4 ottobre 2013 ore: 15:05
Immigrazione

Le ong italiane: “Dopo Lampedusa invertire la rotta in Italia ed Europa”

Chiedono all’Italia la cancellazione della Bossi-Fini, la chiusura dei Cie e la certezza dei fondi per la cooperazione internazionale e l’aiuto umanitario. Mentre l’Ue dovrebbe garantire un corridoio umanitario e promuovere misure di inclusione
Sbarco di immigrati a Lampedusa

ROMA – Cancellare la legge Bossi-Fini; chiudere i Cie e attivare strumenti per garantire ai profughi un’accoglienza dignitosa; sospendere accordi bilaterali con i paesi del Nord Africa e confermare l’impegno sottoscritto dall’ex ministro Riccardi e ribadito dalla ministra Emma Bonino, di garanzia e certezza per i  fondi della cooperazione internazionale e per l'aiuto umanitario nelle aree di crisi. Sono queste le richieste che l’Aoi, l’associazione delle ong italiane avanza allo Stato italiano all’indomani dell’ultima tragedia sulle coste della Sicilia. “A Lampedusa si è consumata la più grande strage annunciata di profughi nel Mediterraneo. Centinaia di morti, tutti  misteriosamente invisibili ai potenti radar che vigilano sulla nostra 'difesa' e sulla nostra 'sicurezza di italiani' –scrivono le ong - . Ma la sicurezza non è un diritto individuale, non può avere 'limiti territoriali e culturali di garanzia' se vuole essere  effettiva. Le sue vere radici stanno nella pace, nella solidarietà, nell'inclusione, nel rispetto delle diversità e nella valorizzazione delle differenze”.

Per questo le ong italiane chiedono di mettere la parola fine a queste tragedie, intervenendo sulle cause oltre che sui tragici effetti.  “Queste cause hanno nomi conosciuti :guerre e violenze, diritti calpestati e violati, xenofobia, intolleranza, devastazione ambientale. Come organizzazioni di Aoi, continueremo nel nostro lavoro, spesso volontario, di assistenza e sostegno alle vittime civili nei loro Paesi, dal Medio Oriente, al Corno d'Africa fino al Sahel. Per loro e insieme a loro pretenderemo che, nei mari che attraversano e nelle terre che raggiungono, i profughi ricevano aiuto e accoglienza, abbiamo riconosciuta la  cittadinanza, per garantire giustizia e  diritti, a partire dal più importante, il diritto alla vita. Ce l'ha ricordato anche ieri Papa Francesco, con le sue parole di dolore e denuncia; ce l'ha dimostrato un altro Francesco, pescatore di Lampedusa, ben più 'umano'  e responsabile di quei parlamentari leghisti che ancora una volta hanno dimenticato le radici democratiche della nostra Costituzione”.

L’Aoi ricorda inoltre che il dramma dei profughi “non è un affaire della gente di Lampedusa o di Otranto, dell’Italia o dei Paesi meridionali del continente. Il progetto di un' autorevole Europa unita, democratica e allargata deve passare dall'assunzione comune di responsabilità verso il Mediterraneo, il Medio Oriente  e l’Africa”. In questo senso l’unione europea, secondo le ong italiane dovrebbe farsi promotrice dell'apertura di un corridoio umanitario per i profughi siriani e per quanti arrivano dai Paesi del Corno d’Africa e dal Sahel; promuovere politiche e misure coerenti tra loro, per un'effettiva cooperazione , di pace, integrazione e inclusione, aprendo, dopo l'Est, altri confini di terra e di mare per non continuare e guardare muta e impotente il consumarsi di tragedie immani “Ci uniamo a Don Ciotti, nella proposta di convocare un Consiglio d'Europa a Lampedusa, come fatto non simbolico, ma di grande valenza politica”, concludono.

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