19 dicembre 2019 ore: 11:00
Società

L'integrazione passa attraverso la contaminazione di piatti africani e siciliani

Ad Agrigento un corso gastronomico di formazione lavorativa che ha coinvolto undici partecipanti. Dall’Italia alla Nigeria, passando per il Senegal, l’Egitto e il Camerun: a coordinare il gruppo è stata Mareme Cisse, chef senegalese alla guida del ristorante “Ginger - people&food”

PALERMO - L'integrazione tra le diverse culture mediterranee con l'armonica contaminazione di piatti africani e siciliani. Ad Agrigento è stato realizzato il progetto di un corso gastronomico di formazione lavorativa sviluppato grazie alle alleanze e alle sinergie attivate dalla neo costituita Fondazione di comunità di Agrigento e Trapani, nata con il programma di sostegno alle fondazioni di comunità nel mezzogiorno promosso dalla Fondazione Con il Sud.

Il corso di cucina interculturale - che ha coinvolto undici partecipanti di culture differenti - è nato dall’incontro fra la tradizione culinaria africana e quella siciliana con ricette e ingredienti che si sono contaminate pur mantenendo salde le loro radici. Dall’Italia alla Nigeria, passando per il Senegal, l’Egitto e il Camerum: a coordinare il gruppo è stata Mareme Cisse, chef senegalese alla guida del ristorante “Ginger - people&food” e campionessa del mondo in carica del World Couscous Championship 2019 di San Vito Lo Capo.

Il corso ha permesso ai partecipanti di avvicinarsi al mondo del lavoro e della cucina partecipando a 12 lezioni-laboratori in cui il gruppo di apprendisti chef ha avuto modo di mettere in pratica diverse tecniche culinarie. Lo scopo è stato duplice: da un lato favorire l’integrazione e la coesione sociale della comunità locale, dall’altro offrire ai partecipanti la possibilità di appassionarsi al settore gastronomico come possibile punto di partenza in cui porre le basi per creare il proprio futuro lavorativo, così come è stato per la chef Mareme Cisse tanti anni fa.

Mareme Cisse infatti, arrivata ad Agrigento dal Senegal, si è ritrovata da sola con quattro figli da crescere in un Paese che non era il suo. Provvidenziale è stato l’incontro con la cooperativa sociale “Al Kharub” da cui è nato il ristorante “Ginger - people&food”. “Oggi per me è bello poter andare a fare la spesa e non ricevere sguardi austeri o diffidenti - racconta la chef - ma piuttosto richieste di suggerimenti su come preparare alcuni ingredienti che compro per il ristorante; mi riempie di gioia e mi piacerebbe che questo possa accadere anche a coloro i quali hanno frequentato il corso di cucina”.

Esperienze di vita che si sono fuse e mescolate nell’arco delle 12 lezioni del corso formativo di cucina realizzato sotto la regia della Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani e grazie al coinvolgimento dell’associazione “PRISM - Promozione Internazionale Sicilia Mondo” e della cooperativa sociale “Al Kharub”, attraverso le risorse messe a disposizione dal progetto “MIVA: Migrants’ Integration through Volunteering Activities” sostenuto dal fondo AMIF dell’Unione Europea.

Un lavoro di sistema svolto dalla Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani, nata nel mese di gennaio 2019 dopo un percorso di animazione territoriale durato circa tre anni, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sociale, culturale, ambientale e dell’economia civile nel territorio delle province di Agrigento e Trapani.
“L'idea è quella di fare un delicato lavoro di sistema e di rete, intercettando tutte le possibilità concrete, in termini di risorse umane ed economiche, per fronteggiare la disoccupazione giovanile e promuovere in maniera creativa quindi la piccola impresa e i progetti di chi sceglie di attivarsi per la crescita della Sicilia. In territori che partono da condizioni di povertà strutturale come il nostro - spiega il direttore della fondazione di comunità, Giuseppe La Rocca - bisogna attivarsi per creare e potenziare uno sviluppo di qualità favorendo connessioni con reti nazionali e internazionali e soprattutto, proprio per la complessa situazione delle due province, promuovendo opportunità di crescita e realizzazione lavorativa per i giovani”.
“La nostra è un'Isola segnata da deficit endemici ma anche da straordinarie potenzialità se pensiamo per esempio al patrimonio archeologico, storico e naturalistico dal quale possono essere generate diverse opportunità per la crescita delle comunità - continua La Rocca. Lo strumento della fondazione di comunità ci permette, quindi, d’invertire il paradigma di un Sud inerme e destinato al fallimento, promuovendo esperienze concrete per lo sviluppo locale”.

Attraverso la promozione della cultura del dono, della partecipazione e della corresponsabilità la Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani sostiene le diverse progettualità in grado di promuovere la creazione di beni comuni in molteplici settori di intervento come la promozione del welfare comunitario nell’educazione e nell’assistenza, il sostegno alle imprese giovanili socialmente responsabili, la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale dei territori.

Tra le altre iniziative messe già in atto vi sono: l’adesione al “MECC – Microcredito per l’economia civile e di comunione” un soggetto di finanza etica per l’attività di microcredito a sostegno delle imprese socialmente responsabili; la costituzione del fondo “imprenditori con la comunità” volto ad attirare l’interesse e la partecipazione di imprese, imprenditori e manager su un programma pluriennale a sostegno delle imprese giovanili; la costituzione del “Parco Culturale Ecclesiale Agrigentino” all’interno del progetto “Bellezza e Speranza per tutti” con l’obiettivo di promuovere e creare opportunità di occupazione qualificata per i giovani attraverso la gestione dei beni culturali ecclesiali.

Tutto ciò è reso possibile grazie all’ampio partenariato locale e al contributo di privati e di organizzazioni che sostengono le attività della Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani, in particolare Fondazione Con il Sud, Fondazione Peppino Vismara, Fondazione Charlemagne e Fondazione Unipolis insieme alle alleanze strategiche con Assifero e l’Archivio della Generatività sociale dell’Università Cattolica di Milano. (set)

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