4 dicembre 2014 ore: 15:07
Disabilità

La scuola è occupata, gli studenti cacciano i compagni disabili

Tornano le proteste degli studenti e i cancelli delle scuole restano chiusi per i compagni disabili e gli insegnanti di sostegno. Una mamma: "Mio figlio autistico, 5 ore nel birrificio. Ora però vuole tornare a scuola". La mamma di un'altra scuola: "Colpisce il totale menefreghismo degli alunni e del corpo docente"
Occupazione di una scuola. Cartellone

ROMA – La scuola è occupata, gli studenti disabili restano fuori: gli anni passano, la storia si ripete. Tornano le proteste studentesche: le ragioni cambiano, la discriminazione resta.

- Così, ieri, dei 50 studenti disabili che frequentano la succursale dell’Istituto agrario di Roma "E. Sereni", solo quattro si sono presentati a scuola, ma hanno trascorso l’intera mattinata nel nuovo birrificio, accanto agli ex detenuti che partecipano a un progetto di formazione professionale. A raccontarlo è Corinna, mamma di Roberto, 16 anni, “autistico doc”, lo definisce lei. “Gli studenti che occupano la scuola non lasciano entrare nessun professore, neanche gli assistenti e gli insegnanti di sostegno. Di conseguenza, anche gli studenti disabili, che non possono entrare da soli, restano fuori”.

Gli insegnanti, però, ci sono “e ieri ci hanno chiesto di portare comunque i ragazzi a scuola. Per fortuna, essendo un istituto agrario, la struttura dispone anche di molti spazi all’aperto, dove i nostri ragazzi possono eventualmente passare un po’ di tempo”. Peccato che, a quanto pare, tra le ragioni dell’’occupazione ci sia proprio la mancata potatura e messa in sicurezza di pini pericolanti. “Comunque, ieri la mattinata è andata bene, mio figlio è tornato contento. Nel frattempo, però, tanti disagi sono stati creati, anche a causa dei pulmini del trasporto scolastico, che hanno accompagnato i nostri ragazzi ma poi hanno dovuto attendere che fosse chiarita la loro sorte: con notevoli ritardi e ripercussioni quindi sui ragazzi che aspettavano di essere presi a casa”. Questa mattina, invece, “Roberto era nervosissimo: la sua routine si è bruscamente interrotta, per lui perdere un punto di riferimento è destabilizzante: sa benissimo che è giovedì e non domenica e non capisce perché non possa andare a scuola, come vorrebbe. Stamattina nessuno dei ragazzi disabili è andato a scuola: tre di loro, compreso mio figlio, sono andati al bowling, insieme al fratello di un amico, che fa l’assistente. Non so ancora come ci organizzeremo domani, ma abbiamo deciso che, se la situazione non tornerà alla normalità martedì mattina, noi genitori degli studenti disabili denunceremo la situazione ai carabinieri”.

E’ reduce da due settimane di occupazione anche Fabiana, mamma di Diletta, che già lo scorso anno aveva denunciato la discriminazione che gli studenti disabili subiscono quando, puntuali, arrivano le occupazioni scolastiche. “Il primo anno fai la battaglia, il secondo anno sei già rassegnata – ci spiega – Così, quest’anno, allo scattare dell’occupazione, ho semplicemente tenuto Diletta a casa. A nulla sono servite le protese e le proposte dello scorso anno: tante promesse cadute nel vuoto”. E nel liceo artistico frequentato da Diletta, che comprende cinque sedi, gli studenti disabili costretti a questa “vacanza forzata” sono stati addirittura un centinaio. “Quello che mi fa più arrabbiare non è solo il fatto di doverla tenere a casa, ma il totale menefreghismo da parte dei compagni, degli insegnanti e della preside. Il primo giorno di occupazione, i nostri figli vengono trattati come cassette di frutta: il pulmino li accompagna a scuola, ma trovandola chiusa non possono farli scendere. Le possibilità quindi sono due: o restano sul pulmino finché non arrivano i genitori a riprenderli oppure, ma per pura cortesia, li riaccompagnano a casa”.

Come se non bastasse, “nella nostra scuola gli studenti disabili, rientrando, hanno trovato operatori nuovi ad accoglierli. Il motivo? Nel frattempo, è scaduto il bando di affidamento del servizio e la cooperativa, di conseguenza, è cambiata. Così, se lunedì è servito per disinfestare la scuola, martedì è servito a me per andare a conoscere e istruire le persone a cui, d’ora in poi, dovrò affidare mia figlia. Diletta è rientrata a scuola ieri, dopo 15 giorni di assenza, trovando volti completamente sconosciuti. Per lei non è un grosso problema, ma non oso immaginare quanto sia drammatico per i tanti studenti autistici, per i quali una situazione del genere è inaccettabile. Ma, ancora una volta, questo non interessa a nessuno: la disabilità, soprattutto alle scuole superiori, non è ben accetta”. (cl)

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