16 novembre 2015 ore: 16:24
Economia

La povertà che diventa un crimine: è il nuovo "disordine mondiale"

Rapporto per i diritti globali. Da un lato si posiziona l’invisibile euforia della finanza, mentre dall’altro si stagliano le ben più tangibili conseguenze dell’enorme depressione economica e sociale. Domani la presentazione a Roma
Povertà. Uomo in mezzo alla strada con cartello sulla schiena per chiedere elemosina

ROMA - Nel nuovo disordine globale si afferma lo scontro tra paradigmi contrapposti e il mondo -  in preda a una crisi strutturale - appare ormai senza rifugi. Nel nuovo disordine globale la povertà diventa un crimine, mentre la crisi si fa strumento di governo e moltiplicatore dell’instabilità: da un lato si posiziona l’invisibile euforia della finanza, mentre dall’altro si stagliano le ben più tangibili conseguenze dell’enorme depressione economica e sociale.

Questi sono solo alcuni dei temi trattati nel Rapporto per i Diritti Globali (tredicesima edizione), che verrà presentato domani a Roma, nella Sala Simone Weil della sede della Cgil di Corso Italia, 25 alle ore 11.   

Il rapporto, curato dall’Associazione Società Informazione Onlus e promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum Ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente dà conto dello stato dei diritti e delle diseguaglianze del Pianeta. Al tempo della globalizzazione neoliberista, lo scenario disegnato svela un’Europa che mostra tutta la fragilità delle proprie istituzioni. Un’Europa che seleziona, specula e costruisce muri e barriere, mentre il peso dell’esodo più consistente dalla Seconda Guerra Mondiale (che conta oltre 59 milioni di persone costrette per ragioni politiche o economiche a lasciare il proprio paese), viene sostenuto principalmente dai paesi cosiddetti in via di sviluppo, che accolgono l’86% dei 19 milioni e mezzo di rifugiati nel mondo. 

Come riferisce lo studio, per numerose aree geografiche il 2015 è stato l’anno di una vera e propria “guerra contro i poveri” (e non alla povertà): l’anno in cui le politiche hanno maggiormente premiato la grande finanza e gli stessi responsabili della crisi finanziaria. Secondo  le statistiche, nell’ultimo anno un europeo su quattro, infatti, sarebbe a rischio di povertà ed esclusione sociale: 122,6  milioni dieci in più dall’inizio della crisi. Alcuni degli Stati membri mostrano percentuali ancor più drammatiche: come la Bulgaria (48%), la Romania (40,4%) e la Grecia (35,7%), l’Ungheria (33,5%), mentre l’Italia registra il 28,4%, che corrispondono ad un totale di 17 milioni e 330mila persone sotto la soglia della povertà; dato superiore alla media europea. A fronte di questo quadro, la risposta dell’Europa tra il 2008 e il 2012 è stata quella di disivestire nel welfare, in nome di austerità e fiscal compact, tagliando di circa 230 miliardi di euro sulla spesa sociale, e a questo si è aggiunta la tendenza (che l’Europa sembra aver ricalcato dagli Usa) alla criminalizzazione della povertà piuttosto che al suo sostegno.   

Le Banche Centrali ( a partire dal 2007) hanno, infatti, accresciuto la quantità di moneta emessa di 24 miliardi di Euro: rialzi che hanno provocato una grande euforia finanziaria a cui sono corrisposti degli effetti devastanti per la società civile. Altro dato rilevante è il fatto che nel 2015 il 50% della ricchezza mondiale si sia concentrato nelle mani di ottanta persone. Ottanta “potenti” che detengono una quantità di ricchezza che corrisponde a quella posseduta complessivamente da 3 miliardi e mezzo di persone: il 50% più povero della popolazione mondiale. 

Il rapporto dedica un’attenzione particolare poi al tema che ha maggiormente calcato le scene del 2015: quello dell’alimentazione, mostrando come la “Grande Narrazione” che ha attraversato la vetrina di Expo 2015, abbia perso l’occasione di intavolare una seria riflessione sull’attuale modello di produzione del cibo e suoi rischi futuri. Difatti, il paradigma imposto dalle multinazionali e dall’agricoltura industriale sarebbe responsabile del 75% dei danni biologici procurati del Pianeta, malgrado sia in grado di produrre solamente il 30% del cibo consumato nel mondo. Nel rapporto viene indicato inoltre, come logiche orientate unicamente al massimo profitto e alla speculazione finanziaria, che fanno gli interessi delle grandi corporations e vengono ulteriormente sostenute dai trattati commerciali in corso (primo tra tutti il Ttip, il Transatlantic Trade and Investment Partnership, il trattato commerciale di libero scambio tra Usa ed Europa) stiano producendo devastanti effetti sugli stessi paesi industrializzati. 

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