7 giugno 2014 ore: 13:16
Società

Lavoratori Lgbt, arriva la guida. Mit: "Non consapevoli dei loro diritti"

Presentato a Napoli il manuale “Rights at work" sui diritti delle persone Lgbt nel luogo di lavoro. Prima nel suo genere in Italia, la guida servirà a far luce sugli strumenti legislativi. La Torre (Mit): "Sia strumento prezioso anche per i datori di lavoro"
Lgbt Palermo. Scritte colorate

NAPOLI – “I lavoratori lgbt non sono consapevoli che esistono dei diritti: quando si lavora molto spesso si fa confusione con la legge sull’omofobia. Invece bisogna fare riferimento a una normativa europea che vieta di discriminare sul lavoro le persone che cambiano identità di genere e tutte quelle del mondo lgbt”. Parla con foga e convinzione Cathy La Torre, vicepresidente nazionale del Mit, il Movimento identità transessuale, co-autrice di Rights at work, la guida sui diritti delle persone Lgbt nel luogo di lavoro, pubblicata dal Mit insieme ad Arcigay.

Negli ultimi dieci anni il 13 per cento delle persone gay e lesbiche ha visto respinta la propria candidatura ad un colloquio di lavoro a causa del proprio orientamento sessuale. Questa percentuale sale vertiginosamente al 45 per cento per le persone transessuali. Più di un quarto dei lavoratori lgbt (26,6 per cento) decide di tenere celato il proprio orientamento sessuale, temendo un peggioramento della propria condizione lavorativa o addirittura un licenziamento. Questo lo scenario che ha spinto Arcigay e il Movimento Identità transessuale a progettare assieme, con il sostegno di Unar e nell'ambito delle azioni promosse nell'asse Lavoro della Strategia nazionale contro le discriminazioni, il manuale “Rights at work. I diritti delle persone lgbt nel luogo di lavoro”.

“Diritti Al Lavoro - spiegano Porpora Marcasciano (presidente Mit) e Flavio Romani (presidente Arcigay) nella prefazione della guida - è uno slogan ma è anche un auspicio: quello che i lavoratori lgbt possano godere di pieni diritti nel loro luogo di lavoro e non subire più alcuna discriminazione in ragione del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere”. La lettura dei dati relativi al fenomeno delle discriminazioni, proseguono Marcasciano e Romani, “ci consegna l’idea di un mercato del lavoro che ancora non riesce ad includere e anzi a valorizzare le differenze di cui i lavoratori possono essere portatori”.

La guida è la prima del suo genere realizzata in Italia: è un vademecum pensato per i lavoratori e le lavoratrici lgbt, per riconoscere le discriminazioni, dirette e indirette, distinguerle dalle molestie e dal mobbing, e sapere cosa fare e a chi rivolgersi in ciascuno di questi casi. La guida inoltre fa il punto sugli strumenti legislativi che insistono sul tema ed è corredata da un’appendice di Frequently Asked Questions (FAQ), che danno indicazioni sui diritti dei lavoratori e delle lavoratici lgbt in  caso di cambio di sesso, di congedi parentali o permessi per l’accudimento dei figli nelle famiglie omogenitoriali, di tutela dei dati sensibili (come lo stato di salute) e di assenza prolungata per terapie hiv, di permessi per l’assistenza del partner, di reversibilità dei  fondi di previdenza in caso di decesso del o della partner.

 "Vogliamo che questa guida sia uno strumento prezioso anche per i datori di lavoro - dice La Torre - anche perché molto spesso non si accorgono che c'è una discriminazione. Questo accade ad esempio quando non si estendono alcuni benefit a coppie formate da persone dello stesso sesso, come ad esempio i permessi per congedo matrimoniale. Ci sono però anche casi positivi: alcune aziende molto importanti invece l'hanno dato. Oppure per quanto riguarda le persone transessuali conosciamo delle aziende che non solo non hanno discriminato ma hanno accompagnato le persone a questo loro lavoro. Ad esempio, nel caso di una persona che per il tratto in cui stava cambiando sesso aveva bisogno di spogliatoi e l'ha avuto. Qualsiasi lgbt può rivolgersi a giudice per chiedere rimozione e riduzione del danno. In Italia c'è un solo precedente a Venezia. Arrivano molte persone che hanno paura di denunciare le discriminazioni perché temono di non ricevere protezione efficace. Tutte le statistiche ci dicono che un lavoratore felice sul suo posto di lavoro è un lavoratore che produce di più. La discriminazione è un germe che insidia l'attività produttiva".

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