2 dicembre 2013 ore: 16:51
Giustizia

Legge Merlin, Amici di Lazzaro: no al referendum abrogativo

L’associazione contesta la proposta di alcuni consiglieri regionali della Lombardia per la riapertura delle case chiuse. “Legalizzare la prostituzione non evita lo sfruttamento”. “Necessari interventi di educazione e prevenzione verso i clienti”

ROMA – L’associazione Amici di Lazzaro si schiera contro la proposta di alcuni consiglieri dell’ex Pdl e della Lega Nord della Regione Lombardia di indire un referendum abrogativo, seppur in maniera parziale, della Legge Merlin, allo scopo di favorire la riapertura delle case chiuse. I recenti fatti di cronaca che hanno fatto indignare e preoccupare l’intera società, come quelli relativi alle attività di prostituzione minorile, mettono in luce non solo un edonismo diffuso e la ricerca di denaro facile da parte dei più giovani ma anche l’assenza delle famiglie e una chiara perdita di valori, come evidenziato anche da molti esponenti politici, che non potrà essere di certo ridimensionata con l’approvazione di iniziative che inducono a facili scorciatoie e a considerare la prostituzione un’attività lavorativa come le altre.

La preoccupazione maggiore dell’associazione è quella di garantire un futuro dignitoso per i giovani perché quello della prostituzione non è il lavoro ma lo “sfruttamento più antico del mondo”. Ricordando le parole di Papa Francesco pronunciate lo scorso maggio, secondo cui “sfruttatori e clienti a tutti i livelli dovrebbero fare un serio esame di coscienza davanti a se stessi e davanti a Dio”, il presidente dell’associazione Paolo Botti vuole sfatare alcuni luoghi comuni sul mondo della prostituzione.

Primo fra tutti quello che considera la prostituzione un’attività illegale, per cui deve essere legalizzata. In realtà la prostituzione in Italia non è mai stata illegale. Ad esserlo è il suo sfruttamento, la sua promozione e incentivazione. Come può uno Stato promuovere attività che sviliscono la persona umana? “E’ offensivo e contro i diritti umani comprare la sessualità di altri – si legge nel comunicato stampa dell’associazione – . L’unica cosa che si fa entrare nel circolo legale è il denaro sporco che come accade nel gioco d’azzardo e nel mondo delle case chiuse può venire riciclato agevolmente perché si tratta di prodotti intangibili che non lasciano traccia”.

In secondo luogo, quello che considera la legalizzazione un modo per consentire il pagamento delle tasse e garantire una maggiore salute per le prostitute. In realtà questo non eviterebbe l’ingresso e lo sfruttamento in strada di migliaia di donne provenienti da tutto il mondo, come peraltro già accade nei parcheggi di Amsterdam, dove centinaia di donne si prostituiscono a prezzi più bassi. In Olanda la gran parte delle prostitute sono vittime di sfruttamento anche se regolarmente assunte e, in quanto tali, invisibili agli occhi delle forze dell’ordine che invece dovrebbero tutelarle. A conferma che la criminalità può benissimo lucrare anche sulle case chiuse. Non c’è nemmeno bisogno di una legalizzazione – si legge infine nel comunicato – per permettere a chi vuole prostituirsi di farlo: accade già ora, senza bisogno dell’avallo legale dello stato.

L’associazione chiede dunque ai consiglieri regionali di tutte le forze politiche di ritirare la proposta referendaria e di impegnarsi invece non solo nella lotta contro la tratta e contro lo sfruttamento, ma anche negli interventi di prevenzione e di educazione verso i clienti, introducendo programmi e progetti specifici nelle scuole e nelle università. È necessario ridurre i clienti, non aumentare le prostitute.

 

 

 

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