31 luglio 2015 ore: 15:17
Giustizia

Lavori sociali al posto del carcere nell'emporio solidale

Accordo tra comune di Bologna e Tribunale. Gli imputati in processi penali per reati punibili con pene fino 4 anni potranno scegliere lavori di pubblica utilità. Ad accogliere da settembre i soggetti sottoposti all’istituto di messa alla prova gli Empori solidali e la Protezione civile
Lavori socialmente utili. Giardiniere

BOLOGNA – L’alternativa al carcere è tenere in ordine giardini pubblici e strade e aiutare persone svantaggiate o in difficoltà economica in un’ottica di reinserimento sociale. La proposta arriva da Bologna, dove l’Amministrazione comunale, prima in Italia, ha da poco sottoscritto (28 luglio) una convenzione con il Tribunale del capoluogo emiliano per consentire agli imputati di un processo penale di poter svolgere attività di pubblica utilità in alternativa alla detenzione. Da settembre, infatti, gli imputati che scelgono di avvalersi dell’istituto della messa in prova, disciplinato dalla legge 67 del 2014, potranno chiedere di fare dei lavori all’interno di attività di competenza comunale. I servizi riguardano quelli del progetto Empori solidali – Case Zanardi, inaugurato a novembre 2014 come risposta al disagio sociale e dove oltre agli scaffali del market, si trovano sportelli di orientamento al lavoro, attività di formazione professionale e laboratori artigiani di riuso e riciclo gestiti da associazioni, cooperative sociali e volontari, e quelli della Protezione civile.

Il percorso si rivolge a soggetti che, in base a quanto stabilito dalla legge, abbiano commesso reati punibili con una pena non superiore a 4 anni e che ne abbiano fatto domanda prima della sentenza. La richiesta viene valutata dal giudice che tiene conto nella sua decisione del programma elaborato dall’ufficio Esecuzione penale esterna. Il tempo di svolgimento delle attività va da 10 giorni fino a 6 mesi e può arrivare a coinvolgere un massimo di 20 individui contemporaneamente. Il lavoro, non retribuito, che l’imputato svolge consiste in attività di tipo ambientale e culturale. Si va dalla manutenzione del verde urbano e il monitoraggio delle strade a servizi di assistenza e di archiviazione di documenti all’interno di uffici. “L’obiettivo è consentire il reinserimento sociale di chi ha commesso un reato – spiega Nadia Monti, assessore alla Legalità e ai giovani del Comune di Bologna – e passare attraverso il lavoro è il modo migliore per poterlo fare. Questa collaborazione tra amministrazione locale e autorità giudiziaria è un atto di buon senso e ha lo scopo di realizzare azioni di prevenzione e d’inclusione sociale”. 

La messa alla prova non è del tutto nuova sotto le Due Torri. Infatti fino a oggi i soggetti che hanno scelto di usufruire dell’istituto hanno svolto le loro attività e servizi all’interno di associazioni di volontariato che si occupano di informazione e rispetto del codice della strada. “A Bologna sono 124 i soggetti che si trovano in esecuzione di messa alla prova e 167 sono in attesa di ottenere la concessione – spiega Maria Paola Schiaffelli, direttore Ufficio esecuzione penale esterna di Bologna – Un dato in crescita se si pensa che a marzo erano 52 i soggetti in esecuzione. Questo ci dimostra che è importante incentivare l’uso di queste misure se si vuole davvero applicare il principio della funzione riabilitativa della pena”. Il progetto partirà agli inizi di settembre quando i primi individui inizieranno a frequentare le Case Zanardi e gli uffici della Protezione civile per svolgere i loro lavori. (Dino Collazzo)

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