3 marzo 2016 ore: 15:07
Disabilità

Isee, rischio caos. Anffas: “E ora cosa succede?”

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il presidente Roberto Speziale chiede a Poletti di convocare urgentemente il “tavolo di monitoraggio” per modificare le parti illegittime. “Oggi cosa otterrebbe un cittadino che richiedesse l'Isee? Devono essere risarcite le persone danneggiate?"
Foglio Isee. Calcoli

ROMA – La sentenza sull'Isee c’è ed è definitiva: il nuovo Isee, così com’è, non va bene e va rivisto. Nel frattempo, però, cosa accede concretamente? Secondo Anffas, c’è il serio rischio che, all’indomani del pronunciamento del Consiglio di stato e in attesa che il governo corra ai ripari, regni il caos. Per questo, il presidente nazionale Roberto Speziale chiede al ministro Poletti di convocare urgentemente il “tavolo di monitoraggio”, allo scopo di mettere in atto la modifica dell’attuale Isee per le parti dichiarate illegittime.

Il rischio è infatti che, più passa il tempo, più confusione e disagi aumentino. “Oggi un cittadino che si rivolgesse ad un Caf o all’Inps per richiedere un Isee che cosa otterrebbe? – domanda Speziale - Tale documento sarebbe legittimo? E gli Isee rilasciati dopo le sentenze del Tar Lazio e quindi risalenti allo scorso anno, anch’essi illegittimi, non dovrebbero essere revocati d’ufficio e risarcite le persone che a causa di un Isee illegittimo non avessero avuto accesso a determinate prestazioni o avessero dovuto contribuire con una compartecipazione più alta di quella dovuta?”. Le domande non finiscono qui: “Quante Regioni hanno emanato le linee guida e quanti enti locali hanno aggiornato conseguentemente i loro regolamenti stabilendo soglie di accesso eque senza scaricare, a loro volta, sui cittadini ‘compartecipazioni’ estremamente onerose e ‘vessatorie’? Dove sono finite le risorse risparmiate che dovevano essere riallocate nel sociale?”.

E’ evidente che non è stato ancora centrato l’obiettivo di disporre di un “sistema equo, trasparente e semplice per stabilire la situazione economica e patrimoniale di singoli cittadini o nuclei familiari che richiedono accesso a prestazioni sociali” e che questa rappresenti ora “un’esigenza imprescindibile, per evitare, appunto, che l’accesso alle prestazioni presenti lati oscuri che minino l’esigibilità concreta dei diritti dei cittadini”.

Al di là delle criticità nell’immediato dopo-sentenza, però, Speziale sospetta che questa sentenza del Consiglio di Stato, presentata e acclamata come un grande successo delle famiglie con disabilità, possa rivelarsi invece “una vittoria di Pirro”. Se, infatti, è vero, come è vero, che le provvidenze economiche non andavano computate nell’Isee, è però anche vero che l’Isee, grazie al sistema delle franchigie, nella stragrande maggioranza dei casi relativi alle persone con disabilità ed alle loro famiglie, vedeva compensato il computo delle provvidenze portando anche un risultato migliorativo rispetto al precedente sistema di calcolo. “Non vorremmo” avverte Speziale “che ora qualcuno, dovendo rimettere mano all’Isee, prendesse la ‘palla al balzo’ per: peggiorare, anziché agevolare l’accesso alle prestazioni; scaricare ulteriormente il carico dell’assistenza sulle famiglie; innalzare ulteriormente la compartecipazione ai servizi. Piuttosto il nostro paese si dovrebbe interrogare per quale motivo sempre più le persone con disabilità, anche singolarmente, le famiglie e le loro associazioni sono costrette a rivolgersi alla magistratura per vedersi riconosciuti i loro sacrosanti diritti, la maggior parte addirittura di rango costituzionale”. 

Conclude Speziale: “Dopo le pronunce del Consiglio di Stato occorre quindi che il Governo subito ripensi il sistema e che le Regioni e gli enti locali facciano bene la loro parte. Nessuno deve più vessare le persone con disabilità e le loro famiglie e deve essere sempre garantito che ove la compartecipazione al costo sia imposta per legge, la stessa sia sempre equa, simbolica e sostenibile”.

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