30 maggio 2005 ore: 16:29
Società

Kenya: migliaia di donne Samburu denunciano di essere state violentate dai militari britannici e chiedono un risarcimento. Dopo aver sottoposto la questione ai governi inglese e keniota, le donne si rivolgono alle Nazioni Unite

Emarginazione: Kenya Donne Samburu

Emarginazione: Kenya Donne Samburu

In esclusiva da News from Africa

NAIROBI - La trentacinquenne Joyce Lolengilan si sforza di trattenere le lacrime, mentre racconta il brutto momento che ha passato nelle mani di un soldato britannico. “Mi ha bloccata a terra e mi ha strappato i vestiti. Ho scoperto poi di essere rimasta incinta di suo figlio”, riferisce Joyce, indicando sua figlia adolescente, che indossa un cartello su cui si legge “E’ tempo di rimborso” e “Dateci i nostri diritti”. Lolengilan fa parte di un gruppo di donne Samburu che, con i loro bambini, ha marciato fino all’Alto Commissariato Britannico nella zona Upper Hill di Nairobi, per chiedere al governo britannico di rendere conto delle violenze compiute dalle sue truppe. Ma questo accadeva lo scorso anno. Dopo aver aspettato per diversi anni il risarcimento, le donne appartenenti ai Samburu, una comunità che vive nella zona orientale del Kenya, hanno ora presentato il loro caso alla sede di New York delle Nazioni Unite. Le donne, da quanto riferito, sono state violentate 15 anni fa dai soldati britannici, che si stavano addestrando in Kenya. Le loro rappresentanti invocano il protocollo opzionale per ottenere giustizia dopo le richieste vane rivolte sia al governo Kenyano sia a quello britannico riguardo la loro drammatica situazione.

 

La delegazione kenyana si è unita ad altri 60 gruppi di donne indigene, convenuti all’incontro organizzato dalla commissione delle Nazioni Unite per le donne, che ha chiesto a tutti i governi di affrontare urgentemente il problema della violenza sessuale contro le donne. L’esercito britannico, legato al governo Kenyano da un accordo militare, ha utilizzato Archer’s Post e Dol Dol, nei distretti orientali di Samburu e Laikipia, come campi di addestramento per oltre mezzo secolo e per circa 3.000 soldati l’anno. A New York, la rappresentante del gruppo Rebecca Lolosoli ha denunciato che più di 1.400 donne sono state violentate dall’esercito britannico nel solo campo di Archer.

 

Ma non è la prima volta che i militari britannici si trovano ad affrontare una richiesta di risarcimento. Due anni fa, la Gran Bretagna pagò milioni di scellini ai pastori Samburu, che erano rimasti mutilati o che avevano perso i loro a causa dell’esplosione di ordigni e munizioni lasciati dalle truppe britanniche. Ancora prima, nel 2002, l’esercito britannico aveva pagato una somma di circa 7 milioni di dollari e, di nuovo, nel 2003, pagò quasi 850.000 dollari a 1.300 persone, in occasione di simili dispute. Nel frattempo, mentre le accuse di violenza continuano a circolare, il Dipartimento britannico per la difesa ha insistito perché fossero compiuti tutti gli accertamenti sui reclami delle donne. Così, nel 2003, è stata inviata una squadra guidata da Major John Woolridge, della

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