4 luglio 2022 ore: 12:50
Ambiente

Istat: nelle città prosegue la transizione digitale ma rallentano i progressi della raccolta differenziata

I dati del report “Ambiente urbano”. Nella gestione del ciclo dei rifiuti, solo Venezia e Cagliari tra i capoluoghi metropolitani raggiungono l’obiettivo di legge del 65% di raccolta differenziata. Prosegue la transizione digitale: il 26,5% dei servizi online offerti dalle Amministrazioni dei capoluoghi sono di livello elevato. Diminuiscono del 5,4% i consumi finali di energia
Bidoni rifiuti, ambiente

ROMA - L’Istat pubblica il report “Ambiente urbano” e, oltre al trasporto pubblico locale, prende in esame anche altri aspetti importanti riguardanti i servizi. Vediamoli.

Servizi per cittadini e imprese: prosegue la transizione digitale

Nel 2020 prosegue il trend positivo della fruibilità dei servizi online. Quelli che consentono ai cittadini di concludere l’intero iter via web (livello elevato) rappresentano il 26,5% dei casi contro il 21,7% dell’anno precedente. Diminuiscono invece le quote dei servizi di livello intermedio (inoltro dopo la compilazione), di livello basso (solo scarico della modulistica) e dei servizi che non consentono nessuna operazione online, ma solo la visualizzazione di informazioni.

Il miglioramento della fruibilità dei servizi on line è evidente anche a livello territoriale, soprattutto nei capoluoghi del Nord-ovest (dal 27,3% al 34,3%) e del Nord-est (dal 31,7% al 38,2%), seguono poi quelli del Centro (dal 20,1% al 25%). Nel Mezzogiorno un livello elevato di servizi online è ancora poco diffuso e anche l’aumento risulta più contenuto: nel Sud passa dal 14,6% al 16,7%, nelle Isole rimane sostanzialmente stabile (dal 10,6% al 9,1%).

Nonostante la maggiore diffusione del livello elevato nei capoluoghi metropolitani (33,3%, +2,6 punti percentuali sul 2019), gli altri capoluoghi di provincia hanno in parte recuperato la distanza (22,4%, +6,7 punti sul 2019). In particolare Venezia, Milano, Genova, Roma e Bari offrono più della metà dei servizi online con livello elevato di digitalizzazione.
Considerando i servizi più utilizzati dai cittadini e dalle attività produttive, rispetto al 2019 risulta in crescita il numero dei comuni capoluogo con livello elevato di digitalizzazione.
Dal versante delle imprese i più rilevanti risultano lo Sportello unico per le attività produttive (Suap, da 53 a 58 comuni), la Dichiarazione di inizio attività produttiva (Diap, da 42 a 54), i Permessi di costruire (da 40 a 50) e lo Sportello unico per l’edilizia (Sue, da 42 a 51).
Tra i servizi rivolti ai cittadini i più diffusi sono il rilascio di Certificati anagrafici (da 44 a 58 comuni) e i servizi di supporto alle Mense scolastiche (da 50 a 56).

Diminuiscono gli acquisti verdi

Nel 2020, diminuscono del 5,7% gli acquisti verdi da parte dei comuni capoluogo, ovvero l’acquisizione di beni e servizi per le 18 categorie regolamentate dai Criteri ambientali minimi (Cam), risultato in controtendenza ai due anni precedenti. “Nel 2018 (+15,8% sul 2017) e nel 2019 (+9,5% sul 2018), infatti, a seguito dell’obbligo introdotto per le Pubbliche Amministrazioni (D.lgs 50/2016), si era avuto un forte incremento nell’applicazione dei Cam – ricorda l’Istat -. Le Amministrazioni dei comuni capoluogo hanno applicato i Cam nel 63,6% dei casi (il 100% si avrebbe se tutti i comuni applicassero i Cam a tutte le categorie di acquisti)”. I valori più alti si rilevano nelle città del Nord-est (80,9%) e del Centro (74%) seguite da quelle del Nord-ovest (71,6%) e delle Isole (53,8%), mentre i capoluoghi del Sud sono ancora molto indietro (28,6%).

L’applicazione dei Cam è molto più diffusa nei capoluoghi metropolitani (83,5% contro 61,4% degli altri capoluoghi) e soprattutto per gli acquisti di materiale di consumo e attrezzature per ufficio. Il numero medio di categorie acquistate applicando i Cam risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2019 (4,6 categorie a fronte di 2,6 senza Cam) ad eccezione dei capoluoghi del Nord-est dove si osserva un decremento (7,5 contro 8,7 nel 2019).

Considerando i valori medi del triennio 2018-2020, le Amministrazioni dei 14 comuni capoluogo di città metropolitana hanno applicato i Cam nell’87,6% dei casi (4,9 categorie). La variabilità interna a questo gruppo, tuttavia, è molto ampia. Tale applicazione prevale in particolare a Bologna che ha fatto acquisti verdi in 9,3 categorie su 9,6, seguita da Torino (8,3 su 8,6), Venezia (otto su 9,3), Bari (6,7 su 7,3) e Genova (6,3 su otto). Firenze ha effettuato acquisti in 6,3 categorie applicando i Cam nel 100% dei casi.

Progettazione partecipata e riduzione di previsioni urbanistiche in poche città

Nel 2020, la progettazione partecipata con il coinvolgimento della cittadinanza per realizzare nuove aree urbane o riqualificare aree degradate o dismesse è stata attuata da 25 comuni capoluogo (16 del Nord) per una superficie di territorio dello 0,7%, che sale al 7,7% nei sette capoluoghi metropolitani che l’hanno attivata, in particolare per il piano regolatore di Bologna e il piano operativo di Firenze.

Solo pochi capoluoghi hanno adottato di recente un nuovo Strumento urbanistico generale (Sug) o hanno aggiornato quello esistente. Al 31 dicembre 2020, l’ultimo aggiornamento risulta approvato per 35 comuni prima del 2010 (tra cui Roma, Reggio di Calabria, Palermo, Messina e Catania), per 39 tra il 2010 e il 2016 (Firenze nel 2015, Genova e Bari nel 2014, Cagliari nel 2013 e Venezia nel 2012) e per 35 tra il 2017 e il 2020 (Torino e Bologna nel 2020, Milano nel 2019, Napoli nel 2017).

Particolarmente rilevante ai fini della sostenibilità è il tema della riduzione delle previsioni di nuova edificazione per il contenimento del consumo di suolo (che la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile si prefigge di azzerare entro il 2030). Dei 35 comuni che hanno aggiornato il Sug negli ultimi cinque anni, la maggior parte ha colto l’occasione per ridurre le previsioni di nuova urbanizzazione: 28 capoluoghi hanno infatti introdotto una riduzione delle aree edificabili rispetto alle precedenti previsioni, quasi tutti al Nord (19, tra cui Torino, Milano e Bologna), sette comuni del Centro e due del Mezzogiorno (Vibo Valentia e Ragusa).

Migliora l’efficienza energetica dell’illuminazione stradale

Nel 2020 i punti luce per l’illuminazione stradale ammontano a oltre tre milioni (+34% sul 2015). Tra il 2015 e il 2020 si rileva un investimento molto rilevante da parte dei capoluoghi sull’efficienza energetica dell’illuminazione stradale. I punti luce con lampade a Led, infatti, passano dal 12,7% al 50,5% del totale.
L’efficientamento energetico riguarda in modo più marcato i capoluoghi del Nord-ovest (dal 18,1% al 67,2%) e del Centro (dal 6,8% al 73,3%). Nelle altre ripartizioni, sia pur con miglioramenti, la quota dei punti luce a Led rimane sotto il 50%. Tra i capoluoghi metropolitani emergono, positivamente, Milano (vicina al 100%), Roma e Catania (sopra il 90%), mentre percentuali molto basse si rilevano a Bari (9,7%), Reggio di Calabria (1,8%) e Palermo (0,8%).

Il lockdown intensifica il calo dei consumi energetici

Nel 2020, i consumi di energia elettrica e di gas metano diminuiscono sia a livello nazionale, sia per l’insieme dei 109 comuni capoluogo. Per questi ultimi il consumo totale di energia (elettrica e gas metano) diminuisce del 5,4% rispetto all’anno precedente attestandosi a 75,2 tep per 100 abitanti. Si riduce soprattutto la componente elettrica (-7,2%, da 35,2 a 32,7 tep per 100 abitanti) e in misura minore quella del gas (-3,9%, da 44,2 a 42,5).

“Il calo dell’ultimo anno, che si inserisce in un trend discendente già in atto su tutto il territorio nazionale, è stato certamente accentuato dalla pandemia – sottolinea l’Istat -. Le variazioni annuali dei consumi nei quattro anni precedenti risultano, infatti, più contenute (tra il -2% e l’1%), pur in presenza di condizioni climatiche sostanzialmente simili a quelle del 2020. I consumi, che risentono delle differenti condizioni climatiche dei territori, sono invece fortemente diversificati per ripartizione geografica”. Nel Nord, dove si impiegano in totale 99,5 tep per 100 abitanti (111 nel Nord-est), la contrazione dei consumi è del 4,8%; nel Centro, dove il calo è maggiore (-7,3%), il consumo medio è di 68,4 tep per 100 abitanti (circa i due terzi di quello del Nord). Nel Mezzogiorno, infine, sono utilizzati solo 45,8 tep per 100 abitanti (51 nel Sud e 37 nelle Isole), meno della metà del dato del Nord, con una riduzione del 4,9% rispetto al 2019.

Minori consumi pro capite di energia nelle grandi città

I consumi pro capite sono più bassi nelle grandi città: nei capoluoghi metropolitani la media è di 65,1 tep per 100 abitanti (-5,8% sul 2019) contro gli 86,5 degli altri capoluoghi (-5,0%).
Tra le grandi città Milano, Venezia, Bologna e Firenze superano il valore medio dei consumi pro- capite complessivi di elettricità e gas metano. Milano, Venezia e Bologna presentano valori superiori alla media per entrambe le componenti, Catania solo per la componente dell’energia elettrica e Genova solo per la componente del gas metano. Tra gli altri capoluoghi, il valore più elevato si rileva a Vicenza (156,2 tep per 100 abitanti) mentre i valori più bassi si osservano nei capoluoghi sardi, non raggiunti dalla rete di distribuzione del gas metano.
I consumi di energia elettrica aumentano lievemente solo in sette capoluoghi e sono in diminuzione di oltre il 10% in altri 10, tra cui Venezia, Bologna e Firenze. I consumi di gas aumentano o sono stazionari in 18 capoluoghi e si riducono di oltre il 10% in altri sette.

Riduzione dei rifiuti urbani nel 2020 per effetto della pandemia

La riduzione dei rifiuti urbani è l’obiettivo prioritario dettato dall’Unione europea tramite la Direttiva 2008/98/CE al fine di ridurre i danni alla salute umana e all’ambiente, nel rispetto della sostenibilità. “Nel 2020, le restrizioni dovute alla pandemia, con le conseguenti chiusure, hanno provocato un brusco calo della produzione dei rifiuti urbani, ma, fino al 2019, le politiche orientate al contenimento dei rifiuti attuate negli ultimi anni non avevano fatto registrare miglioramenti”.

Nel 2020, in tutta Italia sono state prodotte 28,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 3,6% in meno rispetto al 2019 (da 502,7 a 487 kg per abitante). I rifiuti urbani prodotti nei comuni capoluogo ammontano a 9,9 milioni di tonnellate (-7,2% rispetto all’anno precedente), pari a 520 kg per abitante. La diminuzione dei rifiuti urbani ha interessato tutte le ripartizioni geografiche, con il calo più consistente nel Centro (-8,4%) e il più contenuto al Sud (-4,6%). Il calo della produzione dei rifiuti urbani è più marcato nei capoluoghi di città metropolitana (-9,2%), in particolare a Reggio di Calabria (-23,2%), Venezia (-15,7%), Milano (-14,0%) e Firenze (-12,3%).

Rallentano i progressi della raccolta differenziata

“Elevati standard di qualità e quantità di raccolta differenziata sono fondamentali per il raggiungimento dei target di preparazione al riutilizzo e al riciclaggio previsti dal pacchetto sull’economia circolare (Direttiva 2018/851/UE, recepita dal D.lgs. 116/2020). L’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, fissato dal D.Lgs 152/2006, avrebbe dovuto essere raggiunto su tutto il territorio nazionale entro il 2012, ma non è stato ancora conseguito da molti comuni”, segnala l’Istat.

Nell’anno della pandemia se, da un lato, è diminuita la produzione di rifiuti urbani, dall’altro c’è stato un rallentamento dei progressi ottenuti nella raccolta differenziata che, in tutta Italia, si attesta al 63% (con un incremento di 1,8 punti percentuali rispetto al 2019, decisamente inferiore a quello medio annuo registrato nel triennio precedente di 2,9 punti percentuali).
La quota di raccolta differenziata nei comuni capoluogo raggiunge il 52,5% (+0,8 punti percentuali sul 2019). Anche in questo caso l’incremento è nettamente inferiore rispetto a quello medio annuo del triennio precedente (+2,5 punti percentuali). La quota più elevata di raccolta differenziata (67,7%) si ha nel Nord-est, seguono Nord-ovest (59,0%), Centro (50,3%), Sud (43,0%) e Isole (32,0%).
Nel 2020, 56 capoluoghi hanno superato il target del 65%, contro i 51 del 2019 e i 17 del 2015, svettano Treviso, Ferrara e Pordenone (oltre l’87%). In 37 capoluoghi si registra una quota di raccolta differenziata inferiore rispetto all’anno precedente. La diminuzione più consistente si rileva a Catania (-4,9 punti percentuali). In sei i capoluoghi si registra invece un incremento di oltre 10 punti percentuali, come Siracusa (+20,4) tra i capoluoghi di provincia, e Messina (+10,4) tra quelli metropolitani.

Inquinamento acustico: in calo i controlli e i superamenti dei limiti

L’effetto del lockdown del 2020 risulta molto evidente, sia per la diminuzione dei controlli a causa del lockdown sia per il fermo di molte attività economiche che sono tra le fonti principali del rumore in ambito urbano. Sono stati effettuati, infatti, 822 controlli sull’inquinamento acustico (4,6 ogni 100mila abitanti) con una diminuzione rispetto al 2019 del 47,6% (1.568 controlli totali, 8,8 ogni 100mila abitanti). I controlli per i quali si è verificato un superamento dei limiti si sono ridotti in misura ancora più marcata rispetto all’anno precedente, ovvero del 58,8% (da 5,0 a 2,1 ogni 100mila abitanti).
I controlli complessivi e quelli con rilevazione di superamenti dimuniscono drasticamente nel Centro (rispettivamente -70,3% e -73,0%), nel Nord (-50,2% e -60,4%) e nel Sud (-61,2% e -54,9%). In controtendenza, invece, i capoluoghi dell’Italia insulare, dove si riscontra un aumento del 44,4% dei controlli e una diminuzione più contenuta di quelli con rilevazione di superamenti (-18,8%).

Nei capoluoghi metropolitani sono stati effettuati il 51,2% dei controlli in meno rispetto al 2019 e il 61,2% in meno per i controlli per i quali si è riscontrato un superamento dei limiti. Nel Centro-nord, a Venezia si rileva un netto calo sia dei controlli che dei superamenti (-91,0%, - 92,5%) e una riduzione dei controlli più contenuta a Milano rispetto a quella dei superamenti (-41,4%, -81,9%), seguono poi Firenze (-80,4%, -80,4%), Torino (-77,7%,-50,0%) e Roma (-67,7%,-63,1%).

Tra le città del Sud spicca Napoli dove la diminuzione dei controlli e dei superamenti è rilevante (intorno al -58%). Tra i capoluoghi siciliani, a Palermo si rileva un aumento dei controlli del 76,3% e una lieve diminuzione dei superamenti (-14,3%) mentre a Messina aumentano sia i controlli che i superamenti, questi ultimi in maniera particolarmente significativa (da 13 a 33 controlli con supermento).
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