4 luglio 2022 ore: 12:27
Ambiente

Istat: nel 2020 crollata la domanda di trasporto pubblico locale. Si diversifica la mobilità urbana

Molte difficoltà ma anche segnali di resilienza dalle città italiane nell’anno della pandemia. Lo dice l’Istat, che pubblica il suo report “Ambiente urbano”. In crescita bus a basse emissioni, reti di tram e filobus. Continua lo sviluppo delle piste ciclabili; crescono bike sharing e scooter sharing, battuta d’arresto per il car sharing. I servizi di micromobilità elettrica ampliano l’offerta di mobilità condivisa
Uomo su un autobus

ROMA - Molte difficoltà ma anche segnali di resilienza dalle città italiane nell’anno della pandemia. Lo dice l’Istat, che pubblica il suo report “Ambiente urbano”, relativo al 2020.
In sintesi: crolla la domanda di trasporto pubblico locale (-47,9% sul 2019), ma non si arrestano gli investimenti nella mobilità urbana. In crescita bus a basse emissioni, reti di tram e filobus. I servizi di micromobilità elettrica ampliano l’offerta di mobilità condivisa in 22 capoluoghi.

Dal Trasporto pubblico locale segnali positivi su infrastrutture e rinnovamento del parco circolante

Nel 2020 si registrano alcuni progressi sulle due principali linee di sviluppo del trasporto pubblico locale (Tpl) indicate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: il potenziamento delle infrastrutture per il trasporto rapido di massa e il rinnovamento del parco circolante.
Per quanto riguarda le infrastrutture, continuano a crescere in particolare le reti di filobus e tram. Rispetto all’anno precedente, la lunghezza delle filovie in esercizio aumenta dell’8,4% (+29,6% dal 2015) e quella delle tranvie del 3% (+5,7% dal 2015). Nel 2020, inoltre, il tram è tornato in funzione a Napoli mentre a Bologna è stato avviato un nuovo servizio di trasporto rapido a guida automatica (people mover), che si aggiunge a quelli di Milano, Perugia, Pisa e Venezia.

Offerta di Trasporto pubblico poco diversificata, in 3 città su 4 solo trasporto su gomma

Le reti più sviluppate in rapporto alla superficie urbanizzata sono quelle tranviarie di Milano e Torino (121,8 e 64,6 km per 100 km 2), le metropolitane di Milano e Brescia (48,9 e 25,6 km per 100 km 2 ) e le reti filoviarie di La Spezia e Bologna (121,5 e 99,1 km per 100 km 2 ).
Nel complesso, tuttavia, la dotazione infrastrutturale dei comuni capoluogo, dove risiede circa il 30% della popolazione nazionale, resta carente: in 81 città (tre su quattro, fra cui Bari e Reggio di Calabria) l’autobus è l’unica modalità di Tpl disponibile o rappresenta oltre il 99% dell’offerta, mentre in altri 22 (fra cui Genova, Bologna, Firenze, Palermo, Messina, Catania e Cagliari) copre più di due terzi dell’offerta complessiva.

Soltanto sei città dispongono di un’offerta più diversificata, con quote consistenti coperte dalle altre modalità di trasporto: Milano (dove il 65,1% è fornito dalla metropolitana e un altro 15,3% da tram e filobus), Napoli (64,3% metropolitana, 7,1% tram, filobus e funicolare), Roma (56,9% metropolitana, 4,4% tram e filobus), Venezia (42,2% trasporti per vie d’acqua, 9,8% tram), Brescia (40% metropolitana) e Torino (22,9% tram, 21,4% metropolitana).

Ancora in rinnovamento il parco circolante del Trasporto pubblico locale

I servizi di autobus forniscono la maggior parte dell’offerta di Tpl (il 53% dei posti-km, ma oltre il 90% fuori dalle città metropolitane). “Il rinnovamento del parco circolante gioca pertanto un ruolo centrale per la sostenibilità della mobilità urbana – afferma l’Istat -. Anche su questo fronte, nel 2020, si osservano progressi, sebbene il numero dei veicoli in esercizio continui a diminuire (-3,8% sull’anno precedente e -6,1% dal 2015). La percentuale dei bus conformi allo standard Euro 6 (il più avanzato, in vigore dal 31/12/2012) sale al 37,8%, quasi sei punti percentuali in più rispetto al 2019. Il resto del parco circolante si divide in parti uguali fra i veicoli Euro 5 (in vigore dal 31/12/2007, 31%) e quelli ancora più obsoleti, in classe Euro 4 o inferiore (31,2%)”.

La tendenza è positiva in tutte le ripartizioni, ma le differenze territoriali restano marcate: i bus Euro 6 sono il 41% del totale nel Nord, il 35,6% nel Centro e il 32,5% nel Mezzogiorno; quelli in classe Euro 4 o inferiore, viceversa, sono il 29,2% nel Nord, il 30,7% nel Centro e il 37% nel Mezzogiorno (ma il 46,8% nel Sud e solo il 21% nelle Isole).

Bus a basse emissioni in aumento, ma ancora pochi nelle grandi città

Gli autobus a basse emissioni, con alimentazioni alternative al gasolio, sono il 30,8% del totale, in aumento di 2,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente e di 7,3 punti rispetto al 2015. Si tratta prevalentemente di veicoli alimentati a metano o GPL, mentre gli autobus elettrici o ibridi sono ancora una piccola minoranza, pari al 4,6% del totale.
Tra il 2015 e il 2020, tuttavia, la flotta dei veicoli a gas è cresciuta del 12,4%, mentre quella dei bus elettrici e ibridi è quasi triplicata (+177,2%). L’incidenza dei veicoli a basse emissioni si differenzia poco fra le ripartizioni (32,6% nel Nord, 29,5% nel Centro e 28,2% nel Mezzogiorno) ma è significativamente più bassa nelle grandi città (22,6% nei capoluoghi metropolitani, contro il 41,3% degli altri capoluoghi). Fra i capoluoghi di città metropolitana, tuttavia, la quota dei bus a basse emissioni è molto variabile: supera il 60% a Bologna, Catania e Bari, mentre presenta valori molto inferiori alla media dei comuni capoluogo a Genova, Milano, Firenze, Roma, Napoli, Reggio di Calabria, Messina e Cagliari.

Impatto severo della pandemia su domanda e offerta di Trasporto pubblico locale

Nel 2020 la domanda di Tpl registra un calo senza precedenti (-47,9% sul 2019), ancora più accentuato nelle grandi città (-49,3% nei capoluoghi di città metropolitana) e nel Mezzogiorno (-53,4%). Il valore medio si attesta a 100 passeggeri/anno per abitante nell’insieme dei comuni capoluogo, 148,5 nei capoluoghi metropolitani e 45,9 negli altri, in un quadro che resta caratterizzato da differenze territoriali molto marcate, con una media di 140,3 passeggeri per abitante nelle città del Nord, 112,8 nel Centro e soltanto 28,2 nel Mezzogiorno.

Il calo dell’offerta, benché più contenuto, è comunque eccezionale (-21,7% sull’anno precedente), con cadute significativamente più consistenti nelle città del Centro e del Mezzogiorno (oltre -25%) rispetto a quelle del Nord (-19,2%), ma con poca differenza fra i capoluoghi di città metropolitana e gli altri capoluoghi (-21,9% e -20,9%, rispettivamente).

Aumenta la quota di offerta dei trasporti su ferro

Nella composizione dell’offerta di Tpl continua a prevalere il trasporto su gomma: autobus e filobus rappresentano infatti il 54,7% del totale (ma oltre il 95% fuori dai capoluoghi metropolitani). Negli ultimi anni, tuttavia, il trasporto su ferro guadagna un po’ di terreno: rispetto al 2015, la quota della metropolitana sale dal 31,1 al 35,6% e quella del tram dal 6,7 al 7,9%.
Tram e metropolitana coprono più di metà dell’offerta nei capoluoghi di città metropolitana (55,6%) e nelle città del Centro (50,3%), si attestano al 45,3% nelle città del Nord (superando il 60% nel Nord- ovest) e rappresentano solo il 18% dell’offerta complessiva nel Mezzogiorno.

Continua lo sviluppo delle piste ciclabili

La crescita regolare e sostenuta delle piste ciclabili, osservata negli ultimi anni, prosegue anche nel 2020, con un incremento del 5,3% rispetto all’anno precedente (+20,7% dal 2015). Lo sviluppo complessivo delle piste raggiunge quasi 5 mila km nell’insieme nei comuni capoluogo, circa due terzi dei quali dispongono di almeno 10 km di ciclovie (fra questi, tutti i capoluoghi metropolitani tranne Reggio di Calabria, Catania e Cagliari).
“Benché la crescita sia leggermente più intensa nel Centro-sud (+6,1%), il divario territoriale resta molto ampio – rileva l’Istat -, con una dotazione particolarmente carente nelle grandi città del Mezzogiorno. Oltre il 70% della rete si concentra infatti nelle città del Nord, dove la densità raggiunge 61,1 km per 100 km 2 di superficie territoriale contro i 25,5 della media dei capoluoghi: quasi quattro volte il valore medio del Centro (16,1) e più di dieci volte quello del Mezzogiorno (5,8)”.

Crescono bike sharing e scooter sharing, battuta d’arresto per il car sharing

La flotta del bike sharing (circa 39 mila biciclette, il 71,5% delle quali utilizzate dai servizi a flusso libero) cresce del 14,1%, recuperando in gran parte il calo del 2019, ed è presente in 53 capoluoghi (44 nel Centro-nord e nove nel Mezzogiorno).
I servizi di scooter sharing sono presenti solo in cinque grandi città del Centro-nord con circa 7.500 motocicli e, benché meno diffusi, crescono in proporzione ancora maggiore, incrementando la propria flotta del 58,8% rispetto al 2019.

Nel 2020, i servizi di car sharing a flusso libero riducono la propria flotta del 15,7%, segnando la prima battuta d’arresto dalla loro comparsa in Italia nel 2013. I veicoli gestiti dai servizi a postazione fissa, al contrario, aumentano del 15,8%, restando tuttavia assai meno numerosi (poco più di 1.100, contro gli oltre 6mila dei servizi a flusso libero). Nel complesso, pertanto, il parco veicoli del car sharing si riduce dell’11,9% e diminuisce, per la prima volta, il numero delle città in cui opera almeno una delle due modalità di servizio (da 36 a 34).

I nuovi servizi di micromobilità elettrica ampliano l’offerta di mobilità condivisa

L’offerta complessiva di mobilità condivisa nei comuni capoluogo è di 47 veicoli ogni 10mila abitanti, quasi il doppio dell’anno precedente (26,3). La disponibilità si concentra nelle grandi città (73,2 veicoli ogni 10 mila abitanti nei capoluoghi metropolitani), ma cresce anche fra gli altri capoluoghi e in tutte le ripartizioni.
“L’espansione dell’offerta si deve in gran parte ai nuovi servizi di micromobilità, introdotti in via sperimentale in alcune città nella seconda metà del 2019 e basati sull’impiego di monopattini elettrici, ma vi contribuiscono, in varia misura, come detto, anche tutte le altre modalità di mobilità condivisa, come bike sharing e scooter sharing, tranne il car sharing a flusso libero”.

Nel 2020, i servizi di micromobilità elettrica sono presenti in 22 capoluoghi (11 nel Nord, cinque nel Centro e sei nel Mezzogiorno), con una flotta di quasi 30 mila monopattini, più numerosa di quella dei servizi di bike sharing a flusso libero, presenti nelle città italiane dal 2017. “La crescita del bike sharing e la rapida diffusione dei servizi di micromobilità elettrica, in particolare, possono essere messe in relazione con lo sviluppo delle piste ciclabili, ma non si può escludere, per tutti gli altri servizi di mobilità condivisa, l’assorbimento di parte del deficit di domanda registrato dalle modalità tradizionali di Tpl”, afferma l’Istat.
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