il Paese è cambiato – afferma -. E penso che, proprio per questo, avrebbe bisogno di altri messaggi, di un altro tipo di comunicazione”.

© Copyright Redattore Sociale