18 marzo 2014 ore: 10:23
Immigrazione

L’associazione che fa studiare le donne immigrate: “Solo così saranno libere”

Ghidey Sebhat, l’eritrea che l’ha fondata nel 2001 vicino a Cagliari, parla delle attività di Arcoiris onlus: doposcuola, lotta alla dispersione scolastica, tutoraggio scolastico per chi lavora. E al centro arrivano anche molti bambini italiani
Donne immigrate, corso di formazione

CAGLIARI - Non studiano per ottenere un pezzo di carta da incorniciare al muro, né perché sia un obbligo imposto dall’alto. Studiano per passione, per curiosità, e – soprattutto - per sentirsi libere.

boxSono le donne migranti che frequentano Arcoiris Onlus, associazione sarda che da oltre dieci anni aiuta famiglie e giovani immigrati ad iniziare la loro nuova vita in un nuovo paese. Alcune sono appena arrivate, altre vivono in Italia da diversi anni. Si trovano qui per scelta, per necessità, per caso. Perché hanno seguito i mariti o perché dai mariti sono dovute scappare. "Le donne non vengono qui solo per imparare l’italiano", racconta Ghidey Sebhat, una delle socie fondatrici dell’associazione, mentre serve il tè eritreo al gruppo di ragazze presenti. "Vengono qui per stare insieme, per socializzare, per sentirsi più sicure e aiutarsi a vicenda".

Arcoiris onlus ha sede a Quartu S.Elena, in provincia di Cagliari, e viene fondata nel 2001 da un gruppo di donne migranti, provenienti da ben 12 paesi diversi. Si autodefinisce come “associazione femminile multietnica” e nasce dall’esigenza di creare uno spazio dove ascoltare le immigrate e dar loro voce, con servizi di consulenza, formazione e orientamento. Nel corso degli anni aumentano gli utenti e il tipo di supporto offerto: sostegno educativo per minori, mediazione linguistica, laboratori artistici, scambi interculturali e progetti per giovani a rischio sono solo alcune delle attività organizzate dall’associazione.

Garantire per tutti il diritto allo studio è una delle principali battaglie per cui si batte Arcoiris. Un diritto che, troppo spesso, è garantito soltanto sulla carta. Per questo l’associazione offre corsi di alfabetizzazione, attività di doposcuola, progetti di lotta alla dispersione scolastica e un accompagnamento costante nel percorso scolastico. Frequentano il centro anche numerosi bambini italiani, in quanto non esistono altre strutture che offrano servizi di doposcuola gratuiti per madri sole e famiglie numerose.

Ghidey segue ogni caso personalmente, come se si trattasse dei propri figli. Si emoziona quando racconta le storie di tre donne pakistane che ad Arcoiris "hanno avuto per la prima volta la soddisfazione, l’emozione, e la curiosità di scoprire come si usino carta e penna". O la storia di Ayul, ragazza cinese appassionata di letteratura italiana che sogna di potersi iscrivere all’università e studiare lettere. È bravissima nel gestire le finanze del negozio di famiglia, ma ogni giorno si reca nella sede dell’associazione per leggere poesie e romanzi. "Molte delle ragazze che vengono qui fanno incredibili sacrifici per poter studiare", dice Ghidey. "L’anno scorso c’era una ragazza curda che frequentava l’istituto alberghiero, ma allo stesso tempo accudiva il figlio piccolo e lavorava come colf. Ma continuava ad andare a scuola, perché sin da piccola il suo desiderio era quello di studiare".

Sono moltissimi i ragazzi che lavorano durante gli studi. Come Kamal, giovane marocchino che studia al liceo scientifico. Alle 6 del mattino Kamal si alza e va con il padre a raccogliere pezzi di ferro per rivenderli. Poi va a scuola. Con le mani e la maglietta sporche, ma non perde mai un giorno di lezione. Vorrebbe diplomarsi e andare all’università, ma sa che il lavoro che ora fa il padre presto sarà il lavoro che dovrà svolgere a tempo pieno anche lui.

Negli ultimi anni molti ragazzi hanno smesso di frequentare le scuole in cui erano iscritti. La passione e la determinazione non bastano. Non avendo la possibilità di ricevere borse di studio e aiuti statali, i ragazzi già maggiorenni si ritrovano con grosse responsabilità sulle spalle. Per poter pagare l’affitto, mettono da parte le loro ambizioni e vanno avanti con lavoretti stagionali, volantinaggio, vendita di ombrellini e accendini agli angoli delle strade.

Al problema economico, per le giovani donne spesso si aggiunge anche il peso delle tradizioni e il rigido controllo della famiglia. Adila, una ragazza pakistana di 26 anni, aveva ottenuto la licenza media con il massimo dei voti e sognava di diventare una maestra. Quando arriva il momento di iscriversi al liceo, però, gli zii si oppongono perché non vogliono che frequenti scuole con studenti del sesso opposto.

Ghidey scopre così che la ragazza aveva sempre frequentato la scuola di nascosto, uscendo di casa non appena gli zii e i cugini andavano a lavoro. Prova a parlare con i parenti e convincerli, ma loro non cedono. "Se una donna vuole esaudire il desiderio di diventare qualcuno e seguire i suoi sogni, questo desiderio va rispettato", dice Ghidey. "Negare il diritto allo studio è una violenza invisibile, ma che ferisce più delle altre. Se qualcuno ti vede con un occhio nero tutti ti compatiscono, ma questa è una violenza di cui non si accorge nessuno".

Adila, Kamal ed Ayul hanno superato da tempo l’età della scuola dell’obbligo. Nessuna legge può assicurare loro la possibilità e la libertà di studiare. Ma è proprio dalla scuola che si dovrebbe partire per costruire una nuova vita, integrarsi nel nuovo paese e interrompere il ciclo di povertà a cui molti sono condannati. Ed è per loro che Arcoiris si batte. (Lorena Cotza)

Questo articolo fa parte del progetto Our Elections Our Europe (Oeoe), che, attraverso il monitoraggio della stampa prima delle elezioni europee 2014, identifica dichiarazioni incitanti alla discriminazione da parte di politici e risponde in modo creativo attraverso articoli, vignette satiriche, radio storie, flash mob e una campagna internazionale sui social media. Oeoe è realizzato dal Media Diversity Institute in Gran Bretagna, Symbiosis in Grecia, il Center for Investigative Journalism e CivilMedia in Ungheria e dall'associazione Il Razzismo è una brutta storia in Italia, grazie al sostegno di Open Society Foundations.

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