2 settembre 2014 ore: 11:36
Famiglia

Iscritti in crescita nei 7 mila oratori italiani. Anche a causa della crisi

Torna dal 4 al 7 settembre ad Assisi l’Happening nazionale. Attesi circa 1.500 tra animatori e responsabili delle strutture che coinvolgono quasi 2 milioni di ragazzi. Don Mori (Forum oratori italiani): “Presto primo censimento”
Incontro nazionale degli oratori

ROMA – Amano chiamarli “laboratori” di concretezza e comunità. In Italia gli oratori vedono aumentare le presenze, insieme alle attività, e sono sempre più attenti alle nuove sfide educative. A due anni dalla prima edizione, torna l’Happening nazionale degli oratori H2O: animatori e responsabili si incontreranno dal 4 al 7 settembre ad Assisi per confrontare esperienze e immaginare nuovi percorsi per il futuro. Dopo l’edizione di Brescia e Bergamo nel 2012, sarà la città di San Francesco ad accogliere i responsabili dei circa 7 mila oratori italiani che ogni anno accolgono quasi 2 milioni di ragazzi con circa 300 mila animatori: attesi circa 1.500 giovani provenienti da tutte le realtà che si occupano di oratorio dal Nord al Sud Italia.

Incontro nazionale degli oratori

Il senso della comunità. Al centro di questa seconda edizione la dimensione “laboratoriale” degli oratori. “Il titolo di quest’anno è ‘Laboratori di comunità’ – racconta don Marco Mori, presidente del Forum oratori italiani –, perché crediamo che l’oratorio sia un laboratorio concreto in cui il legame con la comunità si deve vedere. Per noi comunità vuol dire due cose: la comunità ecclesiale, ma anche la comunità sociale. Prenderemo come riferimento la figura di Francesco e Chiara e il messaggio del crocifisso “va e ripara la mia casa”, quindi il tema del costruire la comunità. Dall’altra parte, guarderemo all’oratorio che all’interno di un territorio costruisce la dimensione sociale”.

Un’esperienza che cambia. Per Mori, l’oratorio non è un’esperienza immutabile nel tempo. “In Italia basta dire oratorio per capire che è un luogo accogliente – spiega Mori – aperto a tutti, dove i ragazzi sono protagonisti di quello che fanno. Ma la cosa interessante è che in Italia ci sono sempre più modelli di oratorio. L’Happening è nato proprio da questa esigenza: quella di avere un punto di incontro tra le diverse esperienze. Spesso si pensa che l’oratorio sia una cosa della Lombardia e del Nord Italia, ma la fantasia più grande in questi anni l’abbiamo avuta al Centro e al Sud”. In Umbria, ad esempio, una delle esperienze più interessanti, dove i futuri responsabili degli oratori si formano nelle aule universitarie. “Nell’Università di Perugia c’è un corso di perfezionamento sulla gestione educativa dell’oratorio – spiega Mori -. Nella regione c’è stata l’esigenze di far rinascere gli oratori. Di qui la volontà di puntare sulla formazione”.

Presenze in crescita, anche per la crisi. Difficile fare stime precise sulle presenze dei ragazzi, ma i dati che provengono da alcune esperienze mostrano un incremento. “Quest’anno a Brescia abbiamo avuto aumenti tra il 5 e 10 per cento di ragazzi che hanno partecipato alle attività estive dell’oratorio – spiega Mori – Un aumento dovuto a tanti motivi: non ultimo anche quello economico”. Per Mori, infatti, per le famiglie l’oratorio pesa meno sui bilanci familiari di altre esperienze, ma la crescita di presenze non è dovuto solo a questo. “Una famiglia non si può più permettere il campo della società sportiva – spiega Mori – L’oratorio diventa più comodo, ma non è solo questo che spiega l’incremento. Alla base c’è la fiducia nei confronti dell’oratorio”.

In autunno una ricerca Ipsos. La mancanzadi dati esatti sugli oratori presto potrebbe appartenere al passato. Per la prima volta, infatti, presto gli oratori finiranno sotto le lenti d’ingrandimento dei ricercatori. “Con Ipsos stiamo facendo il censimento degli oratori in Lombardia – spiega Mori -. La ricerca verrà pubblicata in autunno”. La decisione di focalizzare l’attenzione sulla sola Lombardia, però, è dovuta al fatto che quella che verrà presentata in autunno è una sorta di sperimentazione che, in futuro, potrebbe riguardare tutto il panorama nazionale. Intanto, dai primi dati a disposizione emerge una realtà molto radicata sul territorio. “Il 10 per cento degli abitanti della Lombardia hanno un incarico all’interno dell’oratorio – spiega Mori -, cioè hanno a che fare direttamente con la dimensione dell’oratorio. In Lombardia sono circa 2500, su circa 7mila”.

Se la scuola è troppo teorica... Alla domanda se i ragazzi siano ancora incuriositi dell’esperienza oratorio nell’era di internet, don Marco non ha dubbi. “Il fatto di far pasticciare un ragazzo dentro le cose ha ancora più fascino e più senso oggi di tanti anni fa – racconta Mori -, quando andare all’oratorio era quasi un’esperienza obbligata. Oggi la scuola è sempre un po’ troppo teorica, l’oratorio è una dimensione più concreta. Capita a volte che i ragazzi impegnati come animatori scoprano capacità che non immaginavano, come quella di aver pazienza coi bambini o quella di dover organizzare un gioco. È questo il fascino che l’oratorio riesce ad avere anche oggi”. Ci sono poi temi nuovi con cui i ragazzi fanno esperienza. “Quello dell’integrazione è un tema che oggi gli oratori attraversano in tutti i sensi. Lo attraversano in termini innovativi e intelligenti. Non è un’integrazione per forza, ma un’integrazione che diventa un’opportunità”.

Oratori guidati anche da laici. Le presenze in crescita e le nuove esperienze di oratorio, però, non sono una garanzia assoluta per il futuro, racconta Mori. “Non è sempre detto che le storie educative continuino per forza – spiega -. Bisogna alimentarle e custodirle. Il futuro è di chi farà le cose bene”. Poi, non mancano le scelte da prendere e le innovazioni da introdurre anche in realtà consolidate. “Avremo alcune scelte da dover affrontare nei nostri oratori. Scelte che determineranno alcuni cambiamenti – racconta Mori -. Abbiamo sempre avuto i sacerdoti come responsabili. È forse l’ora di decidere che ci siano anche i laici a fare questa cosa, ipotizzando, all’interno delle comunità, una figura di direzione dell’oratorio preparata, attenta e legata alla comunità che porti avanti questa storia che è ancora da scrivere”. (ga)

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