Isis, Pallavicini (comunità islamica): sono criminali, musulmani prime vittime
ROMA – Le principali vittime della propaganda dell’Isis, l’autoproclamatosi Stato islamico, sono gli stessi musulmani, ma ad oggi fortunatamente non ci sono segnali dell’acuirsi delle discriminazioni, tuttavia l’allerta resta alto. È quanto racconta Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice presidente della Comunità religiosa islamica italiana (Coreis) commentando il bombardamento mediatico messo in piedi dai gruppi terroristici che operano tra Iraq e Siria sotto un vessillo nero simbolo di uno stato che non c’è, ma che nel suo nome continua a fare vittime. Se al confine con la Turchia aumenta il numero di profughi in fuga dalle violenze perpetuate dai miliziani, in Italia c’è il timore che possa tornare l’ondata discriminatoria verso la comunità musulmana che ha caratterizzato il dopo 11 settembre.
“Sono mesi ormai che la comunità musulmana vive molto male la situazione. È risaputo che le principali vittime sono i musulmani stessi – spiega Pallavicini -. In alcune regioni dell’Asia sono gli stessi musulmani ad essere colpiti e discriminati, ma per chi vive a Roma, o in Italia e in Europa, il rischio è che si crei un’immagine del musulmano come una persona che urla, che taglia le gole, che è contro gli occidentali. È questa l’immagine che si diffonde da mesi con una insistenza incredibile”. Nonostante alcune associazioni abbiano già preso posizione pubblicamente, organizzando anche una manifestazione a Milano, per la gente comune non è facile esprimere il proprio punto di vista. “È una situazione difficile per la comunità. È come se le persone fossero indotte a giustificare che sono diversi e non sono dei criminali”.
Al momento, però, rassicura Pallavicini, non ci sono segnali netti di un incremento di discriminazione ai danni della comunità musulmana. Solo qualche “sfogo” scatenato proprio dall’insistenza della campagna web dell’Isis. “Non ci sono stati segnali dell’acuirsi delle discriminazioni – spiega Pallavicini -. Non abbiamo notato effettivi cambiamenti delle relazioni. C’è qualche scatto di insofferenza e intolleranza da entrambe le parti, dei musulmani con la difficoltà di non sapersi esprimere e qualche scatto di isterismo da parte degli italiani stufi di vedere in televisione in queste cose. Ma sono solo degli sfoghi. Tuttavia li monitoriamo perché se dovessero uscire dalle mura domestiche e cominciare ad organizzarsi o a essere manipolati da qualche ideologo politico allora subentrerebbe una situazione di discriminazione vera”.
Ad oggi sembra lontana l’ipotesi di un ‘effetto 11 settembre’. Anche perché, spiega Pallavicini, una nuova ondata discriminatoria sarebbe una sconfitta. “Vorrebbe dire che non abbiamo saputo seminare una formazione culturale e psicologica in grado di distinguere tra criminali e fedeli”. Tuttavia, il nuovo volto del terrorismo preoccupa le comunità islamiche. “L’abuso dell’Islam, così come valeva per Al Qaeda, vale anche per quest’altra milizia. Di diverso c’è che in questo caso si sono accreditati come Stato – spiega Pallavicini -. Il rischio è che potrebbe crearsi un ‘noi e voi’, ‘noi stato democratico, voi stati islamici’. Se si dovesse creare questa premessa allora tutto diventerebbe molto più difficile. Nessuno legittima lo Stato islamico. A governare non è una rivoluzione buona o cattiva che sia, ma sono dei criminali che si autofinanziano con l’uso clandestino anche delle risorse petrolifere”. (ga)