21 dicembre 2022 ore: 14:38
Salute

Lea, 10 anni di diseguaglianze regionali

Un Report della Fondazione Gimbe mette in evidenza le diseguaglianze rispetto alle prestazioni sanitarie che le Regioni devono garantire ai cittadini. Emerge una questione meridionale in sanità. Cartabellotta: “Occorre una nuova stagione di collaborazione tra governo e Regioni”
Paziente e dottoressa: assistenza, cura, salute, sanità, ospedale

ROMA – È l’Emila Romagna in testa alla classifica per l’erogazione delle prestazioni sanitarie che le regioni devono garantire ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket. Lo afferma la Fondazione Gimbe sulla base del Report Monitoraggio dei LEA attraverso la cd. Griglia LEA, che ogni anno il ministero della Salute pubblica. “Si tratta di una vera e propria pagella per la sanità – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che permette di identificare Regioni promosse (adempienti), pertanto meritevoli di accedere alla quota di finanziamento premiale, e bocciate (inadempienti)”.

Nel report Livelli Essenziali di Assistenza: le diseguaglianze regionali in sanità, la Fondazione Gimbe ha analizzato i risultati dei monitoraggi annuali del Ministero della Salute relativi al decennio 2010-2019. Dopo l’Emilia-Romagna, in testa con il 93,4% di adempimento, seguono Toscana (91,3%), Veneto (89,1%), Piemonte (87,6%), Lombardia (87,4%), Umbria (85,9%), Marche (84,1%), Liguria (82,8%), Friuli Venezia-Giulia (81,5%) e Provincia autonoma di Trento (78,8%). In coda la Sardegna con il 56,3% (Regione esclusa dal monitoraggio LEA). Agli ultimi 6 posti, oltre alla Sardegna, Provincia autonoma di Bolzano (57,6%), Campania (58,2%), Calabria (59,9%), Valle d’Aosta (63,8%) e Puglia (67,5%). Nella prima metà della classifica si posizionano, dunque, solo due Regioni del centro (Umbria e Marche) e nessuna Regione del Sud, a riprova dell’esistenza di una “questione meridionale” in sanità.

La percentuale cumulativa di adempimento Lea annuale è salita dal 64,1% del 2010 all’82,6% del 2019, un miglioramento in parte reale – è il commento che arriva dalla Fondazione Gimbe – in parte sovrastimato per il fenomeno di “appiattimento” dovuto alla cristallizzazione dello strumento di valutazione della Griglia Lea che, negli anni, ha mantenuto gli stessi indicatori. Dal 1° gennaio 2020 la Griglia Lea è stata sostituita dal Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), in particolare da un subset di 22 indicatori definiti CORE. Considerato che alla data di pubblicazione del report GIMBE non è ancora disponibile il report adempimenti LEA 2020, sono stati analizzati i risultati della sperimentazione 2019. Il NSG considera adempienti le Regioni che raggiungono la sufficienza su tutte e tre le aree di assistenza: prevenzione, distrettuale e ospedaliera. Dalla sperimentazione ben 6 Regioni risultano inadempienti: la Calabria non raggiunge il punteggio minimo in nessuna delle tre aree; la Provincia autonoma di Bolzano in due aree e Valle d’Aosta, Molise, Basilicata e Sicilia in una sola area. Anche se il NSG non prevede il calcolo di un punteggio totale per valutare gli adempimenti, sommando i punteggi ottenuti nelle tre aree emerge una classifica simile a quella ottenuta con la Griglia LEA, dove la Regione Emilia-Romagna si conferma in prima posizione.

“Senza una nuova stagione di collaborazione tra governo e Regioni e un radicale cambio di rotta per monitorare l’erogazione dei Lea – conclude Cartabellotta – diseguaglianze regionali e mobilità sanitaria continueranno a farla da padrone e il cap di residenza delle persone condizionerà il diritto alla tutela della salute. Una situazione che stride con i princìpi di equità e universalismo del Sistema sanitario nazionale, recentemente ribaditi dal ministro Schillaci secondo cui è ‘prioritario il superamento delle diseguaglianze territoriali nell’offerta sanitaria’ affinché ‘tutti i cittadini abbiano le stesse opportunità, indipendentemente da dove sono nati o risiedono e dal loro reddito’”. (ap)

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