21 giugno 2022 ore: 12:51
Società

Le Caritas a convegno all’insegna di 3 parole d’ordine: riconoscenza, fiducia e valutazione critica

Oggi il secondo giorno di lavori del Convegno nazionale delle Caritas diocesane. Pandemia, guerra, mons. Zuppi: “Queste emergenze ci costringono a ripensare abitudini invecchiate e a trovare nuovi modi di essere vicini ai più poveri”

ROMA - “Il mondo in crisi è il mondo che la Bibbia racconta. Al tempo dei Giudici, quando la storia sembra crudele ecco una luce di speranza, la storia di Ruth: una piccola famiglia che si mette in viaggio non per una chiamata, una vocazione, ma per necessità. E con il libro di Ruth entriamo nella storia di tanti uomini e donne costretti a migrare. Per diventare loro compagni di viaggio siamo chiamati a cambiare punto di vista, a conoscere la loro storia, per diventare davvero solidali". Con una riflessione teologica, la pastora battista Lidia Maggi ha aperto il secondo giorno di lavori del 42° Convegno nazionale delle Caritas diocesane. A seguire c’è stata la relazione teologico-pastorale sulle tre vie: degli ultimi, del Vangelo, della creatività, a cura di mons. Pierangelo Sequeri, teologo e musicologo, coadiuvato dall’Orchestra Sinfonica Esagramma, un ensemble speciale, che vede suonare fianco a fianco giovani e adulti con e senza disabilità. 

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Creatività – ha detto Sequeri - oggi è un po' uno slogan, un po' pubblicità. Creatività nel nostro linguaggio significa inventare qualcosa di nuovo, una parola che ha due attrazioni di significato. Una prima attrazione rappresentata dai piani alti di ispirazione, pensiamo ai geni come Michelangelo, Brahms, alla concezione ‘romantica’ dell'ispirazione. La seconda attrazione è la creatività che non è ispirazione, ma è spontaneità, assenza di costrizione. Quello che dobbiamo fare è cercare di mettere insieme la creatività del bambino e Brahms, lo scarabocchio e Chagall. Una civiltà umana che pensa di tenere separato lo scarabocchio da Chagall, è una società chiamata a diventare miserabile".

La mattinata è proseguita con i tavoli di confronto sul percorso delle Diocesi/Delegazioni sulle tre vie. Alle 17.30 ci sarà la celebrazione eucaristica in Duomo, presieduta da mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano*.

Ieri mons. Delpini, in apertura del Convegno, aveva sottolineato tre parole: riconoscenza, per comunicare l'intensità della mia gratitudine, della Chiesa di Milano e di tutta la Chiesa italiana per il lavoro svolto ogni giorno dalle Caritas Diocesane. La seconda parola è valutazione critica: la via del Vangelo, della creatività, degli ultimi chiedono un confronto costante sull'operato della Caritas nei suoi territori. La terza parola è fiducia. Crescono le sfide, i bisogni, le povertà ma per i cristiani resta essenziale la fiducia, che non è ottimismo incondizionato, ma la capacità umile di trarre dai problemi delle soluzioni.

“Finalmente ci ritroviamo insieme”, ha sottolineato nell’introduzione il presidente della Caritas Italiana, l’arcivescovo di Gorizia Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli. Aggiungendo che la rete delle Caritas diocesane è comunque sempre rimasta attiva anche in tempo di pandemia insieme a Caritas Italiana “e sta affrontando bene anche la più recente, ma non meno tragica emergenza legata alla guerra in Ucraina con la consueta generosità, con competenza e intelligenza, sentendosi espressione delle Chiese locali e sempre senza alcuna pretesa di esclusività, ma con quello spirito di collaborazione con tutti e l’intento promozionale e pedagogico che è tipico fin dall’origine del nostro modo di essere Caritas. E anche con quell’impegnativa domanda sul come essere non ‘pacifisti’, ma ‘pacificatori’, ‘operatori di pace’, in una realtà complessa, dura e difficile, dove non è semplice intuire come garantire insieme valori quali la pace, la giustizia, la libertà, la solidarietà, la riconciliazione”.
La Caritas non si tira indietro, non ha timore di intervenire, con umiltà e fermezza, per promuovere i diritti di tutti, in particolare dei poveri perché una comunità cristiana senza la realtà dei poveri non è una comunità secondo il Vangelo.

Subito dopo il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e neopresidente della Conferenza episcopale Italiana, è intervenuto in collegamento esprimendo il suo “grazie alla Caritas, parte fondamentale della Chiesa. Le vostre opere – ha aggiunto – sono legate alla vita alla preghiera alle scelte della Chiesa”.
In questa emergenza di pandemie - anche quella della guerra - la pressione sulle Caritas è aumentata e “le ondate di pandemia vi hanno visti pronti a moltiplicare gli sforzi e a ripensare la carità. Queste emergenze ci costringono a ripensare abitudini invecchiate e a trovare nuovi modi di essere vicini ai più poveri”. In particolare il cardinale ha ricordato accanto alle povertà materiali, le povertà di relazione, le fragilità psicologiche, gli invisibili e le categorie più colpite: giovani e anziani. "Non c'è niente di peggio – ha concluso Zuppi - che ritornare come prima. Vi chiedo di non tornare come prima! Vi chiedo di crescere, di fare tesoro di questa tragedia. Ricordiamoci, come papa Francesco ha evidenziato al paragrafo 35 della Fratelli tutti, che non ci sono più gli altri, gli ultimi... Ma ci siamo NOI! Un’unica famiglia”.
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