26 novembre 2013 ore: 16:15
Giustizia

Le carceri in Emilia-Romagna: 4 mila detenuti, il 60% stranieri

Di sovraffollamento e progetti per il reinserimento dei detenuti si parla in “Fine pena mai”, rassegna promossa da Progré. Tra gli ospiti, Gherardo Colombo e il ministro Cancellieri
Francesco Cocco/Contrasto Carcere: letti a castello

Carcere: letti a castello

BOLOGNA – Le carceri dell’Emilia-Romagna vanno verso le 4 mila presenze. I posti disponibili sarebbero 2.500. Sono stati aperti nuovi padiglioni, come a Modena, ma sono già stati completamente riempiti da detenuti che non arrivano dalla regione. Per il 60 per cento sono immigrati (la media nazionale è 35-40 per cento). Per circa il 40 per cento sono in custodia cautelare, e il dato, paradossalmente, è buono, considerato che fino a pochi anni fa era al 44 per cento. In Francia e Inghilterra, la percentuale è la metà. Per il 25-30 per cento sono tossicodipendenti, un numero altissimo, soprattutto perché le normative, in questi casi, prevedono o la custodia attenuata o misure esterne al carcere, trattandosi di un problema socio-sanitario. Il ritratto è di Desi Bruno, Garante regionale dei detenuti: “Siamo in un periodo particolare, perché segue la condanna del sistema carcerario italiano da parte dell’Unione Europea, giudicato inumano e degradante. Per cambiare le cose abbiamo tempo fino a maggio 2014”. A fronte di una capienza complessiva di 45.588 unità, le carceri italiane ospitano 66.099 detenuti. Secondo il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, è necessario ricorrere a forme di indulto e amnistia, ma buona parte della classe politica è sorda a questo genere di appelli.

Il sovraffollamento delle carceri è solo uno dei temi che saranno trattati nel corso di “Fine pena: mai – 5 dialoghi su donne e uomini, oltre le mura del carcere”, ideati e organizzati dall’associazione Progrè, patrocinati dal Comune e dal Garante regionale per i detenuti, con il contributo dell’Università e la collaborazione del Teatro del Pratello e di U-boot. L’iniziativa, cominciata lo scorso 15 novembre, si concluderà il prossimo fine settimana (29 e 30 novembre). L’obiettivo è parlare di carcere a 360 gradi, a partire dall’importanza delle regole: gli incontri vedranno la partecipazione dell’ex magistrato Gherardo Colombo insieme con studenti degli istituti bolognesi e alcuni giovani detenuti nel carcere minorile del Pratello. Si parlerà poi di profilo sociale dei detenuti, per cercare di capire certe dinamiche per cui in carcere ci sono soprattutto immigrati, persone poco scolarizzate e con problemi economici. Ancora, si affronterà il tema del sovraffollamento– a cui prenderà parte anche il Guardasigilli Cancellieri –; del reato di tortura (interverrà anche Fabio Anselmo, legale della famiglia Aldrovandi); del reinserimento nella società.

“La criminalizzazione di determinate categorie sociali è un grosso danno”, puntualizza Nicola Usai di Progrè: “Per colpa della Bossi-Fini, i migranti arrivano in Italia quasi sempre in condizioni di illegalità. Il pacchetto sicurezza del 2010, poi, ha introdotto il reato di clandestinità; la cosiddetta ex Cirielli allunga i tempi di prescrizione per chi è recidivo, anche nel caso dei condannati per reati minori”.

“Sarebbe il caso di cominciare a intendere il carcere non solo come problema ma anche come risorsa”: auspica Francesco Errani, consigliere comunale, che mette l’accento sull’importanza della questione del lavoro per i detenuti o ex detenuti in quanto latore di sopravvivenza economica, dignità e appartenenza a una società. I precedenti di successo non mancano: è il caso di Fid Fare impresa in Dozza, per esempio, società creata da Marchesini Group, GD spa, Ima. Un’officina meccanica nel cuore della casa circondariale di Bologna. “In questa direzione vanno le clausole sociali, che prevedono che in tutti gli appalti pubblici del Comune una percentuale di lavoratori – almeno il 5 per cento – siano persone in difficoltà. Come nell’appalto per la manutenzione del verde: a percentuale più alta di lavoratori provenienti dalle fasce più deboli della società, corrispondono più punti”, spiega Errani. O come il progetto per la manutenzione del patrimonio cittadino, che ha chiesto a tre cooperative sociali di ripulire alcuni spazi dai graffiti. Anche alcuni detenuti vi hanno preso parte. Progetti nella maggior parte dei casi a costo zero, che offrono risposte non di tipo assistenziale. (ambra notari)

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