5 aprile 2014 ore: 13:30
Economia

Lavoro. Poletti lancia il servizio comunitario: “Nessuno più a casa a fare nulla”

L’idea del ministro è di una sorta di servizio civile per chi riceve un sussidio: “potrebbero distribuire pasti alla Caritas o assistere gli anziani”. Non sarà obbligatorio ma coinvolgerà la rete del volontariato
Giuliano Poletti 2

ROMA -  Una forma di volontariato, simile al servizio civile, per i disoccupati. O meglio un “servizio comunitario”. E’ questa l’idea del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per chi riceve un sussidio. L’ipotesi è contenuta in un’intervista oggi sul quotidiano La  Repubblica, in cui il ministro entra nel dettaglio del piano Garanzia giovani, che partirà il prossimo 1 maggio (data non casule ma altamente “simbolica”) e che coinvolgerà 900mila giovani.

BOX “Bisogna fare in modo che nessun italiano in buone condizioni di salute che riceve un sussidio, per ragioni diverse, resti a casa a non fare nulla. Chi riceve legittimamente un aiuto dalla comunità perché ha perso temporaneamente il lavoro, sarebbe giusto che offrisse la sua disponibilità per quello che io chiamerei un ‘servizio comunitario’ – spiega Poletti -. Per fare un esempio potrebbe rendersi disponibile a distribuire i pranzi alla Caritas o assistere gli anziani”

Il ministro ha sottolineato che non si tratta di una misura obbligatoria, ma che potrebbe comunque essere sperimentata utilizzando “la rete capillare del volontariato” che in Italia conta 600mila associazioni e sei milioni idi volontari. “Rimanere dentro la comunità – aggiunge – non isolarsi, vuol dire avere più opportunità per ritrovare un’occupazione”.

Nell’intervista il ministro del Lavoro chiarisce anche che il “servizio comunitario” che ha in mente è ben diverso dai lavori socialmente utili. “E’ l’opposto –continua Poletti - con i lavori socialmente utili chi veniva coinvolto, in un lavoro vero o finto, pensava di aver maturato un diritto ad essere assunto dalla Regione o da altri. Di avere in sostanza maturato un credito. Qui è il contrario: si ‘restituisce’ qualcosa che per un periodo si è ricevuto dalla comunità a cui si appartiene”.

 

 

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