24 giugno 2015 ore: 16:38
Disabilità

Lavoro e disabili, l’Anmic: “Decreti delegati positivi ma servono alcuni correttivi”

Anche l’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili interviene sulla bozza dei decreti legislativi collegati al Jobs Act: punti positivi per favorire l’aumento dell’occupazione ma anche alcuni punti critici sulla chiamata nominativa e il conteggio della quota di riserva
Down e lavoro. Ragazzo lavora in campagna
ROMA – Luci e ombre nella bozza dei decreti delegati sul Jobs Act: ci sono “elementi positivi che vanno valutati con favore” ma al tempo stesso anche “nodi critici” e qualche punto irrisolto. Anche l’Anmic prende posizione in merito alla nuova norma di attuazione del Jobs Act in discussione in questi giorni e che è stata da alcuni indicata come foriera di nuove penalizzazioni nell’assunzione di persone disabili. 
 
Secondo l’associazione nazionale invalidi civili fra gli elementi positivi che vanno salutati con favore ci sono la previsione di accordi territoriali tra datori di lavoro, sindacati e associazioni di categoria per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità; l’applicazione del principio dell’accomodamento ragionevole che il datore di lavoro deve effettuare per rendere compatibili i posti di lavoro con le specificità delle persone con disabilità; l’istituzione di un responsabile dell’inserimento lavorativo per la predisposizione di progetti personalizzati e la risoluzione di problemi legati alle condizioni di lavoro dei disabili. Allo stesso modo anche gli incentivi previsti per favorire le assunzioni dei disabili più gravi e in particolare di quelle psichici, e la costituzione di una banca dati del collocamento mirato, costituiscono passi avanti essenziali  verso l’incremento delle politiche occupazionali dei disabili.
 
Non mancano però, secondo Anmic, anche i nodi critici, temi “sui quali sarebbe necessario riflettere ed apportare dei correttivi”. L’associazione segnala anzitutto due aspetti: la previsione della chiamata nominativa per l’assunzione dei disabili e il calcolo - ai fini del rispetto della quota d’obbligo - anche dei lavoratori divenuti disabili successivamente all’assunzione e con percentuale superiore al 60%.
In ogni caso – sottolinea la Anmic – la nostra preoccupazione per le difficoltà dell’inserimento professionale dei disabili rimane. “Il provvedimento del Governo non ha purtroppo ancora affrontato il grave problema delle “scoperture” dei posti a favore dei disabili (che, ad oggi, sono arrivate a circa 180.000). Inoltre non  ha  previsto adeguate sanzioni (diverse da quelle pecuniarie che finora sono risultate inefficaci) per perseguire i datori di lavoro che violano la legge sul collocamento obbligatorio, aggirando di fatto la legge e discriminando così i lavoratori disabili.
 
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