2 novembre 2021 ore: 11:12
Società

La guerra affidata alle macchine? “Siamo ancora in tempo per fermare i killer robots!”

Amnesty International e la campagna Stop Killer Robots, di cui fanno parte oltre 180 organizzazioni di 66 stati (in Italia, la Rete Pace Disarmo), hanno diffuso un filtro per i social media che fornisce una visione terribile di un futuro di guerra, operazioni di polizia e controllo delle frontiere. “Le macchine non possono fare scelte di tipo etico…”
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ROMA - Amnesty International e la campagna Stop Killer Robots - di cui fanno parte oltre 180 organizzazioni di 66 stati (in Italia, la Rete Pace Disarmo) - hanno diffuso oggi un filtro per i social media che fornisce una visione terribile di un futuro di guerra, operazioni di polizia e controllo delle frontiere. Il filtro per Instagram e Facebook, chiamato “Escape the Scan”, è uno dei prodotti di una campagna globale che chiede l’adozione di norme internazionali per vietare i sistemi d’arma autonomi. Attraverso l’uso della realtà aumentata, il filtro illustra aspetti di tali sistemi d’arma già in fase di sviluppo, come il riconoscimento facciale, i sensori di movimento e la possibilità di lanciare attacchi contro “obiettivi” senza alcun significativo controllo umano. 

“Diversi stati stanno destinando ingenti investimenti ai sistemi d’arma autonomi, nonostante le devastanti implicazioni per i diritti umani derivanti dall’affidare a delle macchine la gestione dell’uso della forza – affermano le organizzazioni -. Sono gli stessi stati che per dieci anni hanno bloccato ogni discussione sull’argomento”. Il 2 dicembre il Gruppo degli esperti governativi della Convenzione delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali si riunirà per decidere se avviare negoziati su una nuova normativa internazionale sui sistemi d’arma autonomi. Amnesty International e Stop Killer Robots hanno lanciato una petizione che chiede a tutti i governi di sostenere questa necessità. 

“Abbiamo avuto un decennio di colloqui alle Nazioni Unite per discutere delle armi autonome e dei loro pericoli, ma questi scambi diplomatici sono sempre stati bloccati dagli stessi stati che stanno sviluppando le armi letali autonome. Ora è il tempo di agire, prima che il pericolo si concretizzi”, ha dichiarato Francesco Vignarca, coordinatore Campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo, che fa parte di Stop Killer Robots. 
E Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha aggiunto: “Rischiamo di finire in uno scenario da incubo, in cui droni e altre armi avanzate potranno individuare e attaccare obiettivi senza controllo umano. Permettere a delle macchine di prendere decisioni in materia di vita o di morte potrebbe causare violazioni gravissime delle leggi di guerra e dei diritti umani e intensificare la de-umanizzazione digitale della società, riducendo le persone a dati da processare”. 

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce rossa, vari Nobel per la pace, 66 stati e migliaia di scienziati chiedono l’adozione di un trattato per impedire questi sistemi d’arma. Contrari alla proposta, giudicata prematura, sono Russia, Israele e Stati Uniti che insieme a Cina, Corea del Sud, Australia, India, Turchia e Regno Unito stanno investendo parecchio nello sviluppo di sistemi d’arma autonomi. Il Regno Unito, ad esempio, sta sviluppando un drone privo di guida che può volare in modo autonomo e identificare un bersaglio all’interno di un’area di bersagli precedentemente programmata – ricorda Amnesty International -. La Cina sta creando droni di piccole dimensioni programmati per attaccare qualsiasi obiettivo che emetta temperatura corporea. La Russia ha costruito un carro-armato robot che può essere dotato di mitragliatrici e lanciagranate”. 

Secondo Amnesty International e la campagna Stop Killer Robots, “sostituire le truppe con le macchine renderà più facile decidere di entrare in guerra. Inoltre, le macchine non possono fare scelte di tipo etico in situazioni imprevedibili sul pieno bellico. Impiegarle in guerra così come in operazioni di polizia o nel controllo delle frontiere potrebbe avere conseguenze disastrose”.
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