23 luglio 2015 ore: 11:11
Immigrazione

Libano, in una settimana oltre 6 mila profughi siriani sgomberati dall’esercito

I dati arrivano da un’organizzazione umanitaria italiana attiva al nord: l’operazione potrebbe essere estesa anche al resto del paese. Dopo la Turchia, il Libano è lo stato che più di tutti ha accolto i siriani in fuga, con oltre un milione di profughi su 4 milioni di abitanti. Anche il parlamento italiano esaminerà il caso
Rifugiati siriani. Donna con bambino tra le tende

TORINO - Appena due settimane fa, l’alto commissario Onu per i rifugiati, António Gutierres, l’ha definita “la più massiccia popolazione di profughi mai provocata da una sola guerra, nell’arco di una generazione”. E ora dal Libano arrivano notizie che, se confermate, potrebbero aggravare sensibilmente i già disastrosi esiti della diaspora siriana. Sarebbero almeno seimila, al momento, i profughi siriani sgomberati nei giorni scorsi dall’esercito libanese; l’informazione arriva da un’organizzazione umanitaria di stanza a Tall Abbas, nel distretto di Akkar, nell’entroterra settentrionale del paese. Gli operatori - che preferiscono non essere identificati per non incorrere in frizioni con il governo locale - parlano di almeno 41 campi sgomberati solo nella scorsa settimana: secondo Alberto C., volontario italiano che da qualche mese lavora nella zona, “quasi tutti si trovavano lungo la strada che conduce al confine siriano, nel tratto tra Hissa e Aboudieh. I campi che abbiamo visitato li abbiamo trovati già vuoti, ma in seguito siamo riusciti a rintracciare alcuni degli occupanti: quasi tutti si sono spostati nelle zone circostanti, restandovi abusivamente nonostante le ripetute pressioni dei militari. Chi poteva permetterselo ha affittato un terreno e si è accampato alla meglio con i familiari; ma in molti sono finiti in strada, sotto il sole rovente, in condizioni igieniche precarie. L’esercito per ora li lascia restare, a condizione che non piantino tende e non si sistemino in maniera troppo stabile: è evidente che l’intenzione è di mandarli via in fretta”. 

- Dovesse proseguire, questo gioco dell’oca finirebbe per mutare sensibilmente la geografia della diaspora siriana: dopo la Turchia, infatti, è proprio il Libano ad aver accolto il maggior numero di profughi in arrivo dal paese. A fronte di una popolazione che supera di poco i 4 milioni di abitanti, questo stato - grande all’incirca come l’Abruzzo - ne ospita al momento un milione e 700 mila; ai quali vanno poi aggiunte le diverse migliaia di “clandestini”, entrati nel paese senza regolare registrazione. Secondo i dati dell’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), la maggior parte di loro (circa 750mila) vive tra la zona di Beirut e la turbolenta valle della Bekaa; ma anche al nord, nella regione monitorata dall’organizzazione di Alberto, la presenza è consistente, con oltre 280 mila profughi registrati. “Nelle scorse settimane - spiega Alberto - l’esercito ha iniziato a visitare i campi della nostra zona, intimando agli occupanti di abbandonarli entro 48 ore: trascorso quel termine, i soldati sono tornati per sgomberarli con la forza”.  Secondo l’organizzazione, non si tratterebbe peraltro di episodi isolati: “nelle prossime ore - spiegano - altri 13 campi verranno probabilmente evacuati, con più di 800 profughi a rischio strada. E a quanto ne sappiamo, l’operazione potrebbe essere estesa anche al resto del paese”. Le notizie, in effetti, fanno il paio con la sospensione della registrazione dei rifugiati, disposta dal governo libanese il 6 maggio scorso; e con una serie di raid compiuti nei mesi scorsi dall’esercito, che ha perquisito alcuni campi (come quelli di Arsal e Zgharta) in cerca di militanti o fiancheggiatori di Isis e del fronte al-Nusra. E se poco si sa circa le motivazioni ufficiali degli sgomberi, una possibile traccia arriva dal ministro per gli affari sociali Rashid Derbas, che ha recentemente dichiarato di voler porre un freno alla presenza sunnita nel paese. 

Nei prossimi giorni, il caso sarà esaminato anche dal parlamento italiano, in seguito a un’interpellanza appena presentata dal deputato Pd Michele Nicoletti, che di recente ha visitato il paese e ora intende sollecitare l’intervento del governo, “soprattutto in virtù - spiega - dei consolidati rapporti commerciali e d’amicizia che l’Italia intrattiene con il Libano”. “Lo sgombero dei campi - recita il documento - pone le persone evacuate sulla strada, sotto il sole cocente e senza alcuna protezione. E’ di tutta evidenza che senza una supervisione e un coordinamento delle Nazioni Unite la situazione dei profughi in Libano possa degenerare sia in termini di sicurezza che per conseguenze di carattere igienico e sanitario. Pertanto si intende conoscere quali iniziative il Governo italiano intraprenderà; sia in sede di Unione Europea e Nazioni Unite, che attraverso il contributo della nostra Cooperazione allo Sviluppo, per garantire il rispetto dei diritti umani dei profughi e per sostenere lo Stato libanese nello sforzo di accoglienza e protezione”. A dispetto della retorica di certa destra europea, in effetti, sono i paesi confinanti con la Siria ad ospitare la stragrande maggioranza dei rifugiati in fuga dal paese: tra questi, proprio il Libano sta sostenendo lo sforzo maggiore, senza aver ricevuto finora contributi significativi da parte della comunità internazionale. (ams)

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