5 ottobre 2020 ore: 13:33
Disabilità

La disabilità intellettiva nella “giungla” dei test e dei tamponi. “Servono percorsi adeguati”

Le associazioni chiedono che alle persone con disabilità intellettive o con disturbi dello spettro autistico siano assicurati esami senza traumi. “Eseguire un tampone per molti richiede la sedazione, servono test poco invasivi e condizioni ottimali per eseguirli”
Test Covid - Coronavirus

ROMA - Per chi ha una disabilità intellettiva o un disturbo dello spettro autistico, per eseguire un tampone o un test salivare è spesso necessaria la sedazione: per questo la necessaria diffusione degli esami, in presenza dell'attuale aumento di contagi, deve essere accompagnata dalla predisposizione di percorsi adeguati a chi ha maggiori difficoltà. E' quello che chiedono a gran voce le associazioni del Lazio.

“Chi non si trova ad affrontare una disabilità complessa difficilmente riesce a immaginare le difficoltà che comporterebbe effettuare un tampone o anche i nuovi test rapidi salivari”, scrivono in una nota congiunta la Consulta H di Roma e un gruppo di associazioni di Roma e provincia (Community Sorelle di Cuore, Oltre lo Sguardo Onlus, Hermes Aps, Nuove Frontiere, I Guerrieri SPQR) - Per i soggetti con disabilità psichiche è praticamente impossibile sottoporsi ad un tampone di tipo classico, trattandosi di una procedura abbastanza invasiva e impossibile da realizzare senza traumi e in condizioni di tranquillità del soggetto. Si rende perciò necessario non solo l’uso di tamponi rapidi e poco invasivi, ma anche di condizioni ottimali per poterli fare”.

Test a casa, o in reparti di Odontoriatria specializzati

Non è affatto adeguata quindi la soluzione individuata dalla Regione Lazio, che “ha disposto l’apertura di un drive in dedicato presso l’Istituto Santa Lucia – riferiscono ancora Consulta e associazioni - Riteniamo che la soluzione sia lontana dalle possibilità di molte persone disabili, soprattutto da quelle con una disabilità psichica o neuroatipiche come le persone autistiche: eseguire un test in un drive in, magari con una lunga attesa in auto e in un ambiente precario e poco rassicurante per la persona con disabilità, provocherebbe reazioni incontrollabili e renderebbe impossibile l’esame”. Di qui la proposta di due alternative: primo, “affidare la procedura ai reparti di Odontoiatria specializzati per persone non collaboranti che operano sia presso l’Istituto Eastman che presso l’Ospedale San Filippo Neri”; secondo, eseguire “i tamponi a domicilio, con la collaborazione e la supervisione dei familiari, in un ambiente rassicurante e psicologicamente più adatto”. In generale, “in una situazione ancora molto a rischio e piena di incognite, riteniamo fondamentale il rispetto e la messa in atto delle procedure più adatte per persone con disabilità psichiche di tutte le età – rimarcano le associazioni - A questo proposito attendiamo ancora risposte circa protocolli relativi a ricovero di persone con disabilità psichica e/o familiare convivente e a percorsi ospedalieri dedicati, sempre tenendo presente la necessità di tutelare sotto ogni aspetto i soggetti con disabilità che necessitano dell’impiego di personale specializzato, informato e all’altezza del compito”.

Angsa Lazio scrive a Zingaretti e Amato

Anche Angsa Lazio manifesta da tempo la stessa preoccupazione: “Abbiamo scritto il 2 ottobre al presidente Nicola Zingaretti ed all'assessore Alessio D'Amato – riferisce la presidente Stefania Stellino - per chiedere che siano previsti test salivari o comunque meno invasivi del tampone, per le persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo, e nello specifico nello spettro dell'autismo, non collaboranti. Abbiamo fatto presente, nella nostra lettera, che per queste persone un tampone sarebbe possibile solo in sedazione, quindi è fondamentale poter includere nei protocolli, da subito, dei test meno invasivi per le persone non collaboranti – osserva Stellino - È un argomento molto serio che pertanto va affrontato molto seriamente. Già tempo fa come Fish Lazio abbiamo chiesto percorsi Covid ben definiti per le persone non collaboranti. Siamo ora più che mai disponibili al confronto per risolvere una problematica che riteniamo della massima urgenza”.

Fish Lazio, criticità anche nei test salivari a scuola

Non sarebbero adeguati neanche i test salivari, definiti “meno invasivi”, che a partire da questa settimana saranno diffusi nelle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado. E' quanto rileva Fish Lazio, che ha manifestato la propria preoccupazione in una lettera appena inviata dal presidente Daniele Stavolo al governatore Zingaretti e all'assessore D'Amato. “Il ricorso a questa tipologia di test infatti, apparentemente meno invasivo rispetto al prelievo naso-faringeo, adottato per potenziare l’attività di screening nelle scuole e contrastare la diffusione dell’epidemia da SARS-Cov-2, non tiene purtroppo in considerazione le specifiche e diverse esigenze degli studenti con disabilità, in particolare quelle con disagio relazionale e intellettivo”. Stavolo ribadisce poi la necessità di “adottare strumenti di tutela in modo particolare nei confronti delle persone con disabilità intellettivo relazionale non collaboranti e/o non autosufficienti” anche in relazione alla “gestione del paziente in condizioni di salute tali da richiedere il ricovero presso reparti di emergenza dedicati”. Di qui la richiesta di “un confronto urgente, al fine di individuare e condividere percorsi che garantiscano appropriatezza e qualità di diagnosi e cura nei confronti delle persone con disabilità, assicurando al tempo stesso migliore efficacia al sistema sanitario regionale nel suo complesso”.

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