8 luglio 2013 ore: 15:05
Disabilità

La domiciliarità? Crea 200 mila posti di lavoro. E si recupera l’Iva

La proposta del Comitato 16 novembre al governo: ''Destinare 4,5 miliardi di euro per un massiccio ritorno in famiglia di malati e anziani''. Le Rsa costano 18 miliardi: una cifra che dal 2000 è triplicata

EROMA – Destinare 4 miliardi e mezzo di euro alla domiciliarità, ovvero al ritorno in famiglia di anziani e malati ricoverati in Rsa: è questa, in sintesi, la proposta avanzata dal Comitato 16 novembre al governo. “In Italia – si legge nella nota diramata poco fa - la sanità spende 18 miliardi di euro per finanziare le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e simili. Tale spesa è triplicata dal 2000 perché è l'unica offerta che la maggior parte delle regioni offre. Solo alcune propongono in alternativa Piani assistenziali individualizzati (Pai)”. Ricorda il Comitato che le Rsa sono in molti casi “squallidi ospizi con iniqua occupazione, sottopagati, spesso in nero, diretti da lobby legate alla politica locale e nazionale”. Secondo i calcoli del comitato, un paziente gravissimo costa allo Stato almeno 80.000 euro: la metà di questa cifra (40.000 euro) andrebbe destinata “alla famiglia che si riprenda in carico il paziente”, la quale potrebbe contare anche su pensione d’invalidità e indennità di accompagnamento, totalizzando 49.000 euro: una cifra sufficiente per assumere tre assistenti. In questo modo, secondo il comitato, “si risparmierebbero 2,25 miliardi di euro, che si potrebbero  destinare al mancato aumento 2013 dell’Iva”. Rimangono “2,4 miliardi di euro che arriverebbero a 3,2 miliardi con pensioni, indennità di accompagnamento e mancate rette dovute, che il paziente s’impegna a destinare al PAI per il 50%”.

 

I 3,2 miliardi di euro si potrebbero poi trasformare in posti di lavoro: ben 197.500, secondo il Comitato, “per 36 ore settimanali, Ccnl domestico, categoria CS”. Considerevoli quindi le entrate per lo Stato: “550 milioni di Iva per i consumi, 350 milioni di contributi Inps, almeno 300 milioni di Irpef: per un totale di 1,2 miliardi di euro che rientrano nel bilancio dello stato: in sintesi, il 50% dell’investimento iniziale”. Si tratta dunque di “un piano serio - rimarca il Comitato - e facile da realizzare: nessuna Corte Costituzionale può bocciarlo. Propone risparmi strutturali destinati ad aumentare nel tempo ed occupazione stabile”. 

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