7 luglio 2020 ore: 11:23
Società

L’Onu condanna l’India per gli arresti arbitrari di attivisti e studenti

Gli attivisti che protestavano contro la legge sulla cittadinanza non dovevano essere condannati e vanno liberati al più presto. A metterlo nero su bianco è un gruppo di esperti in diritti umani, secondo cui “il loro arresto sembra studiato per lanciare l’agghiacciante messaggio alla vivace società civile indiana che le critiche al governo non saranno tollerate”
Foto: DTM (via Wikimedia) Proteste in India, gennaio 2020

Proteste in India, gennaio 2020 – Foto: DTM (via Wikimedia)

L’Onu condanna l’India: gli attivisti che protestavano contro la legge sulla cittadinanza non dovevano essere condannati e vanno liberati al più presto. A metterlo nero su bianco è un gruppo di esperti in diritti umani che ha dichiarato che “il loro arresto sembra chiaramente studiato per lanciare l’agghiacciante messaggio alla vivace società civile indiana che le critiche al governo non saranno tollerate”. A scriverlo è l’ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani (Ohchr).

Il motivo delle proteste
. A portare in piazza gli attivisti è stato un emendamento approvato il dicembre scorso dal governo di Narendra Modi, una norma che tratta con discriminazione la minoranza musulmana: la nuova legge permette facilitazioni per la naturalizzazione indiana a rifugiati di sei minoranze religiose entrate nel Paese prima del 2015 e arrivate da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, ma non include i musulmani.

Le reazioni
. L’approvazione di questa norma ha fatto scoppiare proteste in tutte le università dell’India, che si sono poi  diffuse a tutto il subcontinente. Un moto che si è mosso in difesa della Costituzione, che non ammette distinzioni di carattere religioso i requisiti per ottenere la cittadinanza. Le imponenti manifestazioni sono state represse dal potere centrale.

Gli arresti
sono stati messi in atto sfruttando due norme: una legge anti-terrorismo e un’altra sulla sicurezza nazionale, che rende possibile arrestare in maniera preventiva una persona sospettata. L’Onu fa i nomi di 11 persone, vittime di “gravi accuse di violazioni dei diritti umani, tortura e maltrattamenti in custodia”.

Gli undici attivisti
. Tra gli arrestati, le Nazioni Unite denunciano innanzitutto il caso di Safoora Zargar, 27 anni, detenuta incinta e messa in isolamento durante la pandemia. Studentessa della Jamia Millia University, Zargar è stata scarcerata di recente su cauzione. Finora non le era stato concesso parlare con la famiglia, né avere accesso a servizi sanitari né all’alimentazione di cui aveva bisogno. Le altre dieci persone di cui parla l’Onu sono ancora in carcere: Meeran Haider, Gulfisha Fatima, Asif Iqbal Tanha, Devangana Kalita, Natasha Narwal, Khalid Saifi, Shifa Ur Rehman, Kafeel Khan, Sharjeel Imam e Akhil Gogoi. “Le autorità dovrebbero rilasciare immediatamente tutti i difensori dei diritti umani che sono attualmente in detenzione preventiva senza prove sufficienti”, hanno detto gli esperti Onu.

L’articolo integrale di Maria Tavernini, “L’Onu condanna l’India: chi contesta la legge anti-musulmani va liberato, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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