20 novembre 2020 ore: 13:52
Non profit

La Casa della carità diventa maggiorenne: “18 anni straordinari”

Don Virginio Colmegna, presidente della struttura voluta dal cardinale Martini, ripercorre il cammino fatto al servizio dei poveri e per una nuova cultura dell'accoglienza e della cittadinanza. Con il Covid-19 si rischia di “arroccarsi” mentre ci vuole “più fraternità”

MILANO - “Personalmente, questi 18 anni vissuti alla Casa della carità sono stati straordinari”: don Virginio Colmegna fa un bilancio di quanto fatto e visto alla guida di questa struttura milanese, voluta dal cardinale Carlo Maria Martini nel 2002. “Questi anni hanno fatto maturare e crescere in me la consapevolezza di essere segnato profondamente dalla condivisione con le fragilità, con gli ultimi, che ci consegnano doni grandi e preziosi. È stato un insegnamento forte, importante, del quale mi ritrovo arricchito”, confessa in un'intervista pubblicata sul sito della Casa della Carità. Per celebrare la maggiore età raggiunga dalla Casa della Carità, don Virginio ha organizzato per lunedì 23 novembre alle 10 l'incontro on line "Un nuovo sogno di fraternità", dialogo sull'Enciclica di Papa Francesco "Fratelli tutti" tra Cristina Simonelli, teologa, e suor Chiara Francesca Lacchini, presidente del Consiglio della Federazione Italiana Clarisse Cappuccine. Il dialogo sarà moderato da Cristina Viganò, coordinatrice delle iniziative di spiritualità della Casa, e vedrà la partecipazione dello stesso don Colmegna. L'incontro potrà essere seguito in diretta sui canali YouTube e Facebook della Casa della carità.

“Per quanto riguarda Casa della carità, devo dire ancora una volta grazie al cardinal Martini e alla sua intuizione -aggiunge il sacerdote-, che oggi diventa straordinariamente attuale, di renderla un laboratorio di umanità, capace di sviluppare ospitalità nel segno della gratuità. E sempre grazie alla spinta di Martini, che ha voluto che fossimo non solo luogo di accoglienza ma anche di cultura, questi anni sono stati attraversati dagli interrogativi, dalle inquietudini, dalle riflessioni culturali, dagli incontri e da una spiritualità profonda, che hanno dato alla nostra azione sociale la capacità di generare fecondità politica. Sono tutti elementi che consentono il superamento della visione assistenzialistica e di sviluppare invece cittadinanza attiva e amicizia civica”.

“Questo compleanno è molto importante per noi, non solo perché diventiamo maggiorenni, ma perché si inserisce nel cammino di costruzione del nuovo domani della Casa, che abbiamo chiamato "Regaliamoci futuro", per un ripensamento delle nostre attività e una riorganizzazione della sede di via Brambilla, per andare incontro sempre meglio ai mutati bisogni e fragilità che incontriamo -sottolinea don Virginio-. Lo vivremo però in un periodo molto particolare, segnato da una pandemia che ha travolto il mondo in modo inaspettato”. E sulla pandemia, il presidente della Casa della Carità aggiunge: “Ci stiamo arroccando sull’individualismo, mentre invece avremmo bisogno di ricostruire una cultura della fraternità e della sororità; abbiamo bisogno di respirare il “noi” e la capacità di essere inclusivi. Per superare questa fase, servono allora un bagaglio etico, una spiritualità profonda, un silenzio capace di generare novità; serve una vera e propria formazione delle coscienze e quindi il lavoro educativo diventa ancora più importante. Dobbiamo, ancora una volta, farci educare dai poveri: il senso dell'ospitalità diventa determinante e le parole chiave sono sempre gratuità, accoglienza, cultura anzi culture, dialogo”.

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