19 maggio 2017 ore: 11:35
Disabilità

Legge sul Dopo di noi: "Ma quale fallimento? Presto si vedranno i frutti"

Così la relatrice della legge alla Camera Elena Carnevali risponde alle critiche e prospetta il futuro: “inversione di tendenza italiana”, che produrrà presto effetti positivi per i suoi beneficiari, “facendo passare le buone prassi dalla logica della sperimentazione alla strutturalità. Licenziati i fondi a 2 terzi delle regioni: entro fine maggio avremo le delibere”
Dopo di noi, ragazzo disabile con amico al tramonto - SITO NUOVO

ROMA – La legge sul Dopo di noi rappresenta una “inversione di tendenza italiana” e produrrà presto effetti positivi sui suoi beneficiari: lo ribadisce con forza Elena Carnevali, relatrice della legge alla Camera, rispondendo alle critiche, sollevate in questi giorni da alcune famiglie e rilanciate da alcuni organi di stampa. Critiche che parlavano di “fallimento” della norma: “un giudizio affrettato, improprio e scorretto – replica Carnevali – Questa norma contiene almeno tre novità fondamentali: primo, ricalca e valorizza esperienze che già si realizzano in alcuni territori, per iniziativa di amministrazioni lungimiranti, o del terzo settore o anche delle famiglie: cerca di dare concretezza a queste sperimentazioni, sostenendole e rendendole strutturali”. La legge insomma intende come prima cosa mettere a sistema della buone prassi nate dal basso, che possono rappresentare un modello e soprattutto a quella angosciosa domanda sul dopo di noi: piccole forme di convivenza, in cui i bisogni, le capacità e le risorse siano condivisi.

Il secondo aspetto positivo è quindi “una vera inversione di tendenza italiana, visto che finora la residenzialità per gli adulti con disabilità si è concentrata soprattutto nella realizzazione di luoghi con oltre 30 posti”. Uno strumento, insomma, per contrastare l’istituzionalizzazione e offrire un’alternativa reale alle persone con disabilità adulte, che hanno perso o stanno per perdere il supporto dei proprio genitori. Il terzo aspetto positivo è per Carnevali “il rifiuto della logica della beneficienza a pioggia, a favore di progetti e percorsi che, attraverso piccole convivenze, mettano in campo un modello diverso di residenzialità, a garanzia dell’inclusione e dell’autonomia”. 

Le premesse e le promesse insomma ci sono tutte. Ovvio che la legge, perché i suoi frutti maturino, ha bisogno di tempo e di tutta una serie di passaggi burocratici. “Conosco bene la sofferenza delle famiglie, soprattutto campane, intervistate in quell’articolo – spiega Carnevali - che evidenziano soprattutto la disparità territoriale tra territori più attrezzati e altri decisamente meno. Ma forse mai come in questa legge sono state fatte le cose con celerità”, afferma Carnevali, ricordando i tempi e le tappe della norma. “L’approvazione è avvenuta a giugno 2016, a novembre l’intesa con le regioni, pubblicata a febbraio; entro fine febbraio le regioni dovevano consegnare i piani organizzativi per l’utilizzo delle risorse previste dalla legge per il 2016. Ora, abbiamo licenziato i fondi a circa due terzi delle regioni: entro fine maggio molte di queste faranno le deliberazioni, quantificando misure, interventi, numero di persone che possono essere coinvolte. Entro il 30 giugno si dovrà presentare la relazione sullo stato di attuazione”. Avremo allora un piano più chiaro su ciò che effettivamente la legge andrà a sostenere e realizzare.

Intanto, però, la legge ha già prodotto un risultato importante: “molte regioni hanno presentato per la prima volta un quadro chiaro delle strutture residenziali in tutte le disponibilità”. Non resta che aspettare di vedere “il modello che vogliono attuare, all’interno delle esclusive finalizzazioni presenti nella legge: parliamo comunque – precisa Carnevali – di risoluzioni di ospitalità con non più di cinque persone, processi di deistituzionalizzazione, sostegno a interventi nella costruzione di case civiche di abitazioni nei contesti urbani. Obiettivo della legge è estendere la possibilità di libera scelta, tenendo però sempre presente il tema dell’appropriatezza: intendo dire e ribadire che non per tutti la piccola convivenza a cui la legge si riferisce rappresenta una soluzione adeguata. Il che significa che non può essere, questa legge, l’unico strumento per risolvere il problema e rispondere a questo complesso e articolato bisogno”. (cl)

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