14 luglio 2015 ore: 15:57
Giustizia

L’esercito presidia l’Università dell’Antimafia, nelle ville confiscate alla cosca dei Mancuso

Il progetto è del coordinamento Riferimenti che dal 2008 sta lottando per entrare effettivamente in possesso degli immobili sottratti alle ‘ndrina più potente del luogo. “Andare a fare formazione lì dove le cosche hanno dominato non può che essere una vittoria”
Adriana Musella presidente del coordinamento Riferimenti

Adriana Musella presidente del coordinamento "Riferimenti"

I militari dell'esercito presidiano le case confiscate
I militari dell'esercito presidiano le case confiscate ai   Mancuso di Limbadi

VIBO VALENTIA - Per tutto il periodo estivo i militari dell'esercito presidieranno la sede dell'Università Antimafia di Limbadi (Vibo Valentia), realizzata all’interno di un immobile confiscato alla cosca 'ndranghetista dei Mancuso. La presenza dei militari, circa una sessantina di uomini inviati dal ministero della Difesa, è stata richiesta dal prefetto di Vibo Valentia, Giovanni Bruno, e rientra in un più ampio servizio di controllo del territorio. L'Università dell'Antimafia è un progetto nato nel 2008 da un’idea del Coordinamento nazionale antimafia “Riferimenti” di Adriana Musella; al sodalizio, da anni impegnati sul territorio nella lotta alla criminalità organizzata, sono stati assegnati quattro immobili confiscati alla cosca Mancuso di Limbadi, la ‘drina più potente del vibonese. “Il prefetto ha fatto bene a porre sotto tutela questi beni confiscati – afferma Adriana Musella –. Il luogo è emblematico perché andare a fare formazione lì dove le cosche hanno dominato non può che essere una vittoria”. La presidente di “Riferimenti”, per l’assegnazione di questi immobili ha subito continue intimidazioni. L’università non è ancora entrata in funzione, non solo per le lungaggini burocratiche ma soprattutto per il palese ostruzionismo di alcuni esponenti istituzionali.

Adriana Musella
Adriana Musella presidente del coordinamento Riferimenti

Da ciò l’appello di Adriana Musella: “Anche la mia persona deve essere sotto tutela, visto il lungo e faticoso lavoro fatto per riuscire a mettere in pratica questo progetto. Chiedo allo Stato di non lasciarmi sola. Se i lavori di ripristino degli immobili finiranno come previsto per questa estate, allora in autunno potremmo già partire con le attività formative”. La confisca degli immobili dei Mancuso di Limbadi a la successiva assegnazione al coordinamento “Riferimenti” è stata a dir poco travagliata e paradossale. “Quando abbiamo ricevuto i due fabbricati e le due ville – racconta Adriana Musella – è nata l'idea di costruire un'università sul modello dei campus americani, con i fabbricati in cui sarebbero sorti i due residence per i ragazzi, mentre le aule sarebbero state collocate all'interno della villa. Un’università interamente dedicata allo studio del fenomeno mafia”. Un progetto ambizioso che l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni ha deciso di finanziare con i fondi del Pon sicurezza. Dopo la telefonata che annunciava l’affidamento degli immobili sono emerse le tante difficoltà ambientali e sono iniziate le innumerevoli traversie per poter prendere effettivamente possesso delle case dei Mancuso. Non avendo ricevuto nessuna altra comunicazione oltre alla telefonata, un bel giorno Adriana Musella col prefetto dell’epoca, Luisa Latella, decise di fare un'improvvisata al comune di Limbadi.

Gli immobili confiscati che dovranno ospitare l'Università dell'Antimafia
Gli immobili confiscati che dovranno ospitare l'Università dell'Antimafia

“Il sindaco ci accolse insieme al comandante dei vigili – rammenta la presidente di Riferimenti – ma stranamente le chiavi delle case dei Mancuso non si trovavano, nessuno in comune le possedeva”. Musella chiese aiuto ai carabinieri e riuscì ad entrare negli alloggi dove trovò lo scempio assoluto: “Si erano portati via anche i pavimenti. Quando poi ci avvicinammo alla quarta villa  - spiega ancora Musella - al nostro arrivo ci si chiuse in faccia un cancello automatico e non potemmo entrare. Da fuori notammo che l'immobile era occupato. Il sindaco riferì di non saperne nulla ma dopo alcuni mesi fu denunciato all’autorità giudiziaria per non avere vigilato su quei beni”. Dopo questo episodio, il primo cittadino si dimise. Il progetto, piaciuto a Maroni, fu finanziato per 3 milioni di euro “soldi che il coordinamento Riferimenti non ha mai visto perché per legge vengono affidati ai comuni di pertinenza; in questo caso al comune di Limbadi e a un consorzio di comuni del vibonese di cui Limbadi faceva parte e a cui il ministero aveva affidato la progettazione”. Da quel momento in poi sono trascorsi quattro anni in cui non si è mai dato inizio ai lavori. Il coordinamento “Riferimenti” ha più volte denunciato pubblicamente la situazione di stallo venutasi a creare. Adriana Musella è stata destinataria di reiterate e pesanti minacce. “Nonostante ciò – evidenzia la presidente del sodalizio - non abbiamo indietreggiato ma insistito nella denuncia”. La nuova amministrazione comunale di Limbadi, su sollecitazione della commissione Antimafia, è stata costretta a dimettersi. Sulla giunta pendeva una richiesta di scioglimento per mafia, il primo cittadino ha preferito andarsene prima, pronunciando anche varie esternazioni pubbliche contro Adriana Musella e la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. Dopo due amministrazioni che si sono succedute in pochi anni, la commissione prefettizia ha finalmente avviato i lavori di ristrutturazione dei beni confiscati ai Mancuso dove, all’interno dei quali deve sorgere l’Università dell’Antimafia.

“Attendiamo ora di procedere alla programmazione delle attività – dichiara Musella - Abbiamo coinvolto nel progetto l'Università della Calabria con il dipartimento di Scienze dell'Educazione, e il dottor Antonio Nicaso al quale abbiamo chiesto di curare la direzione scientifica. Il programma prevede degli stage formativi specifici sul fenomeno, destinati ai docenti delle scuole, a giovani provenienti da tutta Italia ma anche alle forze dell'ordine”. Adriana Musella è figlia dell'imprenditore campano Gennaro Musella, vittima di un agguato mafioso a Reggio Calabria nel 1982. Da questa terribile vicenda personale, per Adriana Musella è nato l’impegno di tutta una vita contro il potere malavitoso per l’affermazione della legalità: il coordinamento “Riferimenti” è noto in tutta Italia, da anni infatti porta avanti le sue iniziative antimafia della “Gerbera gialla”. (Maria Scaramuzzino)

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