2 agosto 2017 ore: 16:10
Società

Libia, via libera alla missione. Le associazioni: "questa non è la risposta"

L’aula della Camera ha approvato la risoluzione in merito alla partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica. Le reazioni delle associazioni. Arci: operazione di contrasto al diritto d’asilo
Augusto Casasoli/A3/Contrasto Camera dei deputati

ROMA - L’aula della Camera ha approvato la risoluzione presentata dalla maggioranza sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica. I sì sono stati 328, i no 113 e gli astenuti 22.

"La missione  - commenta Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci  - è presentata come un’operazione di contrasto all’immigrazione illegale e quindi ai trafficanti. Ma sulle barche ci sono, oramai da molti mesi, i migranti e nessun trafficante. Ci si dimentica che qualsiasi rifugiato, prima di poter chiedere asilo, deve poter accedere alla procedura e quindi alla frontiera. Questo dice la legge, oltre che la nostra Costituzione. In pratica quindi si tratta di un’operazione di contrasto al diritto d’asilo, come lo è stato l’accordo con Erdogan. In che modo le imbarcazioni con a bordo potenziali richiedenti asilo verranno rimandate verso le coste libiche con la complicità del nostro Paese, senza che questo si configuri come un respingimento illegittimo, per il quale l’Italia è già stata condannata dalla CEDU nel ben noto caso Hirsi? E dove andrebbero a finire i migranti respinti verso la Libia?" Arci ricorda che l'operazione "è sostenuta in parte con fondi europei (46 milioni annunciati di fondi fiduciari) per la cooperazione e in parte con fondi italiani, anche se non è ancora chiara la proporzione e la provenienza esatta di queste risorse nazionali. Ancora una volta si commette un illecito utilizzando risorse per l’aiuto allo sviluppo in chiave anti immigrazione, ricorrendo addirittura all’uso di navi militari. Questo mentre l’operazione di divisione delle organizzazioni umanitarie attraverso il Codice per le Ong diminuirà l’operatività di quelle che non hanno firmato e le allontanerà dalla zona delle acque territoriali libiche. Per farlo il nostro governo ricorre anche ad un atteggiamento esplicitamente intimidatorio. In questo modo, nel caso più che probabile che la guardia costiera di quel Paese non rispetti i diritti umani e in particolare nel caso in cui venga violato il principio di non respingimento, non ci saranno occhi indiscreti a denunciarlo".

“Facilitare l’intercettamento e il ritorno in Libia di migranti e rifugiati significherà destinarli ai centri di detenzione del paese, dove quasi certamente saranno esposti al rischio di subire torture, stupri e anche di essere uccisi. Il voto di oggi potrebbe rendere le autorità italiane complici di quest’orrore”. E' il commento della vicedirettrice di Amnesty International per l’Europa Gauri Van Gulik. "L’Italia, insieme agli altri stati membri dell’Unione europea, dovrebbe dedicarsi ad aumentare le operazioni di ricerca e soccorso. Invece, ha scelto di abdicare alle sue responsabilità e di mettere in pericolo le stesse persone che afferma di voler salvare, fornendo addirittura copertura e sostegno militare alla Guardia costiera libica, il cui operato violento e incosciente è stato più volte documentato, anche da Amnesty International”. “L’Italia -prosegue -  col sostegno dell’Unione europea, ha introdotto ostacoli alla capacità delle Ong di salvare persone in mare, dimostrando come il suo approccio complessivo sia errato. Questa non è la risposta alla crisi umanitaria in atto nel Mediterraneo centrale, bensì la ricetta per altre sofferenze. Ogni forma di cooperazione con le autorità libiche dovrebbe dare priorità a monitorare il loro comportamento in tema di violazioni dei diritti umani e ad accertare le responsabilità per quelle commesse. Dovrebbe inoltre essere condizionata a un verificabile impegno delle autorità libiche a migliorare le condizioni dei rifugiati e dei migranti in Libia”.

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