21 giugno 2017 ore: 15:54
Immigrazione

Ius soli, Caritas: “Legge di buon senso, in Parlamento solo gazzarra elettorale”

Per monsignor Di Tora: “Legge riconosce una realtà che esiste già, non si tratta di un’invasione”. Sulla stessa scia il cardinale Montenegro: “Una classe politica che urla non cerca il bene comune”. E sulla scelta del M5s commenta: “atteggiamento da struzzo. Su un tema così importante non ci si può astenere”
Immigrazione. Ius soli

ROMA - “Sono ragazzini che sono nati qui e qui hanno fatto il loro percorso di studi, è strano dovergli dire: tu non sei dei nostri. Respirano la nostra aria, la nostra cultura. Quella sullo ius soli è una legge di buon senso: oggi tutti gli studiosi ci dicono che è necessario aprirsi, non possiamo sognare un futuro migliore se restiamo chiusi nel nostro mondo”. Lo ha detto monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, a margine della presentazione oggi a Roma del XXVI Rapporto immigrazione 2016, commentando il dibattito di questi giorni sulla riforma della cittadinanza.

Montenegro ha espresso preoccupazione perché un tema così importante vieni “affrontato in Parlamento con le corde del ring”. “Stiamo decidendo il futuro di questi ragazzi e anche il nostro futuro, bisogna quindi sapersi sedere intorno ad un tavolo – sottolinea -. Una classe politica che urla non può dimostrare di cercare il bene comune”. Il presidente della Caritas ha inoltre commentato la decisione del Movimento 5 stelle di astenersi dal voto in Senato, definendo un atteggiamento “da struzzo, che nasconde la testa per non vedere ciò che succede . Su un fatto che interessa tutti – sottolinea - non ci si può astenere: le scelte o si fanno o non si fanno. Restare a metà strada non è mai la scelta giusta.

Anche monsignor Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes è intervenuto sulla riforma parlando di una “gazzarra in Parlamento” dovuta al “ballottaggio elettorale che estremizza le posizione”. Secondo Di Tora nei fatti la legge non fa altro che “riconoscere un diritto a una realtà che esiste già, di riconoscere la cittadinanza a coloro che di fatto sono già italiani: ai bambini nati in Italia da immigrati regolari che qui lavorano e pagano le tasse. Mentre lo ius culturae si accorderebbe ai ragazzi che studiano qui – spiega –. Non si tratta di aprire a realtà nuove, di un’invasione di gente dall’estero, ma di riconoscere una situazione già esistente. Su questo fronte si deve fare di più senza dimenticare di mettere al centro il giovane”.

Proprio ai giovani è dedicato il Rapporto Caritas di quest’anno: “In un momento storico in cui il fenomeno migratorio deve essere definito epocale, esso ha il volto del giovane – continua il presidente della fondazione Migrantes -. I migranti sono giovani e se i giovani sono i più colpiti da questo tempo essi, loro malgrado, ne continuano ad essere i protagonisti indiscussi. Gli immigrati che risiedono stabilmente sul nostro territorio hanno scelto di restare in Italia. Sono giovani prevalentemente che vogliono impegnarsi a ri-costruire la casa comune, a partecipare alla costruzione del bene comune. Lo sentiamo e lo vediamo attraverso le richieste di modificare la legge sulla cittadinanza, da tanto troppo tempo ferma, e poi il sollecitare di essere sempre più presenti negli spazi di decisione pubblica, nazionale e locale”. (ec)

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