29 ottobre 2021 ore: 13:57
Società

Istat, nel Censimento 2021 anche la rilevazione del numero di senza dimora

Nel censimento 2011 erano circa 125 mila le persone rilevate nei campi attrezzati, nelle baracche o in situazioni di fortuna, compresi 35 mila senza tetto. Nel 2014, un’indagine in 158 comuni avevano utilizzato i servizi di mensa e accoglienza notturna oltre 50 mila persone senza dimora in 2 mesi. Istat: "Per il Censimento 2021 previsto un importante cambio di paradigma metodologico"
Foto da Agenzia DIRE Senza dimora chiede elemosina, povertà

ROMA - Il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2021 dell’Istat si pone come obiettivo anche la rilevazione delle convivenze anagrafiche e delle cosiddette “popolazioni speciali”, ovvero le popolazioni elusive costituite da persone senza tetto, senza fissa dimora o che vivono nei campi attrezzati e negli insediamenti tollerati o spontanei. “Esse rappresentano un universo variegato e di difficile intercettazione sul territorio nell’ambito della rilevazione censuaria che ha richiesto un importante cambio di paradigma metodologico - afferma l’Istat -. Con i Censimenti della popolazione, per la prima volta nel 1991 e, in seguito, nel 2011, i senza fissa dimora e i senza tetto erano rilevati con tecnica ‘point in time’, ossia una rilevazione effettuata nel corso di una notte nei grandi comuni con l'obiettivo di individuarne il maggior numero possibile. Nel Censimento di quest’anno si utilizzano invece come fonte i Registri dai quali dedurre le informazioni anagrafiche su dette popolazioni, a completamento del conteggio e della definizione della struttura demografica della popolazione censita”.

Al Censimento del 2011 erano circa 125 mila le persone rilevate in altro tipo di alloggio - cioè persone che vivevano nei campi attrezzati, nelle baracche, nei garage e nelle situazioni di fortuna, compresi circa 35 mila senza tetto - e si ipotizza che nell’arco di dieci anni questa parte della popolazione sia aumentata come conseguenza della crisi economica.

Nel 2014, grazie a una convenzione tra Istat, ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (Fiopsd) e Caritas Italiana, è stata realizzata in 158 comuni un’indagine sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema. Dall’indagine è emerso che, nei mesi di novembre e dicembre 2014, hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna 50 mila 724 persone senza dimora, il 2,43 per mille della popolazione regolarmente iscritta presso i comuni considerati, un valore in aumento rispetto a tre anni prima, quando era il 2,31 per mille (47mila 648 persone).

“Con il Censimento in corso e l’uso dei Registri si vuole arrivare a identificare con maggiore dettaglio le persone che vivono nelle convivenze anagrafiche e le persone senza tetto, senza fissa dimora o che vivono nei campi attrezzati e negli insediamenti tollerati o spontanei, un aggregato di poco più di 500 mila persone”, sottolinea l’Istat.
In particolare per convivenza anagrafica si intende (ai sensi del Regolamento Anagrafico, art. 5 comma 1, D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223) un insieme di persone normalmente coabitanti per motivi religiosi, di cura, di assistenza, militari, di pena e simili, aventi dimora abituale nello stesso comune. Questa componente include meno di 400 mila persone.
Sempre ai fini del censimento, l’Istat sottolinea che si definisce persona senza fissa dimora, sulla base del Regolamento Anagrafico, “chi non abbia in alcun comune quella dimora abituale che è elemento necessario per l’accertamento della residenza (girovaghi, artisti di imprese-spettacoli itineranti, commercianti e artigiani ambulanti, ecc.). In questo caso si considera comune di dimora abituale quello di iscrizione anagrafica, ovvero quello di domicilio o, in alternativa, quello di nascita. Si definisce invece persona senza tetto chi non ha un indirizzo di dimora abituale perché vive in strada. Queste persone sono iscritte in anagrafe ad indirizzi fittizi (ad es, via della casa comunale) oppure presso un indirizzo reale (ad es. quello delle associazioni che operano a sostegno di tali categorie)”.
Sono inoltre da includere in questo aggregato di popolazione le persone che vivono nei campi attrezzati, o negli insediamenti tollerati, oppure negli insediamenti spontanei/non autorizzati/informali. Queste due ultime componenti (senza tetto e persone che vivono nei campi attrezzati) si stima che possano ammontare attualmente a circa 150 mila persone.

“Un importante obiettivo del Censimento del 2021 sarà sicuramente quello di migliorare la qualità degli indirizzi di queste particolari popolazioni attraverso l'integrazione tra il Registro di Base degli Individui (RBI) e il Registro Statistico dei Luoghi (RSBL)”, afferma l’istituto.

Per l’aggiornamento degli indirizzi e l’integrazione dei Registri statistici e dell’Anagrafe l’Istat, tramite il Sistema di Gestione delle Indagini (SGI), fornisce all’Ufficio Comunale di Censimento (UCC) un elenco di convivenze anagrafiche per verificarne la correttezza e inserire alcune informazioni di base (numero di persone abitualmente dimoranti distinte per sesso e cittadinanza); richiede, inoltre, la verifica e l’aggiornamento degli indirizzi reali e fittizi ai quali risultano iscritte, da Registro anagrafico, le persone senza tetto/senza fissa dimora e l’inserimento del numero di persone iscritte per sesso e cittadinanza; infine, l’Istat chiede agli UCC di fornire l’elenco dei campi attrezzati e non attrezzati (se noti) presenti sul territorio comunale, corredato di informazioni di base (iscritti come abitualmente dimoranti per sesso e cittadinanza). “Obiettivo di queste operazioni è di verificare e allineare le informazioni presenti nei Registri anagrafici con quelle fornite all’Istat dagli UCC -. Conclude Istat - L'aggancio per indirizzo o per sezione di censimento (geocodifica) degli individui ‘residenti’ del Registro di Base degli Individui con gli indirizzi verificati dalle anagrafi comunali consentirà di conteggiare ogni anno queste componenti della popolazione e di raccogliere le informazioni necessarie per progettare e realizzare con periodicità, nell’ambito delle operazioni censuarie, una indagine di approfondimento sulle condizioni di vita delle persone senza dimora”.

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