28 maggio 2015 ore: 13:25
Immigrazione

L’Agenda Ue? Arci: “Solo un grande bluff, presa in giro per l’Italia”

Secondo Filippo Miraglia il piano approvato ieri a Bruxelles ripropone solo errori già fatti in passato. “Verranno ricollocati solo siriani ed eritrei, cioè solo coloro già oggi transitano soltanto nel nostro paese”. Difficile, poi, che l’Italia operi una stretta sulle impronte: “Se volessimo rispettare Dublino, l’anno prossimo ci troveremo con 200mila domande d’asilo”
Immigrati, barca in arrivo sulle coste italiane

ROMA – “Un grande bluff, una presa in giro che l’Europa fa all’Italia e in parte anche a se stessa”. Commenta così, Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci nazionale, il piano approvato ieri dalla Commissione europea a Bruxelles per porre fine alla "crisi nel Mediterraneo". Secondo Miraglia il documento non fa altro che riproporre l’impianto complessivo di quanto era già uscito prima dalla Commissione e poi dal Consiglio. “Si tratta di un intervento inadeguato rispetto alla portata del fenomeno migratorio – spiega – che mette in evidenza come l’Europa stia rinunciando ancora una volta a svolgere il ruolo che le spetta sul piano internazionale, soprattutto nell’aria del Mediterraneo, una delle sue principali porte d’accesso”.

Diversi i punti critici del piano. Innanzitutto il tema del ricollocamento, che riguarderà solo siriani ed eritrei, cioè le due principali nazionalità di coloro che già oggi transitano nel nostro paese per poi andare a fare richiesta d’asilo in altri paesi dell’Unione. Secondo quanto si legge nel documento approvato ieri, infatti, la ripartizione interna tra gli stati è prevista solo per “i cittadini in chiaro bisogno di protezione internazionale", cioè "i richiedenti asilo che godono del regime di protezione nel 75 per cento degli Stati membri". Secondo i dati di Eurostati a questi requisiti rispondono solo coloro che provengono da Siria ed Eritrea. “La ripartizione interna delle quote dei rifugiati è il grande bluff – sottolinea Miraglia – abbiamo visto l’anno scorso come a fronte di decine di migliaia di rifugiati provenienti da questi due paesi solo qualche centinaio di persone è rimasto in Italia. Siriani ed eritrei se ne sono già andati dal nostro paese o comunque se ne andranno, è chiaramente una presa in giro”. Anche perché secondo l’Arci, è molto difficile che l’Italia operi una reale stretta sulle impronte per ottemperare alle regole del trattato Dublino III. “Se, come abbiamo promesso, rispettassimo davvero Dublino il prossimo anno avremmo un numero di domande d’asilo pari alla Germania, e cioè circa 200mila, altro che i 64mila dell’anno scorso – spiega -. E questo è il motivo per cui chiaramente non lo faremo. Ci aspettiamo qualche azione dimostrativa nei prossimi mesi, con persone costrette a farsi prendere le impronte, tanto per far vedere che stiamo facendo il nostro dovere. Ma poi si ricomincerà a chiudere un occhio. Sarebbe impossibile altrimenti: vorrebbe dire mettere in campo moltissime forze dell’ordine e moltiplicare i centri di detenzione. Uno scenario apocalittico che non credo vedremo”

Il vicepresidente dell’Arci considera poi ridicoli anche i numeri del reinsediamento: “solo 20 mila persone, sono numeri che non tengono conto della realtà del fenomeno migratorio”. Non convince neanche il rafforzamento di Triton. “La modifica del limite di intervento di Frontex, è una misura sbagliata perché essa continua a essere solo un’agenzia di controllo delle frontiere senza un’azione di ricerca e salvataggio – aggiunge -. Si chiede a Triton solo di rispettare la legge nel caso dell’avvistamento di un’imbarcazione in difficoltà, è evidente che questo non può bastare”. In conclusione, per Miraglia, l’Agenda Ue non fa altro che riproporre errori già visti in passato: “non c’è una reale apertura verso un sistema di arrivi legali – conclude - non c’è la volontà di andare verso un sistema unico per l’asilo”. (ec)

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