28 gennaio 2022 ore: 15:18
Giustizia

Keep it trill. Il rapper Kento racconta il carcere minorile nella serie di Antigone

Quattro puntate dedicate alle storie dei ragazzi che finiscono nel circuito penale attraverso l’hip hop. Lunedì 31 gennaio la prima puntata in esclusiva su Huffpost. Marietti: “Il carcere è un argomento scomodo. Spesso i ragazzi che ci finiscono sono quelli per cui il sistema non ha trovato una collocazione alternativa”
kento
ROMA - Raccontare il carcere minorile non solo attraverso i numeri e i rapporti, ma con le storie dei ragazzi reclusi e soprattutto con un linguaggio che piace ai giovani. È questa la sfida del nuovo progetto dell’Associazione Antigone che lunedì 31 gennaio presenterà- in esclusiva su Huffpost e poi da febbraio sui canali dell’associazione - Keep it trill, una serie per raccontare le carceri minorili attraverso le storie dei ragazzi che lì sono reclusi con protagonista il rapper Kento. 
 
Trill è una parola che nasce dall'unione di true e real e che nello slang hip hop indica un qualcosa di genuino, autentico - spiega una nota dell’Associazione -. L'hip hop è un linguaggio che accomuna tanti ragazzi, fuori e dentro. Dentro dove li incontra Francesco "Kento" Carlo attraverso i laboratori di rap che ormai da tanti anni tiene in numerosi istituti per minorenni. E "trill" sono le storie dei ragazzi che finiscono nel circuito penale e che vengono raccontate nella serie, con le loro difficoltà, fragilità, possibilità”. La serie di Antigone è sviluppata in quattro puntate, pubblicate in quattro settimane, ognuna dedicata ad un tema specifico. Il titolo della prima puntata è "Il quaderno giallo di Adrian”.


Oggi in Italia sono oltre 13,5 mila i ragazzi che in qualche modo sono in carico ai servizi della giustizia minorile
. “Di questi  - racconta Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone -, in carcere ne abbiamo solo 300. Un numero estremamente basso e poi restano in carcere per poco tempo”. Numeri che da soli raccontano un sistema molto diverso da quello degli adulti. “Dal 1988, anno di  entrata in vigore del codice di procedura penale minorile, ad oggi il sistema ha tenuto. L’impostazione della giustizia penale minorile in Italia tende a residualizzare il più possibile la detenzione e lasciare al giudice minorile molte opportunità, a partire da quella di sospendere addirittura l’esercizio dell’azione penale, con la messa alla prova, dove il ragazzo non viene proprio processato e viene affianco ai servizi sociali per un certo periodo di tempo e se la prova va bene vedrà estinto il proprio reato. Poi c’è tutto il complesso sistema delle comunità dove il ragazzo può andare in diverse misure”. 
 
Per Marietti, il carcere in generale, non solo quello minorile, “è un argomento scomodo, faticoso e poco notiziabile se non nel caso eclatante di un evasione, per esempio”. Ed è per questo che l’associazione ha scelto di raccontare questa realtà con un linguaggio nuovo e rivolto ai giovani. “Quello che succede e che noi tentiamo di raccontare nella prima delle storie è che la selettività di questo sistema ha vantaggi e svantaggi - spiega Marietti -. Ottimo che la detenzione sia residuale, ma più il setaccio è stretto e più passano le situazioni realmente problematiche. Così, questo zoccolo duro che finisce realmente in carcere, è quello che più ha bisogno di più attenzione perché è quello che ha più problemi”. A finire in un carcere minorile, infatti, non sono soltanto i ragazzi con reati gravi. “Molto spesso il ragazzo che va in carcere è quello per il quale il sistema non è stato capace di trovare una collocazione alternativa perché ha meno paracaduti - aggiunge Marietti -: un ragazzo che non ha relazioni familiari, che non ha una rete sociale di riferimento. Non è un caso se la percentuale di ragazzi stranieri è sovrarappresentata”.
 
La serie Keep it trill anticipa anche il nuovo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile che sarà presentato il prossimo 11 febbraio a Roma. (ga)
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