9 luglio 2020 ore: 16:49
Famiglia

La relazione sul Pio Albergo Trivulzio è “un colpo di spugna inaccettabile”

Durissimo giudizio di Felicita, l'associazione dei parenti degli ospiti del Pio Albergo Trivulzio sulle conclusione della Commissione incaricata di fare luce sulle morti degli anziani per Covid-19. “Non sono state accertate le carenti procedure interne della Direzione”
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MILANO – La relazione della Commissione sul Pio Albergo Trivulzio, per la morte di 300 anziani durante l'emergenza Covid-19, è “un colpo di spugna che non si può accettare e che delude”. Così il commento dell'associazione Felicita, nata per iniziativa dei parenti degli ospiti del Pat e di altre case di riposo della Lombardia. La Commissione, istituita da Regione, Comune e Ats Città Metropolitana ha presentato oggi le sue conclusioni sulla gestione dell'emergenza Covid-19 all'interno della storica Rsa milanese, da cui emerge che al Pat la “mortalità è coerente con la mortalità generale e un po' inferiore a quella nelle altre Rsa cittadine” e che ha inciso negativamente nell'assistenza agli ospiti l'alta percentuale (57%) di personale assenteista.

L'associazione Felicita, però, “conferma i propri dubbi rispetto all'efficacia della Commissione”, visto che l' Ats è “responsabile di non aver effettuato i controlli di sua competenza sull’organizzazione e la gestione della struttura da parte della Dirigenza Pat”.

“È un dato di fatto come non siano state accertate nella relazione le carenti procedure interne della Direzione -si legge in una nota dell'associazione- considerata l’assenza del Documento Valutazione Rischi obbligatorio e d’importanza fondamentale dal punto di visto operativo”.

“Spiace notare come la Commissione nulla eccepisca rispetto alla mancanza da parte della Direzione di un documento aggiornato volto a contemplare tutti i rischi per i lavoratori del PAT, in particolare rispetto all’esposizione a agenti biologici”.

Associazione Felicita rimarca inoltre “come la correttezza delle procedure e dei protocolli interni per strutture come il Trivulzio avrebbe potuto fare la differenza rispetto alle garanzie di tutela della salute e della sicurezza sia dei pazienti, sia del personale sanitario”.

“È sotto gli occhi di tutti come scelte organizzative e irresponsabili della Direzione del Pat hanno portato a un’assenza del principio di cautela in particolare per quanto concerne l’adozione dei Dpi per il personale prima del 23 marzo. Adozione, si badi bene, addirittura scoraggiata come dimostrato dalla decisione presa il 23 febbraio scorso che ha portato al licenziamento di una OOS per aver usato la mascherina”.

L'associazione dei parenti degli anziani ricoverati al Pat ricorda infine la lettera del 17 aprile scorso sottoscritta da un centinaio di medici, infermieri e operatori nel quale denunciavano “di essere stati lasciati completamente soli, senza direttive che prevedessero protocolli aziendali diagnostico/terapeutici, univoche direttive sul trattamento dell’epidemia e delle norme d’isolamento, senza la possibilità di fare tamponi, senza DPI fino al 23 marzo”. (dp)

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