9 dicembre 2014 ore: 16:50
Immigrazione

La Comunità islamica italiana ai giovani: "Condannate le violenze dell’Isis"

La situazione dei giovani italiani di origine straniera di fede islamica, tra rischio esclusione e pericolo di indottrinamento. La Confederazione islamica italiana: “Creare un forum e lavorare sull’integrazione”
Miliziani dell'isis, fondamentalismo islamico in Iraq

BOLOGNA – “Non prendetevi colpe non vostre. Condannate ogni forma di terrorismo, ogni crimine commesso in nome dell’Islam, ogni violazione dei diritti umani. È questo che ripetiamo ai nostri giovani: come comunità islamica non dobbiamo cadere nel tranello di difenderci per qualcosa che non abbiamo fatto”: l’invito arriva direttamente da Moulay Zidane El Amrani, docente di sociologia interculturale al Master in studi sull’Islam in Europa dell’Università degli studi di Padova. “Noi siamo persone normali – aggiunge – nel senso più vero del termine. Paghiamo il mutuo e le tasse, lavoriamo e torniamo a casa. Ma questo ai media non interessa, concentrati come sono a parlare di Isis, gratificazione perfetta del voyeurismo giornalistico”. E ricorda che la parola ‘islam’ deriva da ‘salam’, che in arabo significa ‘pace’: “Può la religione della pace sostenere o tollerare il terrorismo?”. 

“Ovviamente, come genitori di fede islamica la questione Stato islamico ci sta a cuore, siamo preoccupati”, continua El Amrani. Preoccupazione condivisa con molte altre famiglie europee, che vedono i propri figli convertirsi alla fede islamica per poi andare in Siria o in Iraq a combattere a fianco dei terroristi: “Sicuramente, le società dalle quali questi giovani scappano presentano qualche criticità. Ragazzi che si sentono esclusi, che rispondono ‘presente’ a una ideologia che dice: ‘il sistema non va: ribellati al sistema, vieni qui a uccidere e finalmente qualcosa cambierà’. L’Isis parla al malessere, ma il malessere dei ragazzi che si convertono non nasce in Siria o in Iraq, ma a Londra, a Roma, a Bologna. Meglio che le società da cui provengono facciano autocritica, prima di permettersi di giudicare gli altri”.

Della situazione della gioventù italiana di origine straniera e di fede islamica se ne è parlato l’8 dicembre a Bologna, in occasione di un convegno organizzato dalla Federazione islamica regionale dell’Emilia-Romagna, in coordinamento con la Confederazione islamica italiana (Cii). “I giovani migranti musulmani hanno gli stessi problemi dei teenager italiani, ma anche qualche difficoltà in più: sono a rischio esclusione sociale – e per questo lavoriamo con loro per l’empowerment – e indottrinamento. Indottrinamento per bocca – e mano – di movimenti che dicono di essere di ispirazione islamica ma non sono altro che bande criminali”. Da qui nasce l’idea di dar vita a un Forum dei giovani italiani di fede islamica, una piattaforma non solo virtuale fatta dai giovani per i giovani. Perché l’inclusione è possibile. A dimostrazione, al convegno bolognese sono intervenute ‘eccellenze’ della comunità islamica in Italia: c’erano giovani ingegneri e giovani avvocatesse. C’era anche una ragazza marocchina residente nella provincia di Pesaro Urbino, che alla maturità si è guadagnata il voto più alto, e che ora è stata ammessa alla Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori di Forlì. Una scuola molto selettiva, che ha scelto di puntare su di lei, che non è nata in Italia, conosce 4 lingue, parla alla perfezione l’italiano e sa a memoria il Corano. Su di lei che è cieca dalla nascita, “perché essere figli di migranti non è un limite”. 

La Cii risponde a una Carta dei valori, conforme ai dettami dell’islam e alla Costituzione della Repubblica Italiana: “Lavoriamo per l’integrazione tra società italiana e Islam, a piccoli ma fondamentali passi. Lavoriamo per la sensibilizzazione di tutti, per cercare soluzioni condivise con le famiglie, la scuola, le istituzioni. La comunità islamica dà la propria piena disponibilità: certo nessuno ha la bacchetta magica, ma dobbiamo provarci”. (Ambra Notari) 

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