24 settembre 2018 ore: 12:37
Economia

Lavoro etico nella filiera del pomodoro: contratto per quattro migranti a Foggia

Al via il progetto "Lavoro senza frontiere" di Princes Industrie alimentari in collaborazione con la Caritas. I giovani nigeriani tra i 20 e i 30 anni saranno assunti presso lo stabilimento dell'azienda e saranno assistiti per la formazione e la logistica. "Un piccolo passo contro il caporalato e lo sfruttamento"
Caporalato. Mani con pomodoro

ROMA - Princes Industrie Alimentari, parte di Princes Ltd, dà il via a “Lavoro senza frontiere”, un nuovo progetto per promuovere condizioni di lavoro etico nella filiera del pomodoro: nello stabilimento di Foggia, Princes può contare su quattro nuovi dipendenti, migranti provenienti dalla Nigeria, i quali dopo adeguata formazione saranno inseriti nelle attività dell’azienda in diversi ruoli, in base alle loro attitudini e competenze. L’iniziativa, si inserisce nel più vasto impegno di Princes nel promuovere legalità ed eticità in tutta la filiera del pomodoro pugliese: un impegno iniziato nel 2012, da quando il gruppo ha assunto il controllo delle attività di trasformazione del pomodoro in Italia. L’inserimento di queste nuove risorse è il primo passo di un progetto che Princes si impegna ad ampliare e rinnovare nel tempo. ”Lavoro senza frontiere”, infatti, vuole essere un contributo concreto al miglioramento delle condizioni lavorative di coloro che, in mancanza di alternative, possono finire nella rete di chi sfrutta la manodopera a basso costo, compreso il fenomeno del caporalato. L’iniziativa ha visto la fondamentale collaborazione della Caritas di Foggia, da anni in primo piano nello sviluppo di progetti di integrazione sociale e nell’accoglienza ai migranti, che assicurerà il proprio supporto all’inserimento delle risorse nell’azienda. 

“Il nostro è un piccolo passo - dichiara Gianmarco Laviola, amministratore delegato di Princes in Italia - , un gesto simbolico che ha come obiettivo quello di fornire una via d’uscita dalla piaga del caporalato e dallo sfruttamento della manodopera da parte di alcuni operatori senza scrupoli. Abbiamo a cuore l’industria del pomodoro e siamo convinti che un approccio 100% etico a tutta la filiera, con il contributo di tutti gli operatori coinvolti, possa ridare il giusto valore a questo frutto della terra così prezioso per la nostra regione. Siamo molto felici di avere al nostro fianco un organismo di rilievo, riconosciuto e di grande impegno come la Caritas di Foggia, e siamo sicuri che insieme potremo essere da volano per l’impegno di tutto il settore”.

I giovani, tutti tra i 20 e i 30 anni, sono giunti in Italia dopo essere stati nei campi di prigionia e affrontando la traversata del Mediterraneo in condizioni proibitive. I quattro ragazzi verranno assunti con un contratto stagionale e la Princes si è impegnata a individuare per ogni lavoratore le postazioni più opportune e a condividere un programma di integrazione che preveda tutor specifici e tappe di verifica. Grazie alla loro conoscenza dell’inglese e a una comprensione certificata dell’italiano di base, i quattro ragazzi potranno costituire un valido contributo alle attività dell’azienda. Inoltre, Princes provvederà alle visite mediche di prassi e allo svolgimento della formazione in tema di sicurezza sul lavoro". 

La Caritas di Foggia metterà a disposizione una mediatrice culturale per accompagnare i giovani in questo nuovo percorso lavorativo. Inoltre, fornirà il sostegno logistico per il trasporto dei lavoratori dalla struttura di accoglienza in cui sono ospitati allo stabilimento e ritorno, di modo da garantire gli adeguati standard di sicurezza.

“I gesti semplici sono i più loquaci per allontanare paura e disperazione, seminando speranza e accoglienza afferma l'arcivescovo di Foggia, Vincenzo Pelvi - Desidero ringraziare per la preziosa e lungimirante iniziativa 'Lavoro senza frontiere', avviata da Princes Industrie Alimentari. Il progetto impregna l’attività lavorativa di eticità e rende visibile quella energia della convivialità delle differenze, radicata nella comune appartenenza della famiglia umana. Solo con queste buone pratiche si può sconfiggere la piaga del caporalato e dello sfruttamento della manodopera. Non basta proteggere e promuovere gli immigrati e i rifugiati. L’aspetto difficile, ma direi più significativo è l’integrazione che ha come obiettivo la formazione di società plurali in cui vi è riconoscimento dei diritti, in cui è permessa la partecipazione attiva di tutti alla vita economica, produttiva e sociale”. 

La Caritas di Foggia è dotata di una struttura di accoglienza in cui alloggiano al momento una decina di immigrati africani, inviati dalla prefettura di Foggia e posti sotto il controllo di quest’ultima.

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