4 ottobre 2013 ore: 12:15
Immigrazione

Lampedusa, il vescovo di Agrigento: “Non possiamo continuare a contare i morti”

Il parroco di Lampedusa: “E’ una mattanza che deve essere fermata”. La Caritas di Agrigento: “Si continua a fare politica sulla pelle della gente. È un momento di grande sofferenza in cui ogni parola è superflua; questo è il momento di fermarsi e riflettere su una legge che va rivista”

AGRIGENTO - L’Arivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, esprime in una nota “tristezza e indignazione per l'ennesima tragedia del mare” che si è verificata sulle coste dell'isola di Lampedusa nella quale hanno trovato la morte un numero ancora non ben precisato di migranti. “Non possiamo continuare - ha detto mons.  Montenegro - a contare morti come se fossimo semplicemente testimoni. Le storie di persone che si mettono in viaggio, come ha detto il Papa a Lampedusa, sono storie che si intrecciano con le nostre e quindi ci interessano. Papa Francesco ci ha interrogato se questi morti ci causano lacrime. Ecco perché non possiamo solo tenere una contabilità o rassegnarci passivamente”.

Il parroco di Lampedusa. “È una mattanza che deve essere fermata, non so come, ma non è possibile che questi fratelli e sorelle in umanità, muoiano in questo modo. È la più grande tragedia del mare che i lampedusani ricordino a memoria d’uomo – afferma il parroco di Lampedusa, don Stefano Nastasi -. In questo momento di dolore, non possiamo non ricordare e fare nostre le parole di Papa Francesco pronunciate qui lo scorso 8 luglio. Siamo nel pianto e come comunità ecclesiale viviamo il lutto per questi figli. Noi li piangiamo per chi non li piange, li piangiamo con chi non ha più lacrime per piangerli. Ma adesso è necessario che questa mattanza venga fermata e subito!”.

La Caritas di Agrigento. “È uno dei momenti più tragici della storia delle migrazioni degli ultimi anni”, è il commento del direttore della Caritas diocesana della diocesi di Agrigento, Valerio Landri. “È paradossale - afferma Landri - che ci siano voluti i morti per ricominciare a parlare dell’argomento ed è triste che si sentano anche delle considerazioni da parte di alcuni esponenti politici che indicano nella presidente Boldrini e nel ministro Kyenge i responsabili morali di questa tragedia. Si continua a fare politica sulla pelle della gente. È un momento di grande sofferenza -prosegue Landri - in cui ogni parola è superflua, questo è il momento di fermarsi e riflettere su una legge che va rivista. Ci auguriamo che questo ulteriore versamento di sangue possa essere l’occasione propizia per lanciare diversamente un nuovo sistema di politiche dell’accoglienza”.

Incontro a Lampedusa. Intanto per volere dell’arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro, che nella Conferenza episcopale siciliana è vescovo delegato per la carità e la salute, il 7 e l’8 ottobre avrà luogo proprio a Lampedusa l’incontro della delegazione regionale delle Caritas diocesane per una riflessione sui temi dell’immigrazione e per pensare ad un sistema di accoglienza unitario integrato, capace di intervenire nelle emergenze degli sbarchi come nella quotidianità dei flussi migratori.

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