13 luglio 2020 ore: 12:35
Immigrazione

Ismu: emigrano anche i nuovi italiani, in 35 mila cercano lavoro in altri paesi

Nonostante le restrizioni contenute nel dl Salvini nel 2019 aumentano le acquisizioni di cittadinanza (+13 per cento). Ma dopo aver ottenuto il passaporto molti vanno via per la crisi economica
Italiani Senza Cittadinanza Movimento Italiani senza cittadinanza

Il Movimento Italiani Senza Cittadinanza in piazza a Roma

ROMA - L’Italia si conferma sempre di più paese di emigrazione, anche per gli stranieri che riescono ad ottenere la cittadinanza italiana. A fotografare il fenomeno è la fondazione Ismu. Secondo l’Istituto, infatti, nonostante il Decreto Sicurezza abbia raddoppiato il termine di definizione dei procedimenti da 24 a 48 mesi, nel 2019 le acquisizioni di cittadinanza invertono il più recente trend negativo e crescono del 13 per cento rispetto al 2018 con un numero pari a 127mila procedimenti. Nonostante l’acquisizione di cittadinanza venga considerata come la massima espressione di integrazione e stabilità nel nostro paese il rapporto conferma come, al contrario, in un numero crescente di casi la mobilità garantita dal passaporto italiano porti i nuovi concittadini a emigrare nuovamente in paesi terzi o nel luogo di origine. Si tratta di una tendenza presente anche in altri paesi europei come risposta alle difficoltà economiche e che negli ultimi anni è in crescita: nel 2018, le emigrazioni dei naturalizzati dall'Italia ammontavano a circa 35mila unità (30% degli espatri, +6% rispetto al 2017).

Secondo Ismu l’acquisizione cittadinanza è tra gli elementi incentivanti l’emigrazione internazionale dei nuovi cittadini. Si tratta di un aspetto fin qui poco discusso che meriterebbe maggiore attenzione nell’ambito della ricorrente discussione sulla revisione della legge sulla cittadinanza. Nonostante il saldo migratorio con l’estero degli stranieri rimanga ampiamente positivo (+205 mila), l’emigrazione degli stranieri continua a essere in crescita: la componente straniera tra gli emigrati è infatti aumentata del 39,2% rispetto all’anno precedente e pari a 56 mila cancellazioni. Anche l’acquisizione di maggiori possibilità di mobilità associate allo stato di lungo residente (ormai prevalente nella popolazione regolare) si configura come incentivo all'emigrazione. Sarà interessante valutare l’effetto delle restrizioni alla mobilità dovute alla pandemia su questi più recenti trend di re-emigrazione.

In generale, il nuovo bilancio demografico presentato oggi dall’Istituito Nazionale di Statistica (Istat) delinea un quadro di sostanziale stabilità nel numero di stranieri residenti, che al 31 dicembre 2019 ammontano a 5.306.548 pari all’8,8% del totale della popolazione residente, con un aumento, rispetto all’inizio dell’anno, di sole 47mila unità (+0,9%). Il dato anagrafico non copre l’intera popolazione straniera: l’iscrizione anagrafica è facoltativa per gli stranieri regolari e non include per definizione la componente irregolare. Inoltre, le disposizioni contenute nel Decreto Sicurezza impediscono attualmente l’iscrizione anagrafica dei richiedenti protezione internazionale e sono state per questo oggetto di una recentissima pronuncia della Consulta. Secondo le stime di Fondazione Ismu la copertura anagrafica al primo gennaio 2019 raggiungeva l’84,5% della popolazione straniera. L’anagrafe permette di analizzare su solide basi le tendenze relative alla porzione più integrata e stabile della popolazione di origine straniera. 


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