16 novembre 2015 ore: 16:29
Immigrazione

Isis, i curdi in Italia: "Basta predicatori nelle moschee, basta parole violente"

David Issamadden, presidente della Comunità curda in Italia, scuote il mondo occidentale e quello orientale: “Basta ambiguità: i Paesi arabi devono prendere una posizione molto più netta, e l’Occidente deve aiutare i curdi non solo con gli aerei ma anche via terra”
Musulmani in preghiera, islam, moschea - SITO NUOVO

BOLOGNA - “Plaudiamo alla decisione della Francia di intervenire con le bombe in Siria, ma non è sufficiente. È necessario anche un intervento militare con i soldati via terra”: è questa l’analisi di David Issamadden, dentista bolognese di origine curde, presidente della Comunità curda in Italia e vicepresidente dell’associazione Bologna-Kurdistan. “Non solo: Stati Uniti e Russia devono cominciare ad agire concretamente, e smetterla con il loro gioco ambiguo. Ci sono troppi interessi di mezzo, soprattutto economici, ma è venuto il momento di decidere da che parte stare. Stesso discorso vale per la Turchia, che da un lato si offre di aiutare a combattere il terrorismo, dall’altro permette agli armamenti del califfato di passare sul suo territorio in cambio di petrolio. Ultimamente ha favorito il transito di oltre 200 blindati ultra moderni, quelli che poi vengono fatti sfilare nelle città conquistate”.

- Obama e Putin si sono incontrati in queste ore al G20 ad Antalya, convenendo sulla necessità di risolvere la crisi in Siria: “Spero non sia il solito teatrino, dove tutti vanno solo per farsi belli. Spero abbiamo capito la pericolosità dell’Is: è gente disposta a tutto, convinta di fare il suo dovere uccidendo”. E torna a chiedere un impegno militare: armamenti adeguati per il popolo curdo, soprattutto, “unico che al momento lotta e muore non solo per difendere la sua libertà, ma la libertà e la democrazia di tutto l’Occidente. Chiedo che ci vengano fornite armi senza se e senza ma: nella lotta al Califfato non possono esistere destre e sinistre”.

Issamadden, che tra Kurdistan iracheno e Iraq ha ancora tutta la sua famiglia, non risparmia nemmeno le accuse ad alcuni Paesi arabi: in primis a Qatar (che ha numerosi interessi anche in Italia, dalla moda – Valentino, Missoni – a buona parte dei nuovissimi grattacieli milanesi in Porta Nuova, passando per la Costa Smeralda) e Arabia Saudita, “che hanno permesso allo Stato islamico di nascere e continuano a mantenerlo”. Ed è anche a loro che si rivolge quando chiede una presa di posizione molto più netta anche alla comunità islamica occidentale: “Da Bin Laden in avanti, si è sempre barcamenata. Ha scelto l’ambiguità, esattamente come hanno fatto gli altri”. Due le azioni che suggerisce di intraprendere: “Innanzitutto va impedito che nelle moschee parlino certi predicatori che inneggiano alla violenza e sostengono che l’Islam debba cancellare le altre religioni. In secondo luogo, è necessario, invece, impegnarsi perché nelle moschee siano diffusi valori pacifici. Questo la comunità islamica – quella araba in particolare – non lo fa: deve condannare i terroristi in maniera decisa”.

L’Isis, in uno dei messaggi di rivendicazione degli attentati parigini, ha scritto: “Bevete la stessa coppa delle vittime delle bombe francesi in Siria”. L’attacco francese in Siria rischia di chiamare altra violenza anche in Europa? “Non è una domanda da farsi. Non si può cedere al terrorismo per paura di nuovi attentati: se facessimo così faremmo il loro gioco. L’Occidente, con i suoi principi, non può restare fermo di fronte a queste atrocità. L’ho già detto e lo ripeto: queste persone non hanno rispetto per la vita umana, e arruolano persone abboccando a una presunta promessa di riscatto”.

Sociologi, infatti, hanno letto la fascinazione di molti uomini per l’Isis – come nel caso dei foreign fighters – come l’assuefazione alla promessa di potersi rifare su quegli Stati che li hanno relegati ai confini della comunità: è così per i francesi che vivono nelle banlieu, per gli americani neri che vivono nel Bronx. Francesi e americani senza davvero essere riconosciuti come tali. “Attenzione, ancora una volta, a non fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono moltissimi musulmani perfettamente inseriti nella comunità europea: non cancelliamo il percorso d’integrazione fatto sin qui”. (Ambra Notari)

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