12 marzo 2015 ore: 10:14
Immigrazione

Libia, i trafficanti improvvisati che fanno aumentare i naufragi di migranti

Sempre più criminali senza alcuna esperienza organizzano partenze con cattivo tempo, su gommoni sgonfi e con motore logoro. Ma l’altissima probabilità di morire non scoraggia i tantissimi che vogliono partire per l’Europa. E scappare dall’inferno di un paese nel caos
Mauro Prandelli Evros 5 - A piedi al tramonto

A piedi al tramonto. Prangio, sulla strada che collega Orestiada ad Alessandropoli si vedono passare gruppi di migranti che hanno appena attraversato il fiume. C'è chi ha freddo, chi è stanco, chi non mangia da giorni. Tutti hanno rischiato la vita

MISURATA (Libia) - Lo avevamo conosciuto lo scorso dicembre nel centro di detenzione di Zawiya, con un martello in mano riverso sulle ginocchia, ai piedi dell’enorme serbatoio d’acqua che stava mettendo in piedi sul tetto di uno dei centri di detenzione per migranti illegali in Libia. Aveva bussato alle porte della prigione per recuperare suo fratello minore Ibrahim disperso da due mesi, che altri ragazzi del Gambia gli avevano detto essere lì.

- “Alcuni uomini in uniforme hanno fermato Ibrahim a Tripoli nei pressi di un cantiere, proponendogli un lavoro. Lui ha accettato e loro lo hanno portato qui in prigione”, aveva raccontato Mohamed nel nostro incontro nella prigione a 50 chilometri a Est della capitale Tripoli. Invece di tirare fuori Ibrahim, Mohamed si è ritrovato ai lavori forzati con suo fratello. Per tre mesi, tutti i giorni, per dieci ore al giorno, sono stati costretti dalle autorità di competenza della prigione di Zawiya ai lavori di espansione della struttura stessa. Un giorno, senza alcun preavviso, sono stati lasciati andare. Per due mesi sono stati nascosti in casa di amici in un villaggio vicino Zawiya, per il timore di essere catturati nuovamente. Già al loro arrivo in Libia, nella città a sud Sabha, erano stati sequestrati da bande criminali: derubati di ogni loro avere, sono stati rimessi in libertà solo dopo il pagamento di un riscatto di circa mille dollari.

A fine gennaio si sono avviati verso la costa ovest del paese in guerra, con la speranza di imbarcarsi e lasciarsi alle spalle l’inferno libico. E il 16 febbraio scorso Mohamed e Ibrahim hanno preso la via del mare. “Siamo arrivati in Italia”, ci dice soddisfatto Mohamed per telefono una settimana fa. Rimasti in mare per 48 ore, oggi sono presso un centro di accoglienza a Ragusa.

Dalla ripresa dei conflitti armati lo scorso luglio tra fazioni rivali in Libia le condizioni dei migranti nel paese sono nettamente peggiorate. Criminali senza alcuna esperienza nel terribile business del traffico dei migranti s’improvvisano smugglers (trafficanti). Partenza in pieno inverno, gommoni sgonfi con motore logoro caricati con oltre 70 persone, insomma morte certa. Particolarmente a rischio le partenze da Tajoura, a Est della capitale. Ben mimetizzati nel caos delle città grandi, in questo tratto di costa chiunque voglia imparare a fare smuggling offre partenze low cost. Una trappola mortale che però non fa desistere le centinaia di migliaia di africani subsahariani, clienti abituali di questa rete. Siriani, eritrei e somali, invece, possono permettersi anche i viaggi più costosi, quelli a bordo di barconi in legno in partenza dalle coste nell’estremo Ovest del Paese, tra Sabratha e Zuwara.

Mentre erano in attesa del prossimo barcone in partenza per l’Italia lo scorso febbraio, Mohamed e Ibrahim avevano appreso la notizia dei 200 migranti costretti a partire sotto la minaccia delle armi, nel mare in tempesta a bordo di gommoni, e annegati a poche miglia dalla costa libica. Aspetteremo la stagione estiva per partire”, aveva raccontato Mohamed con una voce rotta dalla paura. Poi aveva continuato “Anche mia madre mi ha chiesto di rimandare il viaggio”. Ma la tentazione di provare la sorte, quando si ha poco da perdere, ha avuto evidentemente la meglio sulla paura.

Anche Serraj, un siriano di Daraa arrivato in Libia con sei dei suoi amici di infanzia lo scorso dicembre, aveva sperato di trovare in mare gli italiani di Mare nostrum. Quando ha saputo che la missione di soccorso era stata interrotta, con lo sguardo basso, aveva detto “Io proseguo, tanto non c’è possibilità di ritorno”.

Circa 7.882 i migranti giunti sulle coste italiane nei primi due mesi dell’anno, secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni italiano, a fronte delle 5.506 persone sbarcate sulla penisola tra gennaio e febbraio dello scorso anno. Secondo quanto dichiarato dal direttore dell’agenzia europea Frontex, Fabrice Leggeri, sarebbero tra i 500mila ed un milione i migranti pronti a partire dalla Libia. Dato questo difficile da verificare considerando la porosità dei confini libici. Soprattutto nel deserto a sud, dove insieme ad armi, munizioni e benzina, migliaia di migranti entrano ogni giorno nel paese nordafricano dilaniato dalla guerra civile.

L’anno scorso anche il ministro degli interni italiano Angelino Alfano aveva lanciato l’allarme circa un milione di migranti in procinto della partenza dalla Libia verso l’Europa entro la fine dell’anno. Tuttavia il dato, per quanto importante nella sua grandezza, è stato di 170 mila.

Anche il rischio di infiltrazione terroristica tra i migranti è un dato di non facile verifica. I fondamentalisti, secondo quanto racconta un giornalista di Misurata, controllerebbero oggi la rotta dal Chad e dal Niger verso il sud della Libia, da lì verso Sirte per poi assoldare i trafficanti che organizzano i barconi sul tratto di costa che va da Sirte, oggi nelle mani dell’IS, verso Zlitan, 200 chilometri a Est si Tripoli. Tuttavia l’ingresso nel business di gruppi armati fondamentalisti non implica automaticamente la presenza di terroristi sui barconi, continua il giornalista che si rifiuta di dare la propria identità per questioni di sicurezza. Semmai, continua l’uomo, spiega qual è una delle fonti di approvvigionamento di questi stessi gruppi. (Nancy Porsia)

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