23 ottobre 2019 ore: 17:47
Immigrazione

L’Africa sui media: se la fiction fa meglio dei tg e della carta stampata

di Eleonora Camilli

Immagine stereotipata e poco rappresentativa su giornali e televisioni, inversione di tendenza nelle serie tv. Lo dice il rapporto “L'Africa MEDIAta” di Amref, realizzato insieme all’Osservatorio di Pavia. Barretta: “I contenitori culturali, tipici dell’intrattenimento, si caratterizzano per una maggiore innovazione”. Micucci: “Ora serve scelta di coraggio delle testate giornalistiche”


Cooperazione, mani con immagine Africa - SITO NUOVO

ROMA - Un’immagine stereotipata, poco rappresentativa, con una presenza assicurata solo quando si parla di immigrazione e flussi. E’ così che i media raccontano l’Africa, lo rileva il dossier “L'Africa MEDIAta" di Amref Health Africa-Italia e presentato oggi a Roma alla vigilia della Giornata mondiale dell’informazione sullo sviluppo istituita dall'Assemblea Generale dell’Onu. La ricerca, condotta dall’Osservatorio di Pavia, ha scandagliato tv, stampa, social e fiction nel primo semestre 2019 concentrandosi su 30 episodi di serie televisive, 65 programmi di informazione di 7 reti generaliste, 80 mila notizie monitorate sui telegiornali di 9 reti televisive, 8 mila notizie analizzate su 6 quotidiani nazionali, 21,6 mila post Facebook e 54 mila tweet di 8 testate giornalistiche.

“Abbiamo rilevato una scarsa visibilità, quasi assenza, dell’Africa nei principali telegiornali, nell’infotainment e nella stampa - sottolinea Paola Barretta, ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia -. Al contrario c’è una sfida degli stereotipi sull’Africa nelle fiction:  i contenitori culturali, tipici dell’intrattenimento, si caratterizzano per una maggiore innovazione. In particolare sono che due gli aspetti entrambi positivi: uno è la normalizzazione, cioè il fatto che vengano introdotti nelle serie tv diversi personaggi africani, collocati con azioni del tutto simili a quelle dei personaggi originari dei paesi di approdo, in alcuni casi sono solo degli elementi fisici a sottolineare la differenza. L’altra pratica interessante è quella dei contrappesi, cioè l’introduzione di  personaggi positivi che sfidano gli stereotipi nel corso dello svolgimento della storia. Questi due elementi si trovano raramente nell’informazione”. Stando ai dati del dossier: tra i 65 programmi di informazione e infotainment di Rai, Mediaset e La7, nel periodo considerato ci sono stati oltre 2 mila riferimenti all’Africa, ma ben il 76% è riconducibile all'Africa in Italia, solo il 24% si riferisce a eventi e notizie sul continente africano. “Gli elementi di qualità riguardano le testate specializzate, come nel caso di Tg3 Mondo, ma quello che manca è una corretta rappresentazione  nell’informazione mainstream che raggiunge una porzione molto ampia di popolazione. Quando si parla di Africa, infatti, lo si fa solo se le notizie sono strettamente legate agli interessi italiani e quindi, in 8 servizi su 10 si parla di immigrazione, degli africani in quanto immigrati. I primi temi, non a caso, sono quelli della criminalità e dei flussi migratori. Ma la sfida è aperta e sulle fiction belle novità, c’è un lavoro autoriale interessante, alcune piattaforme hanno lanciato fiction prodotte nei paesi africani, quindi rivolte a un pubblico occidentale ma anche africano”. 

Nei telegiornali delle nove reti prese in esame (Rai, Mediaset, La7, Rai news24, Sky e Tg24), in prima serata, la copertura dell'Africa raggiunge soltanto il 2,4%. Il dato cresce sensibilmente se si allarga lo sguardo all’Africa e agli africani in Italia con un 10% di notizie in più. “Siamo a una rappresentazione ancora ferma a qualche anno fa. Abbiamo realizzato questo studio proprio per capire quale e quanta Africa i media ci propongono. Nei tg parliamo più o meno del 3 per cento, una percentuale che aumenta esponenzialmente se si parla di immigrazione, e quindi di Italia e non di contesto africano in senso stretto - aggiunge Guglielmo Micucci, direttore generale di Amref -. Ora è necessario fare un passo successivo: i media devono farsi contaminare dall’Africa, farla conoscere attraverso gli africani, ci sono giornalisti, freelance, ragazzi di seconde generazione che possono fare la differenza per non parlare solo di loro, ma anche attraverso loro. La fiction, tra i quattro ambiti analizzati è quella che ne esce meglio - conclude -. Ora manderemo il dossier a tutti i media analizzati per cercare di creare un patto di fiducia e per chiedere una scelta di coraggio. Il quotidiano britannico Guardian ha deciso di cambiare il linguaggio e le fotografie per il racconto del cambiamento climatico, perché non si può fare anche con l’Africa?” 


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