4 ottobre 2013 ore: 12:48
Immigrazione

Lampedusa, in tanti chiedono un canale umanitario per evitare le stragi

Dopo la tragedia di ieri si torna a chiedere che sia garantito ai migranti un ingresso legale nei paesi Ue. All’appello rilanciato da Melting pot aderiscono associazioni e ong. "Solo con strumenti di ingresso legale si possono sottrarre migliaia di disperati dalle mani dei trafficanti”
Guardia Costiera Tragedia di Lampedusa, 3 ottobre, i soccorsi

boxROMA – Mentre ancora si contano le vittime della grave tragedia di ieri, che ha visto un barcone carico di oltre 500 migranti andare a picco a largo dell’isola dei Conigli ( per ora i superstiti sono 155) torna a gran voce la richiesta di istituire un canale umanitario, che permetta un ingresso protetto nei paesi europei e di fare richiesta di asilo e protezione umanitaria direttamente alle istituzioni Ue presenti nei paesi di partenza. Una soluzione che potrebbe evitare che si ripetano tragedie come le ultime sulle sponde di Lampedusa. Lo chiedono innanzitutto le associazioni che si occupano di migranti. “La soluzione sarebbe che l'Europa metta in campo un progetto di accoglienza per i richiedenti asilo e rifugiati, aprendo un corridoio umanitario protetto per chi è bisognoso di protezione internazionale, solo con strumenti di ingresso legale si possono sottrarre migliaia di disperati dalle mani dei trafficanti”, sottolinea don Mussie Zerai, presidente dell’associazione Habescia che lavora in particolare al fianco dei profughi provenienti dal Corno d’Africa. “Non bisogna chiudere le porte in faccia a chi arriva a chiedere protezione –aggiunge -, fino ad oggi l'Europa ha pensato solo a proteggere la sua fortezza, ma quando intorno c’è tanta disperazione non c’è fortezza che tenga”.

Anche il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) chiede che ai migranti sia garantito un ingresso protetto. “La possibilità di richiedere asilo in Italia e nell’Unione Europea a oggi dipende dalla presenza fisica della persona nel territorio di uno stato membro –sottolinea Cristopher Hein - Ma le misure introdotte nell’ambito del regime dei visti e delle frontiere dell’Ue hanno reso praticamente impossibile per quasi tutti i richiedenti asilo e rifugiati raggiungere i territori dell’Ue in modo legale – aggiunge - Ci sono diverse modalità con cui i richiedenti asilo e rifugiati potrebbero entrare in Europa in modo regolare, ma sono poco utilizzate dagli stati europei: il reinsediamento di rifugiati da un paese di primo asilo, le operazioni di trasferimento umanitario attivate nel contesto di emergenze umanitarie, l’uso flessibile dei visti e le procedure di ingresso protetto che consentono ad un cittadino di uno stato terzo di poter chiedere asilo già nel paese di origine o di transito. L’Italia e l’Europa devono dotarsi di questi strumenti: è un passaggio indispensabile per cercare di dare alternative alla lotteria della morte del Mediterraneo” conclude Christopher Hein..

“Ad oggi l'Europa non ha adottato alcun sistema che permetta di presentare la richiesta di asilo direttamente nei paesi di provenienza o di transito, attraverso la creazione di canali umanitari –sottolinea Medu (Medici per i diritti umani) - D'altra parte, l'esternalizzazione delle frontiere non ha coinciso con l'esternalizzazione dei diritti fondamentali, ma piuttosto con il progressivo inasprimento dei controlli alle frontiere esterne ed interne (è il caso ad esempio del confine tra Grecia e Turchia o dell'aumento dei controlli presso i porti della Grecia e dell'Adriatico) e dei meccanismi di espulsione (in Italia il tempo massimo di trattenimento presso i Cie è passato nel 2011 da 6 a 18 mesi). Nel caso specifico dell'Italia inoltre, si è assistito nel corso degli anni a una gestione emergenziale e frammentaria dell'accoglienza, all'incapacità di garantire l'accesso alla procedura d'asilo nei modi e nei tempi previsti dalla normativa e il rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti.”. “Non ci stancheremo mai di chiedere corridoi sicuri per chi scappa dalla guerra, per chi ha bisogno, per chi deve essere tutelato: è inaccettabile che succedano drammi del genere” aggiunge Francesco Rocca, presidente nazionale della Croce Rossa Italiana.

Intantola petizione lanciata dal portale Melting pot  il 30 settembre scorso a seguito dell’ennesima tragedia sulle coste della Sicilia, dopo la terribile vicenda di ieri sta ricevendo in queste ore le adesioni di tante associazioni e ong come Arci immigrazione, Cgil, Terrs des hommes, Cir, Medu. E stasera in diverse città italiane si terranno presidi per rilanciare l’iniziativa davanti alle prefetture. Manifestazioni sono previste a Padova, Bologna, Vicenza, Trento, Rimini, Palermo e Trieste.

 

 

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