14 agosto 2020 ore: 14:08
Salute

Iraq, Msf: a Mosul casi di covid aumentati di 30 volte

In tutto il Paese i casi sono passati dai 10.000 di inizio giugno ai più di 160.000 di oggi. L'ong: "La pandemia acuisce i disastri di guerra, sosteniamo le autorità"
© Medici senza frontiere Medici senza frontiere, ospedale di Mosul, Iraq

ROMA - A Mosul, il numero dei pazienti affetti da Covid-19 a inizio agosto è risultato 30 volte più alto rispetto ai mesi precedenti, mentre i casi in tutto l'Iraq sono passati dai 10.000 di inizio giugno ai più di 160.000 di oggi. Lo riporta in una nota Medici senza frontiere, ong impegnata in Iraq dal 1991 e che attualmente conta più di 1.500 operatori in diversi progetti nel paese.

Secondo i responsabili di Msf, a determinare la crisi sanitaria sono "da un lato, le conseguenze del conflitto finito tre anni fa, che ha distrutto molte strutture sanitarie, dall'altro l'arrivo del Covid-19 in un governatorato di 3,5 milioni di abitanti dove si conta un solo letto d'ospedale ogni 3.000 persone". Secondo l'ong le misure adottate dal governo iracheno all'inizio della pandemia "sono riuscite a rallentarne la diffusione, ma negli ultimi due mesi i casi sono aumentati vertiginosamente".

Per questo Medici Senza Frontiere "ha deciso di supportare le autorità locali trasformando temporaneamente il proprio centro post-operatorio da 62 posti letto a Mosul Est in una struttura di trattamento per il Covid-19. Nel frattempo dall'altro lato del fiume, in una Mosul Ovest fortemente danneggiata dal conflitto, Msf gestisce un ospedale che fornisce servizi essenziali, come assistenza medica d'emergenza, cure ostetriche e pediatriche e salute mentale, per garantire cure di base alla popolazione anche in epoca di pandemia".

Ali Alzubaidi, responsabile del team infermieristico di Msf ha aggiunto: "Con l'emergenza, abbiamo dovuto riadattare i nostri protocolli di cura e la nostra struttura per l'isolamento e il trattamento dei pazienti Covid-19, arrivando a trattare più di 750 casi".

Humam Nouri, dall'ospedale Msf di Mosul Ovest, ha evidenziato che "la pandemia non cancella tutti gli altri bisogni medici della popolazione. Il nostro è uno dei pochi ospedali funzionanti in questa martoriata parte della città. Arrivano ancora un centinaio di persone al giorno con diversi tipi di ferite o patologie, e nel reparto maternità ci sono ancora tante partorienti".

Secondo Msg, in tutta la città la pandemia ha posto anche ulteriori sfide perché per i pazienti è più difficile raggiungere un ospedale a causa delle restrizioni di movimento per contenere il virus, e spesso arrivano solo i casi urgenti, mentre chi vive fuori città "deve negoziare con diversi posti di blocco la possibilità di raggiungere le cure". Come sostiene il dottor Nouri, "queste morti siano un effetto collaterale della pandemia che le persone tendono a sottovalutare".

Infine, l'ong avverte: "lo stigma associato al Covid-19 è un altro problema importante perché crea riluttanza nel cercare assistenza tra i pazienti che manifestano i primi sintomi", come ha spiegato Itta Helland-Hansen, coordinatrice del centro di trattamento Covid-19 di MSF a Mosul Est. Per questo Msf ha attivato team di promozione della salute per contrastare la disinformazione e lo stigma sociale legato al Covid-19. (DIRE)

© Copyright Redattore Sociale