25 febbraio 2014 ore: 10:35
Giustizia

La proposta delle associazioni antiracket: “Premiare gli imprenditori coraggio”

Corsie preferenziali negli appalti pubblici, “tutor antiracket” come garanti con istituzioni e banche e consorzi di imprenditori che denunciano per recuperare aziende confiscate. Le proposte della Rete per la legalità
Usura soldi con cappio

ROMA - Per sconfiggere le mafie, occorre “premiare chi si ribella”. È questa la proposta di Sos Impresa, l’associazione antiracket e antiusura di Confesercenti, e la Rete per la legalità lanciata oggi a Roma durante la Convenzione nazionale delle associazioni antiracket e antiusura non profit. Per gli imprenditori coraggio, spiegano le associazioni, servono “corsie preferenziali nel sistema di appalti pubblici e forniture”, ma anche strumenti che permettano alle aziende colpite di continuare a stare sul mercato, come un “tutor antiracket” che possa fare da garante nei confronti di istituzioni e banche e un consorzio di imprenditori che hanno già denunciato i propri aguzzini per poter rivitalizzare le aziende sequestrate e confiscate alle mafie.

Per sostenere gli imprenditori che scelgono la strada della denuncia, spiegano le associazioni, è necessario intervenire introducendo una sorta di “ombrello produttivo”. “La vittima che denuncia, si trova spesso costretta al fallimento delle proprie aziende a causa dei vincoli amministrativi che scattano in automatico – spiegano le associazioni -. Diventa necessario, dunque, il blocco di tutte le esecuzioni e le sospensioni dei debiti acquisiti dall’imprenditore che ha denunciato”. Decisivo anche il ruolo delle banche, che secondo le associazioni “devono essere in grado di facilitare l’accesso al credito delle vittime, con strumenti che tengano conto della denuncia”. Ad oggi, invece, accade quasi sempre il contrario e l’imprenditore che ha percepito una somma dell’apposito Fondo a favore di chi denuncia “non può avere l’accesso a un conto corrente bancario perché gli viene negato”. Un intoppo che, secondo le associazioni, potrebbe essere risolto con l’istituzione di un “tutor antiracket”, una sorta di garante nei confronti di istituzioni e banche. “Uno strumento in grado di impedire alla vittima di finire nelle mani di finte finanziarie che in realtà rischiano di applicare tassi di usura o sono veri e propri usurai”. Necessaria, inoltre, l’istituzione del reato di esercizio abusivo dell’attività finanziaria. “Questo meccanismo – spiegano le associazioni -, consentirebbe di facilitare il riconoscimento del reato di usura, ancora oggi sottovalutato e poco dimostrabile”.

Altro nodo da sciogliere, quello delle aziende sequestrate e confiscate. “Uno dei problemi attuali riguarda spesso il fallimento di imprese che un tempo erano gestite dalla criminalità – spiegano le associazioni -. Spesso, non per proprio demerito, ma per relative capacità imprenditoriali, l’impresa è costretta al fallimento col rischio di fare passare il messaggio per cui “con la mafia si lavora, con lo Stato no”. A tale proposito, riteniamo sia indispensabile che ad affiancare l’amministratore giudiziario nel suo lavoro di gestione dell’impresa sottratta alle mafie, sia un imprenditore o un Consorzio nazionale costituito da imprenditori che hanno denunciato e quindi dimostrato di avere capacità e cultura nella gestione di un’impresa libera dai condizionamenti mafiosi”.  Un consorzio che, secondo le associazioni, dovrebbe essere in grado di rimettere in piedi l’impresa “anche in un’ottica di cogestione tra lavoratori e imprenditoria sana”. (ga)

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