28 gennaio 2008 ore: 13:11
Disabilità

La storia di Friedrich Zawrel, tra i pochi sopravvissuti al programma T4

Colpevole solo di avere un padre alcolizzato, non ritenuto in grado di prestare il servizio militare, fu rinchiuso nei ''ricoveri per bambini''e sottoposto a violenze ee esperimenti medici

ROMA - Friedrich Zawrel, classe 1929, è tra i pochi sopravvissuti al programma di "eutanasia” messo in atto dal regime nazista. La sua testimonianza è stata raccolta da Silvia Cutrera, presidente dell'Agenzia per la Vita Indipendente. Colpevole solo di avere un padre alcolizzato, non ritenuto in grado di prestare il servizio militare, il piccolo Zawrel fu prima escluso da tutte le organizzazioni giovanili hitleriane e in seguito, con i suoi due fratelli, rinchiuso nei cosiddetti "ricoveri per bambini”. Vittime del "progetto T4” furono, infatti, accanto ai disabili e ai malati psichiatrici anche le persone “affette da comportamenti deviati”. A Friedrich bastò marinare qualche volta la scuola per essere schedato.

A dieci anni viene rinchiuso nell"ospedale Am Steinhof di Vienna, affidato al programma di rieducazione infantile del dottor Heinrich Gross e costretto ad assumere sostante nocive e alla lunga letali prescritte dal medico ai bambini ”sfacciati". Dopo aver subito molestie e violenze di ogni sorta tenta di fuggire. Riacciuffato, viene segregato per un anno in una cella di isolamento. Nel marzo del '44, alla vigilia del suo trasferimento in un campo di lavoro forzato, un"infermiera lo salva: approfittando della pausa caffè dei suoi colleghi lo aiuta a scappare. Affamato e senza un tetto, viene arrestato per aver tentato di rubare del cibo, ma pochi giorni dopo gli americani liberano la città e i servizi sociali lo accolgono.

Il suo destino è segnato dai traumi dell'infanzia e, paradossalmente, dalle perizie psichiatriche subite durante il Nazismo che gli impediscono di trovare lavoro. Inizia a delinquere e, finito in carcere, incappa nuovamente nelle cure del medico nazista che ha rovinato la sua vita. Il dottor Gross tenta invano di comprare il suo silenzio. Zawrel lo denuncia e trascorre i successivi vent"anni a provare la veridicità delle sue accuse. La Magistratura non gli crede, ma grazie all’aiuto dell’associazione “Medicina critica” trova le prove a carico di Gross e riesce, nel 2000, a trascinarlo in tribunale.

Il medico, ormai ottantaquattrenne, viene accusato di partecipazione in nove infanticidi commessi nel suo ospedale nell’estate del ’44. Tra le vittime un neonato di sette mesi, Lothar, nel cui cervello - trovato insieme ad altri 30 mila frammenti ossei conservati sottospirito e usati per studi scientifici - si sono riscontrate tracce di Luminal, sostanza letale. Gross ottenne da Berlino il via libera all’“eutanasia” di Lothar dopo aver accertato in lui “segni di mongolismo”. (Silvia Gusmano)

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