17 giugno 2016 ore: 10:49
Giustizia

Lezioni universitarie via skype in carcere, così i detenuti potranno laurearsi

A settembre un importante incontro tra Università, istituzioni e amministrazioni penitenziarie per definire e rilanciare il sistema di educazione universitaria in carcere, come richiesto dal garante dei detenuti della Toscana Franco Corleone, che analizza la situazione regionale
Computer con schermata skype

- FIRENZE – Università per i detenuti, a settembre si terrà in Toscana un importante incontro fra Università, istituzioni e amministrazioni penitenziarie per definire e rilanciare il sistema di educazione universitaria in carcere, come richiesto dal garante dei detenuti della Toscana Franco Corleone, che ha presentato pochi giorni fa la sua relazione annuale. “L’idea è quella di permettere ai reclusi di seguire con più facilità i corsi universitari, innanzitutto attraverso spazi più adeguati dentro le carceri, ma poi anche attraverso la possibilità di seguire le lezioni via skype collegandosi alle aule dell’Università”, una possibilità, quest'ultima, che difficilmente si trova nelle carceri italiane. All’incontro parteciperanno responsabili dei poli universitari di Firenze e Prato, Siena, Pisa, Bologna, Torino e Padova.

Nella relazione, Corleone inizia con una nota positiva, dicendo che si sta registrando una diminuzione dell’aumento dei detenuti: “Il trend in Toscana è simile con circa 3.300 presenze rispetto alla punta di 4.500 di cinque anni fa. Addirittura in Toscana si è lievemente sotto la capienza regolamentare, mentre in Italia mancano ancora circa quattromila posti”. Però, sottolinea, “alcuni istituti penitenziari in Toscana sono ancora sopra la capienza regolamentare (Firenze Sollicciano, San Gimignano, Pisa, per citare i casi più macroscopici), mentre altri ospitano meno detenuti rispetto alle possibilità”.

Secondo Corleone “è indispensabile una grande riforma orientata al reinserimento sociale dei reclusi”. E poi, sulle criticità più pesanti: “Tante sono le ferite aperte: il diritto all’affettività, un nuovo modello di architettura penitenziaria, il lavoro in carcere, le misure di sicurezza, i tossicodipendenti e la legge sulle droghe, la formazione del personale, solo per citarne alcune.

Poi ancora una nota positiva: “Nelle relazioni precedenti è stato prevalente il carattere di denuncia di situazioni intollerabili da tanti punti di vista. Quest’anno voglio rimarcare, e sono soddisfatto di ciò, il fatto che le criticità sollevate sono state prese in considerazione e sono stati avviati gli interventi di risanamento”.
Importante, secondo il garante, anche “istituire case della semilibertà in città, per immaginare nuovi luoghi per la detenzione femminile che rappresenta il 3,5% della popolazione detenuta e non può essere la versione in sedicesimo del carcere maschile”. (js)

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