3 ottobre 2014 ore: 16:15
Immigrazione

Lampedusa, Naga: "Si muore tutti i giorni abbandonati dal sistema d'accoglienza"

L'associazione di medici volontari milanese riflette un anno dopo il naufragio in cui sono annegati 266 migranti. L'Italia invece che affrontare la condizione di Paese di transito cerca di negare e reprimere il passaggio dei migranti

MILANO – Non si muore solo nel mare di Lampedusa. Si muore anche dopo, nell'abbandono di un sistema d'accoglienza che non funziona. Lo scrive in una nota di commemorazione del 3 ottobre il Naga: "Il numero dei morti è impressionante – scrive l'associazione di medici volontari -, ma lo è ancora di più l'insistente ipocrisia con la quale si continua a gestire il fenomeno migratorio attraverso un dispositivo perverso che abbina assenteismo, repressione, disciplinamento e sfruttamento e che produce, come effetto non collaterale, le morti quotidiane".

Il problema italiano è quello della rimozione dei migranti, il tentativo di non affrontare il fenomeno degli sbarchi e della permanenza in Italia: "L'operazione Mare Nostrum ha salvato molte vite che sono state però poi abbandonate in un Paese che, secondo la legge, dovrebbe essere d'asilo, ma è di fatto di passaggio... foto-segnalamenti, centri di detenzione, stazioni con persone in cerca di accoglienza... si tenta di tutto pur di non affrontare l'immigrazione per quello che è: un fenomeno del presente", dice il Naga.

Mentre il mondo cambia, osserva il Naga, la Fortezza Europa si arrocca, cercando di conservare, chiudendosi, "un passato e una presunta identità in disfacimento, senza nuove idee per affrontare la realtà e tantomeno il futuro". Lo scriveva la stessa ssociazione un anno fa, subito dopo il naufragio: "O si troverà una soluzione politica per affrontare quella che non è un'emergenza, ma un fenomeno del presente, o le morti in mare continueranno, come le lacrime di coccodrillo". (lb)

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